aprile 22, 2015 | by Emilia Filocamo
Alessandro Cimarelli, Demetrio Sacco e Nicolò Mazza De Piccioli, autore, sceneggiatore e regista di Il Lato Destro ci spiegano il fenomeno della webserie

Un progetto è sempre frutto di un’intuizione, di un solletico interiore, specie quando si tratta di un progetto artistico che ha un’origine precisa ed improvvisa, una sorta di impromptu che allaga la coscienza senza prima bussarle, che investe la mente, il sentimento e si insinua conquistandoli. Un progetto ha sempre una paternità, un seme da cui si sono dipanati radici, corpo e propaggini, le estremità nodose che danno frutto. Nel caso di questa intervista, insolita, con un tempo di “stagionatura” opportuno e piuttosto prolungato, con una genesi casuale e piacevole, la paternità, pur possedendo una intuizione che parte da lontano e con una persona precisa, appartiene a tre artisti differenti che con il loro apporto, in termini di autorialità e recitazione, di scrittura e di regia, hanno contributo allo svezzamento e all’irrobustimento del “nuovo nato”. Parlo della webserie Il Lato Destro, il cui pilot è andato in rete il 2 aprile scorso e mi riferisco ai tre fautori di questo progetto: Alessandro Cimarelli, autore, produttore ed attore, Demetrio Sacco, sceneggiatore e Nicolò Mazza De Piccioli. Una serie nuova, di impatto visivo ed emozionale che trascende i cliché del già visto e del già detto, specie per il panorama italiano e che, strizzando l’occhio con dovuta ed apprezzabile originalità ai maggiori successi stranieri in fatto di serie, si propone come una sorta di discesa nelle passioni e nevrosi più torbide dei protagonisti, a cominciare da Roberto Destro, il protagonista, giovane videomaker in un momento difficile della vita, sia per ragioni lavorative che affettive. Il lavoro scarseggia causa una concorrenza sleale e Roberto Destro, che già  risente della morte della sorella Bianca avvenuta 10 anni prima per overdose, attraversa un momento difficile. Questo farà maturare in lui malvagi propositi. Ma l’insolito racconto, l’insolito prodotto fatto anche di contaminazioni fra videogiochi e mondo delle serie tv, ha necessitato, anzi quasi obbligato ad un’intervista altrettanto insolita fatta alle 20 di un mercoledì in viva voce con i tre ideatori.

La mia prima domanda è raccontare Il Lato Destro ai lettori di Ravello Magazine, di come è nata l’idea e di conseguenza la serie.

Alessandro Cimarelli: L’idea originale era di Matteo Carlini, un mio amico divenuto poi montatore della nostra serie. Mi ha parlato di questa storia, di un videomaker che decide di ucciderne altri, di uccidere altri suoi colleghi per rubare loro il lavoro, mi proponeva di farne un corto o un medio metraggio. Così ho pensato di sviluppare la storia di Roberto Destro, il protagonista appunto, che per vari motivi lavorativi, la perdita di lavoro innanzitutto e per lo stress consequenziale, subisce un cambiamento drammatico, nel personaggio scatta insomma qualcosa di terribile. All’inizio ho scritto io un testo, essendo anche scrittore ma poi ho cercato uno sceneggiatore, e qui è arrivato Demetrio Sacco, con il quale abbiamo fatto delle modifiche interessanti sul lato psicotico del personaggio. Così Demetrio ha scritto la sceneggiatura da cui è nata la puntata pilota andata on line il 2 aprile scorso. Poi a quel punto ho cercato di creare una troupe che fosse il più completa possibile e soprattutto, a differenza di altri casi, ho fatto  in modo che ciascuno avesse un proprio compito ed un proprio ruolo preciso. Poco alla volta tutti quelli a cui raccontavo la storia si sono appassionati, e così abbiamo allestito un team di lavoro incredibile che andava dal make up artist al parrucchiere, dallo scenografo al costumista, ognuno inserito in quella specializzazione soltanto. E poi il regista Nicolò mi ha ispirato tantissimo ed è stato di grande aiuto.

