gennaio 14, 2015 | by Emilia Filocamo
“A differenza di molti attori, sono rimasto e voglio rimanere a Napoli per dare il mio contributo a questa meravigliosa città”. In esclusiva a Ravello Magazine Fabio De Caro, il Malamore di Gomorra la serie

Le coincidenze sono una costante della vita, ogni qualvolta, casualmente, mi imbatto in una delle loro imprevedibili architetture, me ne convinco. Questa intervista tutta giocata, fatta, aperta e chiusa nel nome di Napoli e della Campania, ne è una piacevole e quasi struggente dimostrazione. Le risposte di Fabio De Caro, noto attore napoletano, il Malamore della fortunata serie di successo Gomorra, che è approdata in questi giorni anche sulla Rai, arrivano nella mia casella di posta elettronica la mattina del 5 gennaio. Una mattina che non somiglierà a nessuna di quelle già trascorse e tantomeno a quelle che verranno, tragicamente inaugurata dalla notizia della morte di Pino Daniele. Così, senza nessun preavviso, senza nessun presentimento dell’amputazione che la Campania avrebbe ricevuto, l’intervista diventa una sorta di elegia dedicata a Napoli, è un’onda che sa di vicoli e tradizioni, di disperazione ed ingegno e che dopo essere divenuta risacca, cozzando contro il primo scoglio profumato di Napoli, prende il largo, descrivendo progetti e ricordi di Fabio De Caro, per poi abbattersi nuovamente sulla riva comune della città dolce amara.

Fabio, tutti ti avranno chiesto del successo di Gomorra e di cosa abbia rappresentato per te questa serie: io mi aggrego e ti chiedo, da addetto ai lavori e da protagonista, quale credi sia stata la ricetta fondamentale per il successo di questa serie? Sceneggiatura, personaggi, impatto con la realtà? Credo che il successo internazionale della serie sia dovuto all’insieme di tutto ciò: Gomorra è un’orchestra perfetta diretta in modo eccellente da Stefano Sollima che ritengo un regista molto più “americano che italiano”, la maggior parte del nostro successo è merito suo. Un lavoro che ha richiesto una preparazione di due anni, un casting dove sono stati praticamente provinati tutti gli attori campani, ma hanno contribuito anche la fotografia, le musiche, i costumi, insomma direi davvero tutto l’insieme. 

Ci parli del tuo personaggio? Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nell’interpretarlo e cosa ti piace o cosa proprio non sopporti di lui? Malamore è un fedelissimo di don Pietro Savastano, uno pronto pure a dare la propria vita per quella del suo capo. Interpretarlo ha richiesto una lunga preparazione, Stefano Sollima voleva che diventassimo dei criminali molto credibili e per fare ciò ho dovuto studiare a lungo il loro modo di agire, di pensare e anche esercitarmi al poligono diverse volte. Del mio personaggio mi piace solo la fedeltà, per il resto e per fortuna non abbiamo nulla in comune, è pur sempre un criminale spietato ed io nella realtà combatto ogni forma di malavita da sempre. Certo dopo mesi di set non è stato facile tornare Fabio, ma poi in fondo è il nostro lavoro e dobbiamo essere pronti ad uscire dal personaggio appena siamo fuori dal set. 

Da campano, da napoletano, non credi che il messaggio lanciato da Gomorra possa ancora una volta gettare un’aura negativa sulla nostra terra, oppure credi che possa essere, paradossalmente, uno sprone a guardare oltre e a sperare in un cambiamento? Io sono sempre stato dell’idea che parlare di questo male che da sempre affligge non solo Napoli ma il mondo intero può solo aiutare. Non tollero coloro che credono sia meglio nascondere i nostri mali piuttosto che metterli in vista perché così si fa il gioco dei criminali. Chi ha visto la nostra serie si è reso conto che abbiamo raccontato una realtà che esiste e che soprattutto passa per la nostra città arrivando in ogni parte del globo. Ci tengo a precisare che la serie si chiama Gomorra e non camorra e sono due cose totalmente diverse. 

