settembre 27, 2014 | by Emilia Filocamo
A Ravello Magazine Claudio Noce parla del suo film “La Foresta di Ghiaccio”

Il tempo è il leitmotiv di questa intervista al giovane, talentuoso regista Claudio Noce, il tempo inteso in tutte le sue accezioni ed in tutte le sue sfaccettature. Il tempo che è necessario e che va rispettato, il tempo che sembra lento, irraggiungibile e che poi, velocizza come una vertigine. Il trait d’union fra me e Claudio Noce è l’attore Giovanni Piccirillo che mi ha parlato con entusiasmo di Claudio Noce, del suo talento e del film La Foresta di Ghiaccio, con un cast notevolissimo che va da Emir Kusturica ad Adriano Giannini, da Ksenia Rappoport a Domenico Diele. Ma tutte le cose belle, importanti, appunto richiedono tempo, passerà tempo prima che Claudio Noce possa consegnarsi a Ravello Magazine e sarà lui ad insegnarmi, nel corso di questa intervista, quanto spesso le cose più attese, più sofferte, diano però il massimo della soddisfazione, così come la gestazione del suo film. La prima volta in cui entriamo in contatto, Claudio Noce è in giro per un sopralluogo, la linea cade irrimediabilmente ed irrimediabilmente il contatto si spegne lì, la seconda volta c’è bisogno di più tempo per risentirci e la comunicazione si infrange nuovamente. Poi arriva il momento giusto, quello per parlare e per lasciarsi raccontare. Claudio Noce mi sciorina anche tutta una serie di nomi, di suoi amici, Adriano… come lo chiama lui amichevolmente, che scopro essere Adriano Giannini, Valerio, che è Mastandrea. Vengo insomma catapultata in un universo dove le stelle sono amici di vecchia data. La mia prima domanda fa rima tuttavia con musica. Perché Ravello è musica.

Claudio, il Ravello Festival è soprattutto ed innanzitutto musica: se dovessi accostare i tuoi film a un genere musicale o ad un compositore, quale sceglieresti e soprattutto perché? «Direi che è un insieme fra musica classica ed elettronica, quindi ti direi   una via di mezzo fra Beethoven, Mozart e la musica elettronica, (Claudio mi fa un elenco di nomi, scandisce perfettamente i termini, forse ha intuito la mia scarsa conoscenza della musica elettronica). Definirei i miei film musicalmente come una contaminazione, anche se poi utilizzo tantissima musica classica. Ad esempio, nella Foresta di Ghiaccio, c’è quasi tutto il Requiem di Mozart. Ecco, per farla breve, i miei film sono un mix fra classica ed elettronica, ma con aperture al mondo rock».

Come nasce il tuo grande amore per il cinema? Sei figlio d’arte o hai intrapreso tu questa strada? «Assolutamente non sono figlio d’arte. Ho cominciato a sentire bruciare dentro questo fuoco sacro intorno ai 16/17 anni: ricordo che mi rinchiudevo in tutti i cinema delle città. E poi ho cominciato a filmare con una Super 8 le prime cose, per lo più gli scioperi a scuola o all’Università, oppure riprendevo le feste che facevo con gli amici.  Ho scelto la scuola di cinema e poi anche all’Università ho scelto una facoltà con indirizzo spettacolo. Ancora oggi sono convinto che il cinema sia stata la cosa più bella che potesse accadermi, ed è straordinario sentire dentro a 39 anni lo stesso entusiasmo di quando avevo 19 anni, questa vampata di amore, di energia. Certo, ci sono lavori più stabili, sicuri, rassicuranti, ma penso che magari chi li fa non è soddisfatto ed allora, ecco, mi sento un privilegiato. Faccio quello che amo».

L’incontro che ti ha cambiato la vita? «Con Elisa Amoruso, regista di Fuori Strada, che poi è stata anche la mia compagna. Con lei abbiamo scritto molti dei miei lavori, cortometraggi e non. Diciamo che io e lei ci siamo cambiati la vita a vicenda. Poi di incontri importanti ce ne sono stati tanti, quello con Valerio Mastandrea e poi con Emir Kusturica che ha condiviso con me le sofferenze nella gestazione della Foresta di Ghiaccio. Quando abbiamo girato il film, Emir non stava bene ed i tempi si sono dilatati proprio per attendere il suo ritorno. Prima di avere il film completo ho dovuto penare molto, ma questo è stato fondamentale, questa esperienza mi ha fatto crescere. Si sono succedute una serie di problematiche durante la gestazione, lunghissima, della Foresta di Ghiaccio, ma le abbiamo superate, ed adesso mi sento più forte».