Una domanda per lo sceneggiatore adesso, per Demetrio Sacco: ci racconti come è nata dal tuo canto l’esperienza di sceneggiatore de Il Lato Destro e, tecnicamente, come hai affrontato questo lavoro? Il tutto è iniziato tra ottobre e novembre 2013. Alessandro mi contattò per una revisione della sceneggiatura pilota che lui stesso aveva scritto. L’idea alla base di questa serie mi piacque molto e quindi accettai, e nel farlo proposi ad Ale una riscrittura del soggetto. La sua sceneggiatura era buona ma dal mio punto di vista sbrigativa sui personaggi. Gliene parlai e gli chiesi se potevo ampliare la storia con nuovi personaggi e nuove linee narrative. Ale accettò e ci trovammo a risoggettare insieme la serie. Una volta creata la base di tutto ho scritto la sceneggiatura.

Adesso una domanda per tutti e tre: perché scrivere una web serie?

Alessandro Cimarelli: Dal mio punto di vista, come produttore e non solo come attore ed autore, una delle caratteristiche più stimolanti è il fatto di avere una visibilità infinita e possibilità di sperimentazione che in altri casi non sono facili da ottenere. Il web stuzzica, si può avere maggiore interesse ma è anche vero che più ci guardano e più possiamo avere dei riscontri sul nostro lavoro, il numero di persone che ci seguirà diventerà una sorta di cartina tornasole del nostro progetto e ci indicherà se stiamo andando nella direzione giusta.

Nicolò Mazza De Piccoli: Quando ho risposto alla chiamata grazie ad un annuncio sul web in cui si cercava il regista per una webserie non ero convinto, non ho mai avuto troppa simpatia per le webserie, anche perché in Italia sono quasi sempre comiche o fatte con poche risorse e piuttosto approssimative. Invece il prodotto di Alessandro era molto ambizioso, non aveva un budget alto ma con professionisti in ogni settore. Io che sono piuttosto refrattario al web, non ho facebook, non uso twitter, ho cominciato ad appassionarmi all’idea anche perché si trattava di un thriller, e dunque una cosa diversa. Certo ho virato un po’ di più sulla commedia, togliendo un po’ del dark che aveva inserito Alessandro, ecco eliminando un po’ di sangue. Senza sfociare nello splatter, arriverà anche il sangue.

Demetrio Sacco: Mi piace scrivere per il web. Ho scritto altre due webserie fino ad ora, entrambe sitcom, quindi l’idea di provare a scrivere su un genere, quello drammatico, che non avevo ancora affrontato mi stimolava parecchio.

Parliamo di musica: che ruolo gioca nel vostro lavoro e come è stata utilizzata?

Alessandro Cimarelli: È stato fatto un lavoro molto bello e lungo, essendo un prodotto low budget tutti abbiamo contribuito lavorando gratuitamente e per passione ed investendo mezzi e professionalità. La serie è stata girata a Roma nel luglio del 2014, e per le musiche abbiamo fatto un abbinamento fra musica appunto ed effetti sonori. Ad esempio sono stati creati dei temi appositi, come il tema di Bianca, la sorella di Roberto Destro morta per overdose. Quando ho visto lo sviluppo in post produzione, sono rimasto davvero sorpreso, e quando siamo arrivati alla musica ho visto nella serie un saldo di qualità netto, sono rimasto colpito e devo ringraziare tutti quelli che hanno lavorato a questo sogno con grande professionalità.

Da spettatori cosa amate guardare in tv e cosa proprio non vi piace?

Alessandro Cimarelli: Adoro le serie americane, Dexter ad esempio, o Breaking Bad, adoro questi personaggi a metà fra bene e male, un po’ come Roberto Destro. Al cinema guardo un po’ di tutto ma preferisco film che non facciano furore al botteghino, magari dei piccoli gioielli. Non mi piacciono le serie italiane, le fiction in genere; non mi piacciono per narrazione, per contenuti, spesso anche per capacità recitative.

Nicolò Mazza De Piccoli: Mi piacciono le produzioni SKY come 1992 o Gomorra. Sono soldi spesi bene. Per quanto riguarda il cinema italiano mi piacerebbe vedere film dove si osa di più, non si fanno film di fantascienza o in costume, oppure ci sono pochi coraggiosi come il Salvatores di Nirvana e del film Il Ragazzo invisibile. Per quanto riguarda le serie americane, preferisco quelle con personaggi buoni o positivi, tutto il negativo che c’è in molte delle serie mi disturba perché è come se fosse una totale mancanza di fiducia, ed è devastante.

