dicembre 6, 2014 | by Emilia Filocamo
Alessio Gravelli e quell’esperienza sul set di Gangs of New York “All’improvviso mi trovai di fronte Cameron Diaz, Di Caprio e Martin Scorsese”

Prima di cominciare questa intervista, voglio sottolineare che Alessio Gravelli mi ha colpito per la grande umiltà e responsabilità con cui ha accettato di rispondere alle mie domande. Di primo acchito, avevo interpretato le sue domande sulla tipologia di intervista che avrebbe affrontato, sulla modalità con cui sarebbe avvenuta e sul tipo di requisiti necessari per prendervi parte, con una certa diffidenza nei miei confronti, poi ho capito che in realtà Alessio è una persona con una passione nel sangue, quella per il cinema e per la recitazione, una passione a cui riserva gran parte del suo impegno e della sua giornata e che, proprio per questa consapevolezza, non vuole dire nulla di più di ciò che è o paventarsi per altro. Mi colpiscono la sua semplicità e la serietà con cui affronta le giornate dure sul set, con cui si barcamena fra i vari impegni ed un  lavoro diciamo “normale” e così comincio proprio con il chiedergli come si svolge una sua giornata tipo.

Alessio, come è una tua giornata tipo su e giù dai set. A che ora ti svegli solitamente, in che modo ti informi sulle produzioni in corso o in atto? Puoi raccontare ai non addetti ai lavori questo aspetto della tua passione? Innanzitutto devo dirti che è un piacere per me rispondere ad una tua intervista, certo che posso raccontare ai non addetti ai lavori aspetti della mia professione, e lo faccio con piacere. Non c’è mai un orario stabilito. Per quanto riguarda le riprese, l’orario varia infatti a seconda delle esigenze della scena quindi una convocazione su un set può essere diurna ma anche notturna. La mia giornata tipo inizia sempre molto prima di un set poiché ricoprendo spesso ruoli inerenti a forze dell’ordine, ho necessità di prepararmi. Una volta arrivati sul set, bisogna armarsi di molta pazienza in quanto si passa dal vestiario al trucco e al parrucco e tutto ciò richiede tempo sia all’artista che a chi lo prende in consegna. Poi è il momento del set e qui entra in ballo la concentrazione, componente fondamentale per eseguire al meglio il proprio lavoro: si mette da parte lo scherzo e si recita. Per quanto mi riguarda di solito mi informo circa le produzioni in atto direttamente con le mie agenzie oppure tramite colleghi.

Perché recitare, cosa ti affascina del mondo del cinema? Hai un precedente in famiglia oppure sei tu ad aver iniziato per primo seguendo la tua passione? Recito perché mi piace farlo: su un set come persona riesci a diversificarti ed è un lavoro che mi consente di andare oltre la solita routine giornaliera, cambi scene, luoghi, personaggi, non c’è monotonia, sono affascinato da tutto ciò, quello che mi ha attratto sempre di questo mondo, è lo stare a contatto con grandi attori e registi e condividere tutte le sensazioni che si possono sperimentare su un set. Anzi, posso dirti che pur non avendo nessuno in famiglia che abbia mai lavorato nel cinema, sono stato molto sostenuto.

Ti occupi anche di altro o ti dedichi esclusivamente a questo? Collaboro con un’azienda di traslochi e a volte con amici eseguo lavori di giardinaggio, ma il mio obiettivo principale resta il cinema.

Ho notato che molte delle tue foto dai set sono in divisa, come mai? Sei particolarmente adatto per questo tipo di ruolo? È vero, forse perché la regia mi vede calato bene in questo tipo di ruoli.

C’è stato un giorno sui set che ricordi con maggiore affetto? Una giornata insomma proprio indimenticabile? Posso dirti che la maggior parte dei giorni sui set è indimenticabile. Sicuramente quella che non dimenticherò mai è stata la mia prima volta negli studi di Cinecittà dove ho partecipato alle riprese di Gangs of New York. Ad un tratto mi sono trovato davanti attori del calibro di Cameron Diaz e Leonardo Di Caprio e poi il grande regista Martin Scorsese. 

L’incontro che ti ha segnato? Non so con un tuo mito del cinema, con un attore che ami molto? Quello con Lino Banfi in “Un medico in famiglia”, sempre negli studi di Cinecittà: mi ha fatto ridere tanto ed è un artista che ho sempre ammirato.

Quali sono le difficoltà che comporta questa tua passione? Non so rifiuti, mancanza di occasioni e quali sono state, invece, le più grandi soddisfazioni? Non ci sono grandi difficoltà se si fanno le cose con impegno, poi, certo può accadere di essere rifiutati, ma fa parte del gioco. E poi ho avuto belle soddisfazioni, quando ho ottenuto la possibilità di prendere parte a scene di un certo rilievo.

Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questo tuo stesso percorso? Cosa fare e cosa evitare assolutamente? A chi vuole intraprendere questo lavoro innanzitutto consiglio di cominciare presto a frequentare corsi di recitazione per poter così avere una base solida e professionale, poi di essere sempre aggiornato sui casting, di perseverare e di avere grande costanza. Sconsiglio di credere alle promesse facili, bisogna starne alla larga.

Qual è il tuo sogno nel cassetto? Diventare un attore affermato.

Il regista con cui vorresti lavorare? Non saprei risponderti, perché avendo lavorato con registi italiani e stranieri affermati, direi che non ho una preferenza, in parte questo è un sogno già realizzato.

Hai mai dei rimpianti? Certo, come tutti, credo. Ma quello più grande resta il non aver intrapreso prima questa professione.

Sei mai stato al Ravello Festival e ti piacerebbe partecipare? Conosco la vostra kermesse, e mi piacerebbe assistere ad una serata, ma nella mia veste e non con un progetto preciso, anche perché non mi piace svelare un progetto in anticipo.

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