novembre 1, 2015 | by Emilia Filocamo
La confessione a Ravello Magazine dell’attrice Simona Mancini “Non credo di essere bella, ho un’altra idea di bellezza”

Molto spesso la bellezza diventa un argomento dominante: arriva di primo acchito e tutto, dall’attenzione agli intenti, le gravita intorno senza difficoltà. Nel caso dell’attrice romana Simona Mancini, le domande potevano essere tutte sostanzialmente focalizzate su questo e su come questo dato, incontrovertibile, nonostante lei minimizzerà nel corso dell’intervista la sua bellezza, abbia influenzato le sue scelte e i suoi risultati. Ma poi, parlandole al telefono per circa una ventina di minuti, il tema che doveva essere dominante, quello dell’aspetto fisico, è stato letteralmente soffiato via da altre cose ben più importanti, ben più consistenti e ragionevolmente indelebili e non pregiudicate da un “consumarsi entro” fatto di età, concorrenza o mode. Simona Mancini è innanzitutto un’artista, una ex bambina di 6 anni che giocava ad intervistarsi sognandosi già famosa e poi è una donna che ha fatto del teatro un punto fermo e della radio un accessorio per promuovere giovani artisti con un apposito talk show in cui confrontarsi.

Simona, so che sei molto impegnato in questo periodo: puoi dirci a cosa stai lavorando? Stiamo girando le ultime scene della fiction “Il Potere di Roma” anche se non so ancora su quale canale andrà in onda. È una fiction incentrata sulla corruzione. Insieme all’attrice che interpreta mia sorella, sono a capo di una banda rivale del boss a cui vogliamo sottrarre il controllo ed il dominio della città. È davvero un bel lavoro, tutto girato fra Roma, Ladispoli e la Puglia.

Tu hai cominciato con il teatro, è corretto? Sì, assolutamente. Nasco con il teatro 20 anni fa ed è stato davvero il mio primo amore, poi dopo sono passata al cinema. Ho interpretato il ruolo da protagonista in una commedia con Alvaro Vitali, un bel lavoro che purtroppo, per problemi di distribuzione, non è rimasto molto in sala. Ricordo che quando fui chiamata per il provino, circa 4 anni fa, ero in teatro al Brancaccio e la mia soddisfazione più grande fu sentire che il regista mi chiedeva di dove fossi perché non avevo assolutamente alcuna inflessione romana. Mi chiese di fare la coatta: presi una gomma da masticare e mi calai immediatamente nel personaggio, convincendolo.

Per il futuro cosa ti aspetta? Ho fatto moltissimi provini ultimamente, ma non posso dire di più, diciamo che dormo con dita e piedi incrociati! Ho intanto 3 ingaggi teatrali, nel primo, purtroppo, per altri impegni concomitanti e precedenti faccio solo una voce fuori campo visto che sono in scena in contemporanea in un lavoro irriverente di cui sono protagonista. È un testo impegnato, che non trascende nella volgarità, con molto ritmo. Il terzo lavoro è una commedia articolata, andremo in scena all’inizio del prossimo anno, interpreto l’Italia, in un’immagine prosperosa. In un momento di grande confusione cerchiamo di dare un messaggio di speranza. E poi ho finito di montare un cortometraggio del regista Valerio Buccino e stiamo anche preparando una sitcom in cui sono la protagonista, oltre ad aver contribuito alla scrittura.

Come nasce il tuo lavoro in radio? Tutto è iniziato per caso, non avevo mai fatto radio prima d’ora. Sono stata scelta per interpretare sul canale Nuvolari in un programma sui campioni di wrestling, la compagna di uno degli atleti. C’erano molti ospiti nel pubblico e fra questi anche il giornalista ed editore Maurizio Martinelli, salii sul ring ed improvvisai, piacendo molto. Tempo dopo ci siamo incontrati nuovamente in radio ed è stato così che ha deciso di darmi carta bianca per creare un programma in radio tutto mio. Così è nato “A tu per tu”, un format in cui invitavo tanti colleghi e colleghe sconosciuti per lanciarli, aiutarli anche, e ripercorrere un po’ così la mia carriera agli esordi. Li facevo incontrare con attori famosi anche per dare loro un’opportunità. Spesso adattavo anche i brani musicali a seconda degli ospiti, di quello che mi ispiravano. Torneremo in onda ma non tutti i giorni.

La tua bellezza è innegabile: quanta parte del giorno dedichi alla cura del tuo fisico? Io non credo di essere bella, ho un’altra idea di bellezza. Sicuramente ho un aspetto piacevole ma non impiego molto tempo per questo. Sono una pigra perché un po’ per gli orari, un po’ per abitudine, non curo l’alimentazione. Sono golosa e fortunatamente ho un buon metabolismo, ma non sono una sportiva e per andare in palestra devo costringermi. Ho tuttavia girato un format sui film maker in cui interpretavo una sorta di Lara Croft e mi sono scoperta atletica, così come mi hanno fatto  notare sul set.

Dirò una cosa scontata, hai una somiglianza incredibile con la Ferilli. Vi siete mai incontrate? Sì, me lo dicono tutti, ho anche girato una webserie in cui facevo la sua parodia. Ma no, non ci siamo mai incontrate di persona.

Che tipo di spettatrice sei: cosa ami guardare e cosa proprio non ti piace? Guardo poca tv, a meno che non ci sia un collega che mi chiede di guardarlo. Preferisco i film, in particolare quelli del  neorealismo, forse perché sono stata educata così, mio padre è un grande conoscitore di cinema. Adoro poi Verdone, quel suo modo di sorridere che è sempre un po’ malinconico.

Un tuo pregio ed un tuo difetto? Come difetto corro sempre, anche quando avrei tempo e non ce ne sarebbe bisogno, quindi arrivo sempre in anticipo. Per questo mi hanno perfino regalato un libro sul buon uso della lentezza. Come pregio sono molto generosa con gli altri, una cosa che non è sempre un bene, ma che con il tempo ripaga.

Hai qualche rimpianto professionale? Sì, avrei voluto fare l’Accademia ma appena mi sono diplomata mio padre ha premuto per l’Università. Avevo una sorella psicoterapeuta, lui ovviamente voleva mi laureassi. Credo tuttavia che recitare non sia qualcosa che si possa imparare, si può imparare la tecnica, ma il resto devi averlo già dentro. A 6 anni ricordo che mi chiudevo in bagno e mi facevo le interviste da sola. Tuttavia sono felice di quello che ho fatto e rifarei tutto allo stesso modo, anche se questo mestiere è così, fatto di alti e bassi.

Ti andrebbe di provare ad indovinare il tema del prossimo Ravello Festival? Suggerirei l’Arte, anzi un incontro con l’arte ad ogni livello, l’arte vista come aggregazione, come modo per sfuggire  alla fredda routine quotidiana. Insegno recitazione nelle scuole superiori e mi accorgo di quanto talento ci sia in giro, purtroppo però poi ci si immerge nella tecnologia, ci si isola. Ecco, l’arte potrebbe essere non solo un fattore aggregante, ma un amo che ci solleva dalla solitudine permettendoci di comunicare.

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