maggio 20, 2015 | by Emilia Filocamo
“Al Ravello Festival auguro di mantenere l’unicità che lo caratterizza”. In esclusiva a Ravello Magazine, Antonio Catania, protagonista di Squadra Mobile

La grandezza non è solo una definizione, il box contenitivo dove parcheggiare una specificata dimensione, una misura. Qualcosa magari di matematico e freddo, un concorso di dati e di numeri. La grandezza è forse soprattutto semplicità, e  anche un po’ di sana ritrosia. È la parola che arriva soppesata, “raffreddata” dalla posa della riflessione, come una pietanza che dal bollore “della preparazione”, del pensiero, merita un po’ di decantazione prima di essere somministrata. La grandezza è apparire con semplicità quasi spiazzante, con un modo di raccontarsi fatto di piccole cose. È una dote segreta, che non appartiene a tutti, che si comunica con pochi mezzi spontanei, privi di artifici: non servono gigantografie di se stessi e di ciò che si è fatto o si è. Un istante dopo aver parlato al telefono con Antonio Catania, pensando al modo corretto in cui introdurre questa intervista, ho sentito il bisogno di esordire così. C’è sempre una sorta di timore nell’intervistare e nel chiedere, nell’intrufolarsi, seppure in maniera discreta, in punta di piedi, nel mondo di un artista, c’è sempre quella certa dose di disagio che si avverte come se si stesse entrando ospiti in una casa che non si conosce e si dovesse superare la fase di acclimatamento che poi permette di sentirsi più leggeri e disinvolti. L’ho provata questa sensazione, ed è stato intervistando Antonio Catania, ma poi ho anche provato la bellezza e la semplicità del suo modo di raccontarsi con un tono di voce pacato, garbato, che mi ha messa a mio agio. Facendomi “accomodare” nel suo spazio di successi, di grandi interpretazioni, di progetti e di passione.

Signor Catania, cosa le piace del suo personaggio, di Sandro Vitale, in Squadra Mobile ed in cosa, invece, si discosta completamente da lei e non le piace? Innanzitutto posso dire che a differenza di altre volte in cui ho interpretato ruoli ironici o di commedia, qui invece interpreto una storia drammatica. Vitale ha alle spalle una dipendenza da alcool di cui si scopriranno i motivi più in là, non posso anticipare molto. È un po’ una chioccia nei confronti dei ragazzi della squadra, di quelli più giovani. La sua dipendenza è un problema comune a tante persone, subito da tante persone, è l’essere prigionieri di ciò che fa stare male e che tende ad isolarti dal contesto sociale, dal lavoro, dagli affetti. Ma se questo mio ruolo servirà a far passare il messaggio che è possibile guarire dalle dipendenze, non solo da quella alcolica ovviamente, allora direi che questa è una cosa bella del mio personaggio, e che ha una missione importante. Ciò che non mi piace di Sandro Vitale è forse il suo modo di cercare la solitudine, pur essendo circondato dai colleghi e da tante persone, tende ad essere caratterizzato da una forte solitudine. Ecco, mi piacerebbe che queste persone, specie se con problemi di dipendenza e con un lavoro di grande responsabilità, non si isolassero e non tendessero a tagliarsi fuori dalle relazioni sociali.

Qual è il rapporto di Antonio Catania con la sua terra di origine, con la Sicilia? In cosa avverte l’influenza delle sue radici? Beh, ho lasciato la Sicilia a 16 anni per andare a Milano: erano anni in cui, diciamoci la verità, si avvertiva un po’ di razzismo per il sud e questo si, forse mi ha creato delle difficoltà. Il mio rapporto è sicuramente di grande amore ma anche di grande rabbia nei confronti di alcune situazioni sociali o ambientali: rabbia per il lavoro che è poco, per le occasioni che sono ancora di meno e mal retribuite. Certo si vive molto bene ma le opportunità sono poche. Da ragazzo sono sempre stato colpito dalla grande espressività siciliana, l’espressività dei pupi, che andavo a vedere nei vari teatrini, dalla grande vivacità dei suoni e dei colori tipici della mia terra, penso ad esempio alla cantilena dei venditori ambulanti. Ecco queste sono le cose che mi porto dentro e che sicuramente mi hanno influenzato.

Lei che ha interpretato tanti ruoli ed è stato protagonista di tanti lavori di successo, ha ancora un sogno da realizzare? È difficile rispondere, posso dire che vorrei fare tutto quello che non ho ancora fatto e magari rifare bene quello che ho fatto male.

Ha dunque qualche rimpianto professionale? No, assolutamente. Gli errori sono necessari, sono un passaggio obbligato per migliorare.

Cosa la aspetta dopo Squadra Mobile? Adesso ho una tournee teatrale, uno spettacolo e poi inizierò a girare un film “Una nobile causa” ancora su una dipendenza, ma questa volta dal gioco, con la regia di Emilio Briguglio. E poi non so, forse ci sarà un’altra serie di Squadra Mobile e si sa che questo genere di lavori impegna molto, anche per 5 mesi.

Il suo tempo libero come lo trascorre e che rapporto ha con la musica? Ho un figlio di 6 anni e mi dedico a lui nel tempo libero. Per il resto amo il mare, la vela, andare a cavallo anche se quest’anno l’ho fatto molto poco per gli impegni di lavoro. Adoro ascoltare la musica, amo molto il jazz, ho studiato canto lirico e se non fosse faticoso, mi piacerebbe fare un musical, cantare e ballare insieme.

Un difetto ed un pregio di Antonio Catania. Il difetto è che sono molto pigro, potendo eviterei sempre ogni tipo di fatica. Il mio pregio è forse che metto sempre del mio in tutto quello che faccio, mi piace molto personalizzare, aggiungere, dare del mio in tutti i ruoli che interpreto.

L’augurio di Antonio Catania al Ravello Festival? Il mio augurio è di mantenere salda e viva l’identità del Festival, la sua unicità, non solo per distinguersi ma anche e soprattutto per restare vivo.

Potendo tornare indietro c’è qualcosa che vorrebbe dire a qualcuno, non so nell’ambito personale e professionale? Beh, nell’ambito personale direi tante cose, dovrei dire tante cose a tante persone. Nell’ambito professionale forse ogni tanto rifletto sul fatto che troppo spesso si danno per scontate le cose, e che a volte sapendo che i colleghi con cui lavori sono bravi, non tendi a manifestare la tua stima nei loro confronti. Ecco, forse qualcuno meritava che glielo dicessi apertamente. Perché le persone, tutte, hanno bisogno di sentirsi gratificate.

L’intervista con Antonio Catania si chiude qui: c’è una cosa che non ho ancora detto. Quando l’attore ha saputo che vivo a Ravello, ha commentato con un breve e spontaneo “che meraviglia”.  È proprio vero: non bisogna mai dare nulla per scontato. E la bellezza, così come il talento, vanno sempre riconosciuti, non importa quanto siano evidenti ed abbaglianti.

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