giugno 7, 2014 | by Emilia Filocamo
Alla scoperta dei romanzi horror con Jim Goforth

Quando Jim Goforth, autore australiano di romanzi horror ed appassionato di musica metal, accetta di raccontarmi la sua carriera e la sua passione per gli horror, è costretto a ritardare un po’ questo appuntamento a causa di un improvviso problema familiare, fortunatamente risolto. Ed è proprio questo piccolo incidente, questo imprevisto a rendere giustizia ad una delle sue affermazioni, quando dirà, appunto nel corso dell’intervista, che l’unica cosa di cui ha seriamente paura è che la sua famiglia possa correre dei rischi. Risollevato dalla risoluzione del problema, Jim si “consegna” a queste pagine con tutta la sincerità possibile, raccontando di speranze ed insuccessi, della sua passione per la musica e per un mondo di fantasia, quello che si trova nei suoi romanzi, a tinte prevalentemente fosche. Quasi per una sorta di “obbligo  morale” sono obbligata a partire proprio da una domanda sul genere horror.

Jim, tu scrivi romanzi horror. Questa scelta è dovuta al fatto che si tratta di un genere piuttosto popolare o c’è anche un altro motivo? Ho una passione innata per il genere horror, in tutte le declinazioni possibili e ho scritto sempre racconti e romanzi di questo genere, sebbene il successo sia arrivato soltanto adesso. Quando ero più giovane scrivevo un po’ di tutto, però mi rendevo conto che gravitavo quasi sempre nell’ambito dell’horror. Mi sono sempre piaciute le atmosfere oscure, intricate. Di sicuro questo genere non è uno dei più popolari, ma è quello che amo e in cui riesco a scrivere cose che mi piacciono.

Tu hai cominciato con la musica: in che modo sei passato dall’ambito musicale alla scrittura e come è cominciato tutto? Ad essere sinceri è stato proprio l’opposto, nel senso che ho cominciato dalla scrittura. Ho scritto i miei primi due romanzi quando ero solo un teenager. Il primo, soprattutto, era totalmente influenzato dagli scrittori e dai libri di genere horror che avevo letto e di cui mi ero appassionato, quindi diciamo che non emergeva una voce mia, uno stile personale. Quando poi mi sono reso conto che per scrivere non avevo bisogno di imitare nessun altro, allora tutti i miei sforzi nel costruire una trama e nel terminare un libro, sono diventati minimi, perché mi sentivo più libero ed ispirato. Ho provato comunque a far pubblicare quei primi lavori ma va tenuto conto che era un periodo in cui non c’era tutta la possibilità di fare network grazie ad internet, e dunque non era facile raggiungere le case editrici. Così per un bel po’ di tempo lasciai perdere la scrittura e i romanzi e mi dedicai all’altra mia grande passione: la musica metal. Con mia moglie fondammo la Black Belle Music, nata con lo scopo di scoprire, valorizzare e promuovere le voci e gli artisti gravitanti nel campo della musica metal, soprattutto quelli sconosciuti. Ben presto però, arrivammo anche alle band metal più note del mondo. Il tutto avveniva tramite una serie di strategie: interviste, articoli, distribuzione di cd, concerti. Partecipavamo a tutte le convention e agli incontri del settore in giro per il Paese e, grazie a questo nostro attivismo, siamo diventati, in pochissimo tempo, piuttosto noti. Dopo centinaia e centinaia di interviste per le maggiori band di musica metal di tutto il mondo e dopo svariati concerti di artisti australiani, io e mia moglie abbiamo deciso di mettere un po’ da parte questo progetto e abbiamo deciso di chiudere la Black Belle Music. Così sono tornato al mio primo amore e da allora non mi sono più guardato indietro. La pubblicazione però, non è stata un percorso semplice: quest’anno è stata per me una vera e propria consacrazione, a Gennaio uscirà “Plebs”, ho inoltre un paio di storie che saranno pubblicate in un’antologia sempre nel 2014, parteciperò con altri cinque autori di horror ad un romanzo corale che uscirà fra un paio di mesi e in più il mio editore ha nelle mani una piccola raccolta dei miei maggiori romanzi brevi.