Chi  è Fabio De Caro fuori dal set? Quali sono le tue passioni, i tuoi hobby, le cose che ti piacciono e quelle che, invece, ti fanno saltare i nervi? Sono una persona molto semplice, amo la mia terra, la mia città e quando sono libero mi piace girarla tutta. Sono un grande tifoso del Napoli e amo il cinema, guardo anche tre, quattro film al giorno quando è possibile. Odio la maleducazione e la volgarità e anche la prepotenza. Posso dire di essere davvero l’opposto del personaggio che ho interpretato. 

Ci racconti una tua giornata tipo? Come si svolge la giornata di un attore? Quando siamo sul set la giornata può durare anche 12-13 ore, ci prepariamo il copione poi vengono a prenderci e arriviamo sul set, lì inizia la fase di trucco e costumi e poi pronti agli ordini del regista, su un set altamente cinematografico come Gomorra una scena di pochi secondi prendeva facilmente tutta la giornata lavorativa, mediamente si ripete circa 30-40 volte, bisogna essere bravi a rimanere concentrati: questa è la più grande difficoltà degli attori a mio parere. 

A cosa stai lavorando adesso, i tuoi prossimi progetti? Adesso ho un solo obiettivo: la seconda stagione di Gomorra le cui riprese dovrebbero iniziare in primavera, voglio cercare di dare ancora di più al mio personaggio e impegnarmi al massimo, so che ci si attende molto da noi e dobbiamo dare tutto per non deludere le aspettative. Dopo Gomorra mi piacerebbe provare ad andare a lavorare all’estero, spero arrivino un po’ di provini internazionali e vorrei interpretare anche qualche genere diverso, magari qualche commedia. 

Hai qualche rimpianto? Forse avrei potuto provarci ancora di più col mondo del cinema, a 18 anni mi sarebbe piaciuto studiare a Roma al centro sperimentale ma era troppo complicato per la mia famiglia mandarmi a vivere a Roma, quindi ho dovuto tardare un po’ i tempi per iniziare le scuole di recitazione, solo questo credo possa essere un piccolo rimpianto. È importante iniziare presto se vuoi provare a diventare un attore professionista.

Conosci Ravello e il suo Festival? Conosco il Festival ma non vi ho mai partecipato, colgo l’occasione, mi invitate? Ravello invece la conosco benissimo e la amo, almeno 5-6 volte all’anno vengo lì per trascorrere degli splendidi weekend con mia moglie. 

Se avessi per assurdo la possibilità di tornare indietro, c’è qualcosa che non rifaresti e qualcosa che faresti esattamente nello stesso modo? A  livello personale nella mia vita ho commesso molti errori, quindi tornando indietro cercherei di evitarli, poi però penso che forse anche questi sbagli siano serviti a formarmi come uomo e come attore  

Il tuo augurio alla tua città, a Napoli? Amo Napoli e non la lascerò mai, il mio augurio è che una parte dei miei concittadini seppur in minoranza (quelli che delinquono, maltrattano, sporcano e offendono la mia città ) un giorno possa rendersi conto che abitiamo in una delle città più belle del mondo e che basterebbe davvero poco per poter vivere solo di turismo. Ma bisogna iniziare dalle scuole e dalle famiglie per inculcare le idee e l’educazione giusta. Ripongo molta speranza nei ragazzi di oggi, su di loro si può ancora lavorare per fare in modo che proteggano la nostra città e che combattano sempre ogni forma di criminalità. Ovviamente le istituzioni devono fare la loro parte, bisogna aiutare i quartieri meno fortunati, dobbiamo dare opportunità uguali a tutti. Su questo aspetto se potrò fare qualcosa di utile per Napoli sarò sempre pronto. Io, a differenza di tanti colleghi che vanno via e poi da lontano vogliono giudicare e aiutare la nostra città, ho deciso di restare qui, e non me ne andrò. Colgo l’occasione per ringraziare te Emila e tutto il Ravello Festival, magari ci si vedrà presto!

L’intervista a Fabio De Caro si chiude e, mentre rifletto sul fatto che Napoli possiede davvero una malia inspiegabile, restando dentro con la resistenza di un cuneo, di un’incisione, ovunque si disperdono come incenso le canzoni di Pino Daniele.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654