ottobre 11, 2015 | by Emilia Filocamo
“Adoro Greta Garbo e Ravello ed il suo Festival sono stati per me una tappa obbligata”. Il baritono Roberto Lovera presenta il nuovo disco dedicato a Frank Sinatra

Ci sono passioni per le quali si è disposti davvero a tutto, passioni che sono così incandescenti nel loro primo fiorire, all’alba del loro primo impulso e poi nel rigoglio successivo, che diventa impossibile trattenerle, “educarle” ad un contegno che sia in equilibrio con la realtà, troppo spesso spietata, e con la razionalità e, soprattutto, impossibile modificarle, tentando di trovare qualcosa che si avvicini a loro lontanamente e le accontenti con un palliativo che sarà sempre scarno sostituto, un generico ininfluente. Penso a questo mentre rifletto sulla storia di Roberto Lovera, del maestro, del baritono Roberto Lovera, nato a San Remo ma praticamente piemontese e da anni residente a Roma, un artista che ha fatto della musica la propria insegna di vita, il proprio destino e che alla musica ha dato tutto, come ad una fede alla quale si è convertito giovanissimo, da bambino praticamente, mostrando i segni precoci di un talento unico, variegato, sfaccettato e composito che non poteva essere messo a tacere, o indirizzato ed incanalato verso altri obiettivi. O meglio, ci sono stati altri viottoli dipanatisi nella vita complessa e quasi romanzesca di questo artista, ma sono state tutte secanti, anzi tangenti collaborative all’unica meta finale fatta di un pentagramma e di opera, di palcoscenico e di folle. Roberto Lovera, il “baritono con gli alamari”, così come è conosciuto per il suo passato nell’Arma dei Carabinieri, dalla quale non si è mai allontanato definitivamente, come dimostra la sua attività concertistica, è questa consacrazione speciale alla musica alla quale si è poi affiancata un’esperienza positiva come attore. La prima volta che ci parliamo, il maestro è in partenza per il Canada, ci salutiamo con una promessa, quella di risentirci telefonicamente al suo rientro con tante cose da raccontare, anche di quel viaggio e con una storia, anticipata via mail, che sembra davvero la trama di uno splendido romanzo di amore e coraggio.

Maestro Lovera, può raccontare ai lettori di Ravello Magazine perché è stato in Canada? Certo! Ho tenuto un concerto privato in Canada per un italiano, un luminare della chirurgia. Poi è stata la volta della Festa dei Carabinieri in Canada, svoltasi il 30 maggio, un evento a cui avevo già partecipato nel 2008 alla presenza del presidente della Fiat, Marchionne. Anche questa volta ho eseguito sia l’inno italiano che quello canadese e ho avuto il plauso e i complimenti.

Lei mi ha accennato ad una storia, interessantissima ed ammantata di mistero, che legherebbe la sua famiglia a quella del re. Può accennarci qualcosa? È un capitolo sicuramente particolare della mia vita e di quella della mia famiglia e di cui adesso sto cercando di tirare un po’ le somme, ma come potrà immaginare non è facile andare a fondo, ci sto provando, ma gli ostacoli sono tanti. Sono soprannominato, oltre che il Baritono con gli alamari, per il mio passato nell’Arma dei Carabinieri, anche il Principe Baritono. Il Re Vittorio Emanuele III d’estate usava recarsi in vacanza nel paese di montagna ove viveva mia nonna con la famiglia. Grazie a numerosi indizi e voci del paese, si presume che mia nonna ebbe una relazione con il sovrano dalla quale sarebbe nato mio padre Umberto Lovera, da cui ecco il mio soprannome.

Sua nonna fu anche protagonista di un atto di coraggio. La mia vulcanica nonna salvò dalla morte una mamma e due piccole bambine fuggite dalla Germania, nascondendole in montagna e rischiando la propria vita e quella dei numerosi figli. Questa storia è stata narrata dalle superstiti nel libro “The fate of olocaust memories” edito in America ed importante testimonianza della persecuzione ebraica. Scriverò a breve una sceneggiatura per un film che tratti la vita di questa nonna eroica e volitiva.

Parliamo di musica, quando ha capito esattamente che sarebbe diventata il suo destino, ha dei precedenti in famiglia? Mio padre suonava la fisarmonica e la chitarra classica, anche io ho cominciato a suonare la fisarmonica ma mi sono reso ben presto conto che quella non era esattamente la mia strada. Poi un giorno ho trovato un fascicolo dei Beatles in un negozio di dischi e, attratto da questo nome insolito, ho cominciato ad appassionarmi alla loro storia e ho sviluppato una grande passione non solo per il canto ma anche per la composizione. Compongo infatti da quando avevo 14 anni e ho composto circa 200 brani musicali e testi.

