novembre 8, 2015 | by redazione
A Villa Rufolo, come gli esami, le sorprese non finiscono mai: un forno nel bagno o un bagno in cucina?

di Secondo Amalfitano*

I lavori di restauro e musealizzazione della Villa sono alle battute finali. Uno penserebbe che, almeno per il momento, le sorprese siano finite; in fin dei conti, resta da fare una semplice risistemata al vecchio bagno, con sostituzione degli igienici e delle tubazioni fatiscenti… un lavoretto lasciato in coda proprio per la sua rapidità e facilità di esecuzione.
Niente di più sbagliato: Villa Rufolo è una scoperta infinita.
Gli operai avevano lasciato il cantiere, era oramai buio e gli uffici vuoti e silenziosi favorivano il sopralluogo serale per verificare l’avanzamento dei lavori nel bagno da rifare. Dopo l’ennesima giornata di lavoro scandita dalla polvere e dai ritmi scoppiettanti del martello pneumatico, nell’unico bagno al piano terra degli uffici erano stati rimossi i pezzi igienici e le piastrelle di rivestimento; alcune “tracce” erano state scavate per allocare le nuove tubazioni e sostituire quelle vecchie che, per puro miracolo, ancora reggevano, più per merito delle malte da cui venivano avvolte che per i sottili strati di ruggine che avevano preso il posto, ormai, del metallo originario dei tubi. Ho iniziato a leggere le sezioni aperte nei muri; l’idea di scrutare dentro le pareti medioevali, vedere la tessitura delle malte, le pietre calcaree utilizzate mi intriga sempre. È quasi come poter stare alle spalle di un medioevale “magister fabri” e osservarlo mentre, con maestria e saggezza, costruisce l’opera. Con un minimo di fantasia ti concedi un viaggio nel tempo alla portata di pochi. Il mio sogno ricorrente è quello di poter trascorrere una giornata nella Ravello medioevale per cogliere i dettagli dell’impianto urbano e dare risposte alle mille domande che quotidianamente mi pongo mentre attraverso le strade di questo posto magico. Come effetto metadonico sostitutivo, guardo la malta ricca di pomici e fatta di una calce bianchissima e pura, scruto quelle pietre calcaree che portano segni di carsismo e di ossidi vari, ritrovo “savorre”, “savorrelle”, “mazzacane” sapientemente allocate per ottimizzare la resa e sigillare la muratura realizzata con una “struttura a sacco” che regge le possenti volte. All’improvviso l’occhio cade su un pezzo di cotto (foto 1 con freccia) che fa capolino, da perfetto estraneo, in quella omogenea ed armoniosa sinfonia lapidea. Mi avvicino, scruto; tutt’intorno, dei piccoli e microscopici vuoti mi dicono che c’ qualche cosa di diverso, di molto diverso. Vado a casa e rimugino: un pezzo di terracotta che, nella logica del riuso dell’epoca, ha sostituito un clasto calcareo? Un piccolo segno da cogliere ed approfondire? Al rientro in ufficio, il giorno dopo, non vedo l’ora di chiedere agli operai di approfondire il taglio e interpretare quei segni. Ed ecco la scoperta: pietra dopo pietra viene fuori una cavità in parte riempita da pietre sciolte, finanche un legno pezzo di porta finemente inciso e un frammento in terracotta simile ai fregi del chiostro (foto 2). I resti di un forno (foto 3) appaiono nella loro originaria struttura. Un forno ricavato in parte (quella che si vede nella foto 4) dentro il muro perimetrale dell’edificio, ed in parte (quella mancante) che si protendeva all’interno dell’ambiente oggi bagno.

Una scoperta inaspettata che genera tante domande: atteso che la quota di imposta del forno è troppo bassa rispetto all’attuale pavimento, quale era la quota del pavimento dell’ambiente che ospitava il forno? A quale data risale la sua costruzione ed utilizzo? Chi ha operato la ristrutturazione? E quei reperti lasciati nel vuoto, da dove provengono?
A queste e alle tante altre domande che le scoperte degli ultimi mesi hanno sollevato, cercheremo di dare risposte in futuro attraverso uno studio ed approfondimenti mirati. Intanto si è deciso di lasciare il ritrovamento integro; una ridistribuzione dei servizi igienici consentirà di avere a vista questa piccola chicca.
Certo, fa sorridere l’idea di un forno nel bagno; ma, a pensarci bene, se qualcuno prima di noi ha pensato di realizzare un bagno in una cucina, forse può essere plausibile anche il contrario. (foto Pino Izzo)

*direttore Villa Rufolo

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654