Demetrio Sacco: Vado spesso al cinema e cerco di guardare di tutto, senza fossilizzarmi su un genere o un regista in particolare (anche se ne ho di preferiti). Idem per la televisione. Ho apprezzato serie tv americane come Breaking Bad, The wire, House of Cards, Seinfeld, ma anche serie inglesi e francesi come Inside Number 9, The Black Mirror, Luter o Les Revenantes. Per quanto riguarda l’Italia credo che con serie come Romanzo Criminale in passato e Gomorra oggi, ci si stia avvicinando molto  ad uno standard narrativo e visivo di carattere internazionale.

Quale messaggio sperate che arrivi al pubblico da Il Lato Destro?

Nicolò Mazza De Piccioli: Sono tanti e credo che quelli dell’autore e dello sceneggiatore siano i più importanti. Come messaggio che spero arrivi da parte mia, penso che sarebbe una soddisfazione sapere che il pubblico sia stato attirato dalla storia, dal piacere dell’intrattenimento e spero che dalla puntata pilota si generi una curiosità narrativa di grande impatto.

Alessandro Cimarelli: Spero che Il Lato Destro aiuti a far capire che le persone spesso, e per motivi personali o di vissuto, sono diverse da come appaiono. La scena della pelle che viene via nella puntata pilota, è una metafora della maschera che ci portiamo addosso. Certo il messaggio potrebbe essere anche quello di comportarsi bene perché non si sa con chi si ha a che fare dall’altra parte, ma poi anche la cronaca recente ci sta dimostrando altro. Una persona che perde il lavoro, subisce uno stress e muta, la mente umana si sfoga in maniera imprevedibile. Non è un racconto reale, ma è il racconto di qualcosa che può succedere.

Demetrio Sacco: Oltre la pilota la speranza è di poter girare anche i rimanenti episodi della prima stagione che nel loro insieme vorrebbero esprimere il concetto di come male e bene spesso si scambino fra loro, anche nello stesso individuo e di come sia difficile rendersi effettivamente conto di chi si ha davanti. I personaggi del Lato Destro punteranno a questo.

Demetrio, da sceneggiatore hai un personaggio preferito? Si, ed è Van Gogh. Nella prima versione aveva un altro nome e un’altra funzione, invece in questa servirà a… ah, non posso dirlo ora!

Un’ultima domanda per tutti e tre: la qualità che invidiate agli altri, invidiate in senso positivo?

Nicolò Mazza De Piccioli: Alessandro mi costringe a rispondere per primo. Sono due le cose che invidio di Alex e cioè la professionalità, la pretesa di professionalità, di non lavorare in maniera approssimativa ma di cesellare. E poi sicuramente la pazienza, con me ne ha avuta tanta.

Alessandro Cimarelli: Mi piace tanto di lui l’essere attento ai dettagli, ai particolari, il ripetere una scena anche se andava già bene. È dedizione, non solo passione. Ho sempre chiesto a tutti la passione e anche lui si è appassionato a questo progetto a sua volta.

Demetrio Sacco: Di Alessandro ammiro la determinazione. Non ha mai mollato di un millimetro su questo progetto, nonostante le infinite difficoltà. Nicolò è subentrato qualche mese dopo ed è entrato subito nella serie. Credo sia stato molto bravo a programmare le riprese nonostante un budget bassissimo riuscendo grazie anche a tutto lo staff, a creare un prodotto esteticamente ottimo.  

Il viva voce viene risucchiato, tutto diventa più discreto e meno plateale, la treccia di voci si ricompone in una sola, quella di Alessandro Lupo Cimarelli. Siamo alla fine dell’intervista. E non so perché, mi sembra di vedermelo accanto Roberto Destro, messo su da carponi che era ed ancora abbozzato come nella linea magra di un disegno, mentre Alessandro, Demetrio e Nicolò come tre padri apprensivi, lo guardano avanzare con gli occhi carichi di speranza e soddisfazione.

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