Poi è arrivato il palcoscenico? Ho cominciato ad esibirmi e ho ottenuto soddisfazioni incredibili, dal Premio Rino Gaetano, alla partecipazione, per ben 4 volte al concerto di Ferragosto, manifestazione ripresa in diretta televisiva da Rai 3. Ho lavorato con Franca Valeri in opere liriche,  partecipato a “My fair lady” sia al teatro Sistina che in una lunga  tournee, mi sono esibito in varie parti del mondo e nel 2014 ho cantato in occasione dei festeggiamenti per i 200 anni della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri a piazza del Popolo a Roma, concerto presentato da Giancarlo Magalli. Ho ricevuto a Firenze il Premio internazionale Apoxiomeno, prestigioso riconoscimento ad artisti e sportivi e ho cantato per Benedetto XVI nella Sala Nervi a Roma. Certo la mia carriera è stata anche frutto di incontri importantissimi, come quello con il mio vecchio maestro, un baritono che si era esibito con i più grandi del mondo, compresa la Callas, e di tanti sacrifici come gli anni spesi in attività che con la musica non collimavano assolutamente ma che mi permettevano di realizzare il mio sogno più grande. La musica, la mia passione per la musica è stata sempre più forte di tutto.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Quest’anno uscirà “Lovera sings Sinatra”, un disco nel quale interpreto i più grandi successi di The voice accompagnato da una grande orchestra americana, continuerò la mia attività concertistica in Italia e poi scriverò un brano per il prossimo Giubileo. A questo si affianca ovviamente la stesura della sceneggiatura del film di cui le parlavo prima.

Ed in questa grande attività come musicista, si è inserita anche l’esperienza di attore, può raccontarci come? È stata una bellissima esperienza, che ho apprezzato molto. Ho recitato in un film di guerra, “Giò”, in cui ho interpretato, recitando in tedesco, uno spietato maggiore della Wermacht, forse anche la mia postura da ex carabiniere mi ha aiutato tanto. E devo dire, senza però cedere alla presunzione, che ogni volta che mi sono cimentato nel ruolo di attore, ho avuto grandi soddisfazioni, ho fatto anche diverse pubblicità.

Mi diceva che conosce il Ravello Festival, ha avuto occasione di partecipare come spettatore e quale augurio farebbe al Festival? Vede sono un grande estimatore di Positano, e vado spesso lì per andare a trovare degli amici. Ravello è di conseguenza una tappa obbligata, anche perché sono un grande appassionato di Greta Garbo, si anni fa ho assistito ad una serata del Ravello Festival e l’augurio che posso fare è di continuare l’attività di grande successo che state portando avanti, fra l’altro contraddistinta da uno scenario di grande impatto e bellezza.

A questo punto della sua carriera, a chi sente di dover dire grazie Roberto Lovera? Sa, fare dei nomi mi sembrerebbe banale, anche perché sono talmente tante le persone a cui devo dire grazie che la lista si allungherebbe tantissimo. Pertanto dico grazie a tutti gli adulti, alle persone più grandi di me, che ho avuto la fortuna di incrociare lungo il mio cammino. E non parlo soltanto dei maestri, ma anche di tutte quelle voci che venivano dalle vecchie registrazioni di cantanti che ascoltavo e che per me sono state fonte di ispirazione costante. Il mio grazie, insomma, è un’ode all’esperienza.

Io ed il maestro Roberto Lovera ci salutiamo. A questo punto vorrei chiudere l’intervista con una curiosità che credo renda perfettamente l’amore dell’artista per la musica: Lovera, durante la nostra piacevole chiacchierata, mi ha rivelato di aver fatto anche il saldatore per poter pagarsi gli studi di musica. Ho pensato, in quell’istante, alle sue mani, abituate a scorrere la tastiera di un pianoforte e poi, come in un ossimoro visivo, alle sue dita, così educate alla delicatezza di un crescendo o di uno smorzando, impugnare gli attrezzi del mestiere di un saldatore. Per un istante ero come stordita da questo contrasto: La passione, quella vera, non accetta scuse. E qualsiasi strumento, sia esso propagatore di suono che di scintille, è un sentiero che conduce alla meta.

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