Il genere metal e l’horror sembrano essere legati dallo stesso cordone ombelicale, insomma trovo che un brano metal sia perfetto per una scena ad alto contenuto horror. Cosa rappresenta per te questo genere di musica? Ti risponderò con una frase che ero solito utilizzare in tutte le interviste che facevo alle band che mi sembra perfetta in questo frangente: la musica metal e l’horror vanno di pari passo. Ci sono in particolar modo alcune declinazioni della musica metal, anche un po’ estreme, come la black metal o la death metal, che sono particolarmente adatte a questo genere letterario. Io stesso ho scritto un racconto utilizzando completamente il testo di una canzone metal. Forse sarò di parte, perché amo davvero questo genere di musica, ma credo sia una fonte di ispirazione inesauribile per un romanzo horror.

Hai iniziato a scrivere giovanissimo, ma chi è stato il tuo primo fan? Sicuramente i miei genitori. Ma devo ringraziare anche i miei insegnanti perché si sono resi subito conto che per me scrivere era un’inclinazione assolutamente naturale. Tendevo sempre tuttavia a scrivere storie pungenti, oscure e spesso erano così entusiasmanti che ricordo venivano lette in classe ad alta voce!

Quali sono stati gli scrittori che ti hanno ispirato in questo genere? Richard Laymon è stato il mio maestro indiscusso, ma anche autori come Graham Masterton, Dean Koontz e Clive Barker. Generalmente però il mio lavoro allora era troppo influenzato dal loro modello, solo quando mi sono avvicinato alle opere di Laymon, ho capito che dovevo cercare di seguire e mantenere uno stile originale, assolutamente personale.

Avrai incontrato tantissimi scrittori anche famosi, ovviamente di genere horror. Chi ti ha dato di più in termini umani e professionali? Ti dirò che le persone più influenti che abbia mai incontrato sono quelle provenienti dal mondo della musica metal, quindi grandi artisti e componenti  di band molto famose. Vivendo in Australia, e non negli States, sono piuttosto decentrato dalle grandi convention e dai workshop che si tengono negli Stati Uniti e che raggruppano gli autori horror più famosi. Ma non me ne rammarico. Per me le persone sono soltanto persone, non mi importa chi siano o quanto famosi siano diventati. Il mondo dello star system non mi incuriosisce affatto e credo che nessuno sarebbe in grado di farmi una grande impressione.

Molti romanzi di successo vengono tramutati in film altrettanto straordinari. Hai mai pensato di tentare anche questa strada? Non mi sono mai cimentato nello scrivere una sceneggiatura, anche se sicuramente non mi dispiacerebbe. Tengo a precisare che non ho mai scritto uno dei miei racconti o dei miei romanzi pensando di farlo diventare un film, però le recensioni che il mio romanzo Plebs ha ottenuto, hanno evidenziato che si tratta di un horror particolarmente adatto alla realizzazione di un film splatter, visti i contenuti. Sarebbe bellissimo, ma, se dovesse accadere, vigilerei sulla realizzazione della sceneggiatura e sulla resa cinematografica perché troppo spesso romanzi spettacolari vengono sminuiti una volta che vengono portati sul grande schermo.

Se non avessi scritto romanzi horror, in quale genere letterario ti saresti proposto? Non ho mai considerato un genere diverso dall’horror, l’horror è il posto dove volevo arrivare ed in cui mi sento me stesso. Precedentemente ho fatto dei piccoli tentativi in generi diversi, dal fantasy al romanzo vero e proprio ma poi sono sempre tornato sui miei passi. Oltretutto ho una quantità di materiale incredibile da far valutare al mio editore… la mia mente è sempre in fermento.

Di quale romanzo horror, anche del passato, avresti voluto essere tu l’autore? Tecnicamente non esiste un libro che avrei voluto scrivere io. Ma ci sono tantissimi libri che adoro con tutto me stesso, a cominciare da qualsiasi cosa abbia scritto Richard Laymon, da Darkness Tell Us a Blood Games ad Endless Night. Ma c’è una lista lunghissima di autori che amo, essendo stato da bambino un lettore molto vorace, e lo sono tuttora, amo qualsiasi libro horror su cui riesco a mettere le mani!

