agosto 6, 2014 | by Emilia Filocamo
«Adoro scrivere thriller perché i crimini svelano la società». Lo scrittore Richard Godwin racconta il suo mondo

L’intervista con Richard Godwin, scrittore inglese di fama internazionale ed acclamato autore di Apostle Rising, Mr Glamour e di One Last Summer, romanzi che hanno ampiamente convinto la critica, si apre con la sua curiosità per il Ravello Festival. “Sounds great! Sounds great!” è la “chiosa” ad una promessa che ci facciamo: lui cercherà fra i mille impegni, di visitare Ravello ed assistere ad una serata del Festival prima che termini l’estate, ed io di visitare finalmente Londra. La sua intervista, in cui emergono anche riflessioni sul mondo dell’editoria e sulle difficoltà per un giovane scrittore di emergere è ovviamente dominata dalla passione autentica per la scrittura, passione nata molti anni fa.

Richard, quando hai capito che scrivere sarebbe stato il tuo destino? Ci racconti il tuo esordio letterario? «Volevo fare lo scrittore sin da quando avevo diciassette anni, scrivevo da allora. Ma, nel frattempo, facevo mille altri lavori e quindi il tempo che dedicavo alla scrittura era piuttosto intermittente. Poi, intorno ai quaranta, ho deciso di dedicarmi alla scrittura tutti i giorni, e non è stata una cosa semplice. Ho scritto diversi romanzi prima che il primo, Apostle Rising, fosse accettato. E’ un romanzo noir in cui un serial killer uccide i politici crocifiggendoli, ricreando gli omicidi di un caso irrisolto che ha quasi distrutto la vita e la carriera di un poliziotto. E questo poliziotto si ritrova faccia   a faccia con un vecchio avversario. Prima di questo romanzo, ho avuto diverse storie pubblicate in magazine ed antologie».

Il tuo primo fan, la prima persona che ha creduto in te? «Mia madre».

Secondo te cosa rende uno scrittore un bravo scrittore e cosa, invece, lo rende eccezionale? «Un bravo scrittore deve essere innanzitutto in grado di raccontare una storia, di creare personaggi credibili, non necessariamente simpatetici ma quantomeno stimolanti. Lo scrittore eccezionale deve possedere tutti questi requisiti ma in più deve riflettere se stesso, la propria cultura, entrare nel cuore e nella mente dei suoi personaggi. Ed in questo tipo di ricerca, lo stile ha un ruolo fondamentale, il grande scrittore deve avere la capacità di utilizzarlo in maniera tale che, pur essendo retaggio di uno stile precedente, possa apparire al lettore completamente nuovo».

Esiste una sorta di formula per diventare uno scrittore di bestseller? «Secondo me un bestseller è un perfetto equilibrio di suspense e di rivelazione. Deve mostrare, incuriosire, emozionare, eccitare, stimolare. Penso ad esempio al Padrino di Mario Puzo: Mario Puzo permette al lettore di entrare in un mondo che era proibito, quello della mafia e lo svela totalmente ai suoi lettori assolutamente consapevole di ciò che sta rivelando. L’industria dell’editoria si pone sfide sempre nuove, adesso vendono bene i romanzi sui licantropi ad esempio e c’è grande richiesta di questo genere, ma spesso il tutto si tramuta in una serie di repliche che perdono appeal e quindi il lettore, giustamente, vuole altro. Vuole nuove emozioni».

In genere per tutti gli scrittori gli inizi sono particolarmente difficili, con numerosi rifiuti da parte delle case editrici. E’ stato così anche per te? «Certo! Ho avuto tantissimi rifiuti e poi sono stati accettati due miei romanzi nel giro di una sola settimana, prima che Apostle Rising fosse pubblicato. Ed i contratti erano praticamente uno meglio dell’altro. Poi, meno di un anno dopo, è stato pubblicato Mr Glamour, un misto fra poliziesco e romanzo satirico. La trama esplora il mondo delle grandi firme ma la bellezza e la ricchezza delle persone che lo compongono costituiscono la malata ossessione di un serial killer fissato con le marche   sulle cui tracce stanno due poliziotti affetti da ossessioni altrettanto oscure».

Perché hai scelto il genere dei thriller e dei noir? «In verità io scrivo anche romanzi di fantascienza, satira, una mia commedia è stata portata in scena e scrivo poesie. Certo sono sicuramente famoso per i noir ed in fondo amo questo genere perché è una cartina tornasole della società, del sistema giudiziario della stessa, delle sue pecche e dei punti deboli. Il crimine svela le persone, toglie loro la maschera e rende pubbliche le cose più intime e nascoste».

