luglio 30, 2014 | by Emilia Filocamo
Alexandre Desplat e Dominique Lemonnier: due cuori per la musica / INTERVISTA DOPPIA

Il concetto di coppia, artistica e di vita, è prepotente e vitale per Alexandre Desplat. A pochi giorni dall’evento in cui il grande compositore ed il Traffic Quintet, di Dominique Solrey Lemonnier primo violino e moglie di Desplat, si esibiranno al Ravello Festival nello scenario incantato di Villa Rufolo, (l’attesissimo evento, in esclusiva per il Ravello Festival, è in cartellone giovedì 31 luglio alle ore 21.25) ci si rende conto di quanto sia forte il legame, artistico e di vita, tra il compositore e la sua Dominique. Desplat non vuole parlare solo di se, della propria osannata carriera, dei film a cui ha dato voce con una carrellata di colonne sonore indimenticabili e per le quali ha ricevuto diverse nomination all’Oscar. Desplat vuole condividere anche questa intervista. Ed ecco un esclusivo botta e risposta che somiglia quasi all’inseguimento dei fraseggi in un concerto per due violini, o meglio per flauto e violino.

Il letimotiv del Ravello Festival 2014  è il Sud. Cosa è per voi il sud, un modo di essere, di vivere? Potreste darmi la vostra definizione di sud?

Alexandre Desplat: Ulivi, ospitalità e luce.

Dominique Lemonnier: Il bianco, il  blu e Giotto.

Qual è secondo voi lo strumento musicale che meglio rappresenta il Sud?

AD: Flauto e violino

DL: Concordo in pieno, flauto e violino.

Come è nato il progetto che presenterete al Ravello Festival?

DL: Ho pensato ad uno show, ad un evento che potesse combinare la bellezza del lungo Senna alla musica del mio compositore francese preferito di colonne sonore e ho pensato di portarlo in scena, una cosa che lui non faceva da anni e poi ho chiesto al mio caro amico Alain Planès di unirsi a noi.

Come è nata la collaborazione fra il maestro Desplat ed il Traffic Quintet?

DL: Dopo molti anni spesi ad essere direttore di Alexandre, volevo trovare un modo per portare la musica da camera sul palco in maniera differente e cioè combinando l’arte contemporanea, I video e le citazioni cinematografiche. Io lavoro fianco a fianco con il grande artista Ange Leccia. Il programma dell’evento si baserà sulle grandi colonne sonore di film trascritte per il Traffic Quintet e questo offrirà la possibilità di essere ascoltate lontano dal loro solito contesto e dunque trasformate da un punto di vista sonoro. Non solo, saranno anche accompagnate da nuove immagini. La difficoltà della trascrizione richiedeva una sfida di cui potevano essere capaci sono interpreti straordinari e così ho messo insieme il meglio che conoscevo: Philippe Noharet, Raphael Perraud, Estelle Villotte e Thibaud Vieux.

AD: Amando profondamente il suono degli archi, trascrivendo la musica per il Traffic Quintet e lavorando accanto a Dominique, una grande artista che mi ha insegnato come cavare dal violino i suoni più belli, sono riuscito a sperimentare nuove sfumature e sonorità che hanno sicuramente migliorato ed elevato il mio modo di scrivere le parti destinate agli archi all’interno delle colonne sonore.

Esiste secondo voi una ricetta, una formula precisa per fare buona musica, musica di qualità?

DL: Ce ne sono tantissime!

AD: Troppe direi!

Cosa vi aspetta dopo Ravello? Quali sono i prossimi progetti del Traffic Quintet?

DL: La Cinematheque di Parigi ad Ottobre e l’uscita del nostro nuovo cd sul programma di Quai de scenes.

L’incontro che vi ha cambiato la vita?

AD: Con Roman Polanski.

DL: Con il compositore Pascal Dusapin.

La prima colonna sonora che avete amato?

DL: Pierrot Le Fou

AD: Vertigo. 

Parlando di colonne sonore, quale potrebbe essere quella giusta per descrivere la storia del Traffic Quintet?

DL: Pierrot Le Fou.

AD: Ci ripetiamo, Vertigo.

A chi volete dire grazie oggi?

AD: A Nino Rota.

DL: A Johann Sebastian Bach.

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