ottobre 22, 2015 | by Emilia Filocamo
A tu per tu con Gianluca Magni che ricorda la sua collaborazione con Nino Manfredi “Mi trattò come un amico di vecchia data”

Non c’è mai, e questo l’ho notato, un solo modo per dire cinema. È qualcosa di cui mi sto convincendo giorno per giorno, intervistando chi del cinema ha fatto la propria vita ed il proprio destino: è come se il cinema fosse il più perfetto dei camaleonti, la più adattabile e malleabile delle creature; deformabile, nel senso proprio plastico dell’assumere contorni diversi, a seconda delle esigenze, delle speranze e dell’anima di chi vi è dentro, intorno o anche fuori come spettatore. Nel caso di Gianluca Magni, il cinema è alfa ed omega, è passato, tradizione, grande nome, grande artista ed è la suggestione del nuovo che avanza, della tecnologia che bussa imperterrita alle nostre vite aiutandole o sconquassandole. Gianluca Magni è nel mezzo di questo percorso, la sua carriera vanta un lavoro accanto al grande Nino Manfredi, la sua carriera vanta un’interpretazione accanto a Giancarlo Giannini, e poi ancora il suo estro e la sua creatività vantano un’idea che racconta il nostro mondo, la comunicazione virtuale e i cattivi agguati delle chat. Gianluca Magni, bello ma di una bellezza che non ha i confini e le bordure tipicamente italiane, che sconfina e va un po’ oltre, senza patria precisa, come in un ritratto a matita si potrebbe sfumare con il dorso della mano la linea e renderla più misteriosa, perché meno netta. Non c’è mai un solo modo di dire cinema, e quello di Gianluca Magni è cinema, spettacolo o niente. Perché alla domanda sulla possibile esistenza di un piano B, l’attore si è scoperto “nudo” nella sua testardaggine non scevra da riflessione, si è scoperto emozionalmente caparbio come un bambino che vuole quel giocattolo e quel giocattolo soltanto. E credo faccia parte della composizione “chimica” di un artista l’ostinazione. Ma quella sana, quella che rima con passione. E con volontà.

Gianluca, il tuo curriculum vanta esperienze molteplici, dal cinema alla tv, accanto ad attori storici, penso a Nino Manfredi, e in fiction che hanno fatto storia. C’è stato un set in particolare che ti è rimasto nel cuore? Ricordo il set del film commedia dal titolo “APRI GLI OCCHI E SOGNA”, film nel quale ho avuto l’onore di lavorare accanto al grande Nino Manfredi. Ricordo in particolare una scena girata di notte a Fontana Di Trevi a Roma insieme a Nino perché  lui mi mise a suo agio, mi trattò come un amico di vecchia data. La semplicità di Manfredi mi è rimasta e mi rimarrà impressa nella mente, oltre alla sua straordinaria bravura davanti alla telecamera. Un’esperienza che mi ha dato forza, coraggio, consapevolezza nei miei mezzi umani e professionali.

Hai una poliedricità ed una versatilità che ti hanno dato la definizione di attore internazionale: ecco qual è il tuo rapporto con il cinema d’Oltreoceano e resta questo  un tuo obiettivo, una tua meta? Sono estroverso, solare, osservo molto i comportamenti degli altri, questo mi porta ad apprendere facilmente. Attore internazionale forse perché non ho un volto tipicamente italiano. A me piace molto il cinema francese, in particolare quello di registi come Luc Besson e Louis Malle. Film come NIKITA e FIUMI DI PORPORA, per me sono due autentici capolavori. Poi, professionalmente, il cinema Americano è ineccepibile. Ma anche noi italiani vantiamo attualmente il regista Sorrentino, Oscar nel 2014. Vantiamo il grande Sergio Leone e tanti altri registi ed attori importantissimi.