C’è un romanzo, fra tutti quelli che hai scritto, che ami più degli altri? «Sai, per uno scrittore è difficile scegliere fra le sue opere perché alla fine vengono considerate un po’ come dei figli ed amate tutte allo stesso modo. Sicuramente sarò sempre affezionatissimo ad Apostle Rising, che è stato il primo, ma se proprio devo scegliere, ti dico che One Last Summer è forse il migliore che ho scritto fino ad ora. E’ la storia di un regista che ricatta il suo vicino di casa costringendolo ad un pericoloso gioco di identità. E’ molto più psicologico rispetto ai miei lavori precedenti, anzi lo definirei un noir per eccellenza».

Cosa ti ispira quando cominci a scrivere un libro? Un’emozione, un ricordo, qualcosa che ti capita all’improvviso? «Sono i personaggi stessi ad ispirarmi, con le loro storie. E lascio che si esprimano liberamente. Programmo molto poco di ciò che scrivo, preferisco far parlare i miei personaggi».

Gli scrittori a cui ti ispiri? «Le influenze sono sempre difficili da stabilire e da determinare ma se ti devo fare i nomi degli scrittori che hanno davvero cambiato la mia percezione della letteratura, allora ti dico Shakespeare, Lee Burke, Dickens, Dostoyevsky e tanti altri».

Quali sono secondo te i problemi maggiori del mercato editoriale oggi? Credi che sia più difficile farsi strada per un giovane scrittore nel mare magnum dell’editoria? «Il problema è che gli editori vogliono avere pronto subito il prossimo besteller e questo, purtroppo, spesso fa perdere i libri di qualità: vengono rifiutati grandi romanzi e pubblicate banalità. Nessuno sembra capire davvero perché 50 Sfumature di grigio ha venduto così bene, eppure ancora adesso temi come il sesso e la dominazione vendono tantissimo. Gli editori sono diventati avidi ed arroganti e si lamentano della concorrenza di Amazon. Si, è difficile farsi strada nel mercato editoriale, ma fortunatamente molti scrittori riescono a farsi conoscere lo stesso grazie all’auto pubblicazione».

Puoi parlarci dei tuoi progetti? «Il mio ultimo romanzo, Noir City, è stato pubblicato ora dall’Atlantis. E’ la storia di un pericoloso gigolo, Paris Tongue, che seduce la moglie di un boss della mafia e per questo viene inseguito in tutta Europa da alcuni sicari. Il romanzo racconta anche la storia delle città che Paris Tongue attraversa, da Parigi a Roma, da Dusserdolf a Londra e Madrid ed è anche una finestra sui costumi sessuali di queste città. Paris Tongue penetra nel cuore della sessualità europea seducendo tantissime donne. Noir City sarà pubblicato anche in italiano. Il mio quinto romanzo, Confession of a Hit Man esce questo mese sia in inglese che in italiano ed è la storia di un militare della marina reale che, diventato sicario, comincia ad acquisire potere, soprattutto lavorando con la mafia siciliana fino a quando non viene coinvolto in un traffico per la vendita di plutonio arricchito. Apostle Rising è stato tradotto in ungherese da Alexandra, la più grande casa editrice ungherese e sarà tradotto anche in italiano da Atlantis ed in sloveno da Artizan Press. Mr. Glamour sarà tradotto in italiano e francese da Meme».

Se non fossi uno scrittore saresti? «Un pittore».

Cosa pensi del successo degli e book? Pensi che un vero libro sia ancora quello fatto di “carne ed ossa”? «Penso che gli editori sono diventati pigri ed arroganti: quando è arrivato Amazon a dimostrare loro cosa vuol dire fare una distribuzione seria e di qualità, hanno cominciato ad avere paura. Un libro è un libro e non ha bisogno di credenziali e gli scrittori sono parte di una tradizione orale che risale fino ad Omero, non sono i gadget in regalo da una confezione di cerali! Anche io ho un kindle, ma preferisco un libro vero».

Sei mai stato in Italia? Hai uno scrittore preferito? «Sono stato in Italia tantissime volte: adoro il vostro Paese, la cultura, l’arte, le donne ,il buon vino, il cibo. Un terzo dell’arte di tutto il mondo è in Italia! Amo Caravaggio e fra gli scrittori Calvino, Leopardi, Dante Alighieri, Michele Giuttari, Italo Svevo, Calvino ed Eco. Il mio unico rimpianto è non parlare l’italiano, nonostante abbia studiato il latino con ottimi risultati».

Quando cominci a scrivere un romanzo hai una parola che, come per magia, trascina tutte le altre? Una sorta di “c’era una volta” ma ovviamente inserito in un contesto diverso? «Scrivo tutti i giorni e questo dà vita a tutto il resto».

Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole diventare scrittore? «Di scrivere tutti i giorni. Di leggere tutti i giorni».

Il libro che sta sul tuo comodino in questi giorni? «Herzog di Saul Bellow».

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