Ci racconti come nasce La Foresta di Ghiaccio, un film importante, con un cast di spicco? «Tutto è nato dopo Good Morning Aman, con Mastandrea, quando ho deciso di intraprendere un altro percorso. Avevo scritto il trattamento di un film a cui ero molto legato e nel frattempo ho incontrato due grandi produttori, Matteo Rovere ed Andrea Paris, i quali hanno avuto l’idea di fare un film di genere, ossia di coniugare la mia visione del cinema dando vita ad un film diverso ed imbattendoci in un territorio completamente nuovo. Il tema di base del film è forte, si racconta di questi operai che vanno in quota per sistemare un guasto ad una centrale elettrica, ma poi il film cambia rotta e si parla di traffico di clandestini al confine fra Italia e Slovenia. E’ un film che, per certi aspetti, è frutto anche di una sana follia nel senso che abbiamo rischiato e avremmo avuto bisogno di un budget che doveva essere 3 volte quello effettivo, visto che è stato girato in quota con tutta una serie di problematiche, ma appunto abbiamo rischiato. E ci siamo riusciti, di questo devo ringraziare anche tanto i miei produttori. Il film andrò in concorso a Roma ed uscirà in Italia a Novembre. E’ stato per me un anno davvero difficile sotto ogni punto di vista, ma anche pieno di soddisfazioni».

So che non si fanno nomi, ma c’è qualche attore o qualche attrice con cui la sintonia è stata maggiore sul set? «Ti faccio subito i nomi, assolutamente: Valerio Mastandrea, che è innanzitutto un grande amico, poi Ksenia Rappoport, lei lavora qui ma vive a S. Pietroburgo, è nato un grande feeling professionale e sono certo che se vivesse qui ci frequenteremmo molto di più e saremmo davvero grandi amici. E poi Adriano Giannini».

Se non fossi diventato un regista, saresti stato? «Mi sarei ucciso! No, scherzo. Non riesco a pensare ad un’altra veste in cui vedermi, immaginarmi. E’ come chiedere ad un pesce: se non fossi stato un pesce cosa saresti stato?».

Hai avuto modo di seguire la 71esima mostra del Cinema di Venezia? Avevi un tuo film preferito? «Sinceramente non ho avuto modo di seguire molto la Mostra di Venezia, ma sono stato felice di vedere tanti miei amici che erano lì e non vedo l’ora di andare a vedere i loro film, mi incuriosiscono Anime Nere di Francesco Munzi, Hungry Hearts di Costanzo e poi Inarritu, ed il film di Martone».

Dopo la Foresta di Ghiaccio quali saranno i tuoi progetti? «Vorrei fare un terzo film senza abbandonare la scia che ho intrapreso e cioè di fare un cinema più grande di maggiore fruibilità. Nei corti e nel mio primo film in genere mi rivolgevo ad un pubblico più ristretto, che doveva fruire e ricevere quello che volevo dire io, il mio messaggio. Adesso voglio fare film che raggiungano tutti, che stimolino l’audience, che commuovano e suscitino reazioni, vorrei raggiungere vari target di pubblico, poi magari ci sarà chi andrà più a fondo nel messaggio e chi no, ma questo è il mio intento».

Cosa auguri al cinema italiano? «Auguro al nostro cinema di andare avanti facendo leva sulle nuove generazioni, Garrone e Sorrentino sono già un esempio di questa tendenza. Ma è necessario che talento e capacità siano accompagnati e sostenuti da produttori validi. I registi di talento li abbiamo già, sicuramente anche i produttori, ma i produttori devono essere messi nelle condizioni di lavorare con sensibilità e cura. Il cinema è un’arte che necessita sicuramente di denaro ma che genera anche denaro, è una filiera precisa, in cui se ci sono una grande idea ed un grande regista, deve esserci anche il passaggio successivo. Così la filiera, appunto, non si interrompe».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Innanzitutto ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuto, anche nei momenti davvero più difficili. Se non avessi avuto loro ad incoraggiarmi, chissà, probabilmente non avrei fatto questo mestiere. Ho avuto una famiglia alle spalle che mi ha sostenuto tanto. E poi voglio ringraziare la mia fidanzata, Lana, che in questo anno e mezzo, durissimo, mi ha incoraggiato nei momenti più bui, se non fosse stata accanto a me, davvero non so come sarebbe andata a finire. Nei titoli di coda de La Foresta di Ghiaccio c’è infatti anche un ringraziamento a lei. L’intervista a Claudio Noce si chiude qui ed io non riesco a pensare ad un regalo più bello da ricevere di un ringraziamento nei titoli di coda di un film».

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654