gennaio 8, 2015 | by Emilia Filocamo
“A noi campani auguro di avere il coraggio di riprendere in mano il nostro destino”. Caterina Laita, giornalista, attrice e conduttrice si racconta

Caterina Laita, giornalista, cantante lirica, attrice, conduttrice, è un’artista. Di quelle che concentrano in una sola definizione tutta un ventaglio di passioni e di possibilità. Ma Caterina è anche, anzi, soprattutto, una mamma e questa è la prerogativa che nella sua vita detta orari e condizioni, scelte, spesso difficili ma dovute e, ovviamente, sentite. Ed è una moglie. Caterina è una donna campana, napoletana, con tutta la variante di emozioni che queste due qualità possono includere: amore per la propria terra fatta di bellezza e contraddizioni, di problemi e rinascita, un’araba fenice o meglio quasi un’Idra, dalla quale germogliano con pari prolificità problematiche e voglia di farcela. Quando la raggiungo al telefono per questa intervista, le sue passioni sono tutte miscelate: c’è quella per il lavoro, entusiasmante e vivace, che mi colpisce con una molteplicità di esperienze professionali, quelle che mi elencherà, e c’è ovviamente suo figlio, che spesso, quando era più piccolo veniva portato in studio per non sottrargli tempo. La nostra intervista è possibile in un orario preciso, proprio perché il bambino è a scuola, e sullo sfondo c’è Napoli, che avverto adamantina e guizzante nell’accento e nella spontaneità di Caterina.

Caterina, ci racconti di cosa ti occupi esattamente e come è nata questa tua passione per il giornalismo e la conduzione? Ho cominciato piuttosto presto, a 23 anni, come conduttrice in un format musicale in onda su Tele A. Poi sono partita per Milano dove ho frequentato un master di conduzione televisiva con Maria Teresa Ruta e da lì è nata la collaborazione con Play TV Sport, una emittente sky, in cui curavo un programma con David Messina. Poi sono passata a Canale Italia con 2 format sociali dedicati a Don Mazzi e una volta tornata in Campania, a Canale 21, ho fatto l’inviata del tg e mi occupavo soprattutto di cronaca. Sono passata successivamente ad una neo emittente, Gente di Mare Tv, dove conducevo il tg ed un format politico. Adesso mi occupo anche della parte più propriamente creativa in quanto sono editrice di format tv per Portici Magazine, un magazine nato a Portici, dove curo un programma di informazione. Poi su Capri Eventi e ancora su Campi Flegrei, mi occupo del format intitolato Gioco D’Amore che ricorda un po’ Colpo di Fulmine, il gioco condotto dalla Marcuzzi, e ancora con il format Mente Aperta mi occupo di imprenditoria. In realtà il mio percorso artistico è stato piuttosto variegato, sono anche cantante lirica, sono un soprano, sebbene abbia iniziato in tarda età, a 21 anni, con la mia insegnante, Sandra Lepore, e mi piace anche scrivere pezzi, brani da cantare. Se potessi, mi dedicherei a tempo pieno solo a questa passione.

Sei super impegnata, come fai a gestire tutto e soprattutto a conciliare il lavoro con il tuo ruolo di madre? Certo come mamma è sempre complicato, ma all’inizio, quando mio figlio era molto piccolo, potevo portarlo in studio, adesso cerco di organizzarmi e di giostrare tutto in base ai suoi orari scolastici. Poi ho ovviamente il supporto di mio marito, che è un cameraman, un regista ed un montatore, conosciuto ovviamente sul lavoro.

Quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare nel tuo mestiere e quali le difficoltà: c’è mai stato un momento in cui ti sei detta “Ce l’ho fatta!” In realtà non lo dici mai, perché la nostra realtà, la realtà campana è difficile. Io dico sempre che sono felice di essere arrivata in tanti posti e nello stesso tempo so di non essere ancora arrivata da nessuna parte. Certo sono molto riconoscente all’editore di Canale 21 che, quando ancora ero agli esordi, ha riconosciuto in me una grande forza di volontà, e mi ha dato spazio. Il nostro è un mestiere difficile, in cui è estremamente complicato affermarsi. Ma, grazie alla mia passione, autentica, ho cercato la soddisfazione aggiungendo al mio mestiere una parte creativa, ideando format. Poi le passioni sono diventate un secondo mestiere: è il caso del teatro. Nel 2009 ho scritto Vic’ e Vicariell’, una sceneggiatura teatrale ambientata negli anni ’50, quando c’era il fenomeno dell’emigrazione. Il mio secondo lavoro è stato poi Luna Nuova incentrato sull’omofobia e la violenza sulle donne, un racconto diviso in tre fasi, presente, passato e futuro. Da febbraio sono poi attrice nella Compagnia Teatro Stabile Troisi e ad ottobre abbiamo aperto il cartellone con A Morte e Carneval con la regia di Giovanni Villani, il direttore artistico è il noto cabarettista Angelo Di Gennaro. E poi ho avuto una piccola parte nel film di Nando Di Maio, La stirpe di Caino. Inoltre, ma è ancora tutto in fieri, c’è un importante progetto che mi vedrà accanto a Lucia Cassini.

L’incontro che ti ha segnata maggiormente? Quello con l’attore Ernesto Mahieux, anche perché avendo organizzato con la mia associazione culturale CFL Production, acronimo nato dal mio nome, quello di mio figlio e mio marito, un Premio Nazionale di Teatro amatoriale con il mio collaboratore Giorgio Bruno, Mahieux era lì e ci siamo incontrati e abbiamo avuto modo di parlare tanto, è una persona straordinaria. Lo stesso posso dire per l’incontro con i cantanti Federico Salvatore e Nino D’Angelo. Quest’ultimo mi vide durante il provino per il musical di Nu jeans e na Maglietta, sentendo il mio cognome, Caterina Laita Donnarumma, mia madre è pronipote di una famosa cantante napoletana, D’Angelo volle sentirmi cantare. È un artista umile e generoso.

Conosci il Ravello Festival è ci sei mai stata? E che tipo di musica ascolti? Certo che lo conosco e ci sono anche stata, ma mai come spettatrice. Sono venuta sempre in veste di giornalista, mi piacerebbe potermelo godere fuori dal lavoro. Adoro la musica italiana, dei cantautori, da De Andrè a De Gregori, ma mi piace molto anche Tiziano Ferro.

Da campana che è ritornata alla propria terra, cosa auguri alla tua città? Devo essere sincera, sono tornata a Napoli non perché non potessi avere chances altrove o perché mi mancava, ma per ragioni familiari. Sono felice di esservi tornata perché ho avuto modo di conoscere mio marito e di avere mio figlio, ma a volte penso che, se potessi, andrei via domani. Spesso le forze locali non sono valorizzate, ci sono persone che gettano fango sulla nostra terra e che non meritano non solo di essere definiti napoletani o italiani, ma nemmeno essere umani. Ciò che noto è che nella disperazione totale, la gente ha fatto venire fuori la propria vena artistica, ci si inventa il lavoro, anche perché il napoletano, storicamente, ha tanto da dare artisticamente. Ecco io mi auguro che si comincino a mettere fuori il coraggio e la voglia di combattere e di riprendere le redini della nostra vita e di ciò che ci spetta. Coraggio!

L’intervista con l’energica Caterina Laita si chiude qui, in tempo perché lei possa tornare al suo lavoro, ma soprattutto al sorriso del suo bambino.

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