marzo 25, 2015 | by Mario Amodio
Addio a Paolo Signorino, l’artista dalle tre vite che ha amato e dipinto Ravello

È stato l’uomo delle tre vite: quella salernitana, quella legata alle sue origini (Battipaglia) e quella ravellese. Tre vite e un unico modo di stare al mondo: dipingendo. Paolo Signorino, i cui quadri hanno sempre espresso energia pura capace di entusiasmare personaggi del calibro di Domenico Rea e Gore Vidal, da ieri ha reciso il cordone ombelicale con l’esistenza terrena. Si è spento nella città capoluogo, la sua Salerno, che a più riprese ha onorato il suo talento creativo, la sua arte. Ottant’anni ancora da compiere, “il Maestro” ha sempre raccontato che quella per la pittura era una vocazione innata. “Da piccolo, non appena trovavo una matita colorata, mi mettevo a disegnare” diceva Signorino ricordando i tempi dell’infanzia vissuti a pochi chilometri da Salerno dove si trasferì nel 1964 entrando a far parte di quella comunità di pittori di grande prestigio che, come ama descriverli Rino Mele, “sanno colorarsi l’anima dipingendo”. Da Salerno alla Costiera Amalfitana il passo fu breve: prima Minori, poi Ravello dove con la complicità di Bruno Mansi ha realizzato non poche mostre alcune delle quali a Villa Rufolo. La prima, nel 1977, al Tennis Club dove ripropose Foto/Grafie che aveva da poco allestito alla galleria Taide di Salerno con la presentazione di Filiberto Menna. “Bruno mi mise all’opera, il suo chiodo fisso era – e lo è tutt’ora – la sua Ravello: gli artisti non si potevano sottrarre, dovevano, ognuno col proprio linguaggio, restituirne la magia. Girai ogni angolo, mi immersi nel rigoglio delle piante e dei fiori, respirai a fondo la storia, la cultura, assaporai il silenzio delle stradine deserte, l’aristocrazia dei palazzi, le pennellate di cobalto che trasparivano da balconi e finestre proiettati sul mare” raccontò più tardi alla collega Erminia Pellecchia in occasione della mostra allestita a Palazzo Sant’Agostino nel 2006. Qualche anno più tardi Signorino allestì un’altra mostra dal titolo “Acquerelli” che fu il compendio di tre anni di lavori. E poi ancora “I Giardini di Ravello” presentata nella Chiesa di Santa Maria a Gradillo, la personale “Il Viaggio” allestita nel 1995. Nell 1991 la scelta di comprare casa a Ravello, nella piccola frazione di Torello. Ravello diventa così per “il Maestro” non più solo un luogo d’arte e d’incanto, un motivo ispiratore della sua arte. Ravello per Signorino è qualcosa di più: un luogo dove iniziare una terza vita. Tra il mare e il contrafforte di roccia su cui sorge la Città della Musica, tra santi e madonne che popolano le chiese della Costiera. Infine nella magia di Villa Rufolo, dove aveva esposto le sue opere e dove amava assistere, da lunghi anni, ai concerti del Ravello Festival, appagando la sua sana passione per la musica. L’ultimo saluto a Paolo Signorino oggi pomeriggio nel Duomo di Salerno. Poi l’arrivederci all’artista delle tre vite.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654