C’è un autore italiano di horror che ami particolarmente? Purtroppo non ho molta familiarità con gli autori italiani di horror, ma adoro i film dei vostri maestri, da Dario Argento a Lucio Fulci, e poi, come dimenticare Ruggero Deodato.

Ci parli del tuo ultimo lavoro? Plebs” è il mio ultimo romanzo, di ben 600 pagine definito dalla critica “un romanzo di genere splatter ed un horror di tipo classico, con grandi potenzialità cinematografiche”. In realtà quando ho cominciato a scriverlo, volevo solo scrivere un romanzo breve, poi mi sono reso conto che provavo piacere nel continuare a scriverlo e non riuscivo a fermarmi; i personaggi stessi mi suggerivano di prolungarne storie e vicende. Il finale oltretutto, è aperto e presuppone quindi un seguito al quale mi dedicherò una volta terminati tutti gli altri progetti che ho in corso. Plebs è una storia di violenza e di vendetta: tre balordi decidono dopo aver festeggiato il compleanno di un amico, di continuare la festa da un’altra parte. Questa ricerca li porta in un luogo lontano da quello in cui solitamente vivono. Nei boschi incontrano delle donne misteriose che, se da un lato sembrano voler condividere totalmente la loro voglia di divertimento estremo, dall’altro chiederanno in cambio qualcosa. Questo qualcosa sarà l’incubo che perseguiterà i tre protagonisti, un incubo senza fine. Certo non è un libro per i deboli di cuore perché è pieno di violenza, sangue, sesso e le Plebs citate dal titolo non sono nient’altro che delle entità crudeli che coesistono in questo bosco misterioso, con le donne che partecipano alla festa. So che non è un libro per tutti, che molti hanno storto o storceranno il naso per le scene che vengono descritte, ma era il libro che avevo bisogno di scrivere e le critiche e le recensioni ottenute, mi hanno davvero soddisfatto e lusingato. Non a caso, come ho sottolineato prima, ho deciso di scriverne il seguito e addirittura una serie di spin off che seguiranno le vicende singolari di ciascuno dei tre protagonisti.

My works so far

Fra tutti i libri che hai scritto, ne hai uno preferito, una sorta di figlio prediletto? Continuerò a dire sempre Plebs, anche quando i prossimi libri che pubblicherò otterranno lo stesso successo o addirittura lo supereranno. Plebs è il mio prediletto, assolutamente.

Secondo te esiste una formula per scrivere un horror di successo? E quali sono gli errori da evitare? Starei molto attento ad utilizzare formule e ricette per scrivere un horror, perché nel momento in cui un autore horror si imbriglia in questo tipo di binari, allora l’ispirazione stessa viene imbrigliata e si rimane immobilizzati. Allo stesso modo non credo che esistano particolari errori da evitare. Ecco, eliminerei dei preconcetti come formula ed errori da evitare, perché quando si toccano questi, le cose diventano ordinarie e l’horror non può essere ordinario, ma deve essere una creatura viva, vibrante.

Come ti accorgi se un romanzo horror è buono o lascia a desiderare? Anche in questo caso generalizzare può essere pericoloso. È tutta una questione di gusti, ed il gusto è sempre personale, soggettivo. Un horror per tutti eccezionale, potrebbe non avere le caratteristiche che mi colpiscono, anche perché io so perfettamente quali elementi voglio trovare in un romanzo horror. Allo stesso modo, un romanzo denigrato da tutti, potrebbe invece avere degli spunti interessanti che alla maggior parte dei lettori sfuggono. Insomma è un discorso complesso.

Quando scrivi sei nelle braccia della paura e della suspense. Ma cosa terrorizza Jim? Ad essere sincero non c’è nulla che mi spaventa davvero. L’unico pensiero che mi terrorizza è dover stare lontano dalla mia famiglia perché mia moglie e i miei due bambini sono le persone più importanti della mia vita. E poi, diciamoci la verità, scrivo cose così spaventose che mi risulta davvero difficile trovare là fuori qualcosa che sia altrettanto spaventoso!

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