Ci parli dei progetti a cui stai lavorando adesso? Ho girato un film che si intitola “COME LOLITA”.  Mi è stata affidata la parte del giovane padre di Alina (Lolita). Le riprese sono iniziate a giugno, perché il produttore e sceneggiatore Gennaro Ruggiero ha voluto la sostituzione della protagonista. Nel cast attori importanti come Marco Di Stefano, reduce da un film come coprotagonista con Gerard Depardieu, Le voyage, Costantino Comito di Squadra Antimafia, la nota conduttrice e attrice Serena Grey, e la neo attrice, ragazza copertina del nuovo corso della nota rivista Max, la diciottenne Romina Bernoni. Il tutto con la magistrale regia di Giancarlo Santi. A settembre è uscito nelle sale cinematografiche il film “Prigioniero della mia libertà'”, un bellissimo film drammatico, diretto magistralmente dal regista Rosario Errico, che mi vede interpretare il ruolo del poliziotto in borghese che affianca Giancarlo Giannini in alcune indagini. Poi, sempre con il regista Rosario Errico, girerò un cortometraggio che prevede la partecipazione di due star internazionali che, per ovvi motivi, non posso ancora svelare. Inoltre sto preparando un film da me ideato e scritto, che si intitola “SANGUE IN CHAT”, un thriller Noir molto attuale, moderno, frizzante e di forte impatto commerciale, visto che tutto il mondo oggi vive in rete. Tengo a sottolineare che ho scritto il film previo consulenza del Criminologo Marco Strano e che il film ha avuto, con tanto di lettera firmata, il benestare dell’associazione internazionale dei criminologi. SANGUE IN CHAT è un film che descrive minuziosamente il profilo psicologico dei personaggi. Il film verrà anche proiettato per le scuole con tanto di dibattito da parte del criminologo Marco Strano insieme ad altri criminologi, per far conoscere ai ragazzi i pericoli nascosti nelle chat.

Quanto il tuo aspetto fisico ha condizionato la scelta dei ruoli che ti sono stati dati? E c’è qualche ruolo che non hai mai interpretato e che è un po’ il tuo sogno nel cassetto, magari perché ti permetterebbe di cimentarti in una nuova sfida? Contrariamente a quello che molti possono pensare, ho sempre cercato di proporre il mio carattere e la mia anima ai registi e ai produttori. Questo perché l’aspetto fisico ed estetico, nel bene e nel male, si propone da solo. Mi piacerebbe interpretare il ruolo di un eroe positivo che aiuta i bisognosi, una sorta di Robin Hood, tanto per intenderci. 

Sei anche presentatore. Era un tuo sogno da sempre o è stata un’evoluzione naturale del tuo lavoro? È stata una semplice evoluzione naturale, dovuta dal mio carattere estroverso e solare. Anche l’esperienza di presentatore è stata ed è un arricchimento del mio bagaglio umano e professionale. Devo ammettere che mi diverte molto presentare.

Da spettatore cosa ti piace di quello che vedi al cinema e in tv e cosa proprio non riesci a guardare? Non amo guardare programmi troppo commerciali. Preferisco un bel documentario sugli animali, rapaci e felini nello specifico. Al cinema e in tv guardo un po’ di tutto per tenermi aggiornato, anche se preferisco film thriller o drammatici.

Chi sei fuori dal set? Passioni, “vizi”, virtù… Fuori dal set sono uno come tanti che vive la quotidianità. Tengo molto alla mia vita privata che distanzio dal mondo dello spettacolo. La mia passione primaria è lo sport che cerco di praticare più possibile, compatibilmente con gli impegni di lavoro. Amo viaggiare e confrontarmi con culture nuove. Come vizio, adoro i dolci ma cerco di contenermi. Mi piace vivere di notte e dormire di giorno, ma anche in questo caso mi sforzo di andare a letto intorno a mezzanotte quando la mattina seguente devo lavorare. Le mie virtù lasciamole dire a chi mi conosce…

Conosci il Ravello Festival? Conosco il Ravello Festival di fama, in quanto vanta oltre sessanta anni di attività, un festival organizzato in locations fantastiche, con il grande supporto della Regione Campania. Un festival che mi piacerebbe vedere.

Se non fossi riuscito a realizzare il tuo sogno, a seguire il tuo percorso artistico, oggi saresti? Avevi un piano B? In tutta sincerità ti dico che sono un pazzo incosciente che ha investito tutto se stesso nel mondo artistico… 

ps: ringrazio Emilia Filocamo per avermi dato l’opportunità di fare questa intervista per Ravello Magazine, ringrazio tutti i lettori di Ravello Magazine e le persone che mi seguono perché è sempre bene ricordare che noi artisti esistiamo perché il pubblico ci fa esistere!

Avrei potuto concludere qui l’intervista a Gianluca Magni, ma non me la sentivo. Non me la sentivo di tacere un particolare: qualche giorno dopo, un po’ di giorni dopo le sue risposte, l’attore mi ha telefonata. Credevo, ovviamente, lo facesse per chiedere notizie sulla pubblicazione della sua intervista o magari per aggiungere un dato sfuggito nella nostra precedente chiacchierata. Invece no. Mi ha semplicemente voluto rendere omaggio di un saluto e informarmi del fatto che segue le mie interviste fatte ai suoi colleghi. Ecco, credo che anche questo sia un artista: non chi si nutre soltanto delle proprie vicende e dei propri successi, ma chi con una avidità buona, e qui l’ossimoro ci sta tutto, si ciba di cinema tutti i giorni, anche attraverso i successi degli altri, con portate di alterne vicende servite dal baluginante, fumante mondo dello spettacolo.

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