febbraio 12, 2014 | by Nicola Mansi
Altri pezzi si aggiungono al tesoro di Hitler

Il cosiddetto tesoro di Hitler, oltre 1.500 dipinti sequestrati dai nazisti, tra cui opere di Pablo Picasso ed Henri Matisse, Renoir e Marc Chagall ritrovati in Germania lo scorso novembre, del valore di circa 1 miliardo di euro, sembra essere ancora più imponente. Ai capolavori che giacevano da ormai mezzo secolo accatastati dietro un muro di barattoli di fagioli e frutta nel decrepito appartamento di Cornelius Gurlitt, figlio del gallerista Hildebrand Gurlitt nel sobborgo di Schwabing a Monaco si sono aggiunte altre 60 opere che Cornelius custodiva in una casa di Salisburgo. Le autorità federali tedesche confermano che tra queste opere, che facevano bella mostra di se nella residenza dell’uomo, ci sono anche opere attribuibili sicuramente a Picasso, Renoir e Monet. Un segreto, quello di Cornelius Gurlitt, che ha resistito per quasi 80 anni grazie alla sua capacità di vivere nell’ombra spostandosi tra Salisburgo e Monaco. Fu Proprio uno di questi spostamenti che insospettì la polizia che cominciò a pedinarlo. Era il 22 settembre 2010 quando l’uomo, di ritorno in treno dalla Svizzera, venne fermato e trovato con 9 mila euro in contanti. Ulteriori controlli portarono alla luce una sorta di “non-esistenza” di quell’anziano signore: nessun numero di previdenza sociale, nessuna pensione o assicurazione medica, mai un lavoro. La sorpresa vera fu però quella che le autorità trovarono nella sua casa: un tesoro che per i più era andato perduto. Gurlitt per anni aveva vissuto vendendo qualche esemplare minore della sua collezione senza però mai rivolgersi al mercato nero. Con molta naturalezza metteva i dipinti sul mercato in modo legale, rivolgendosi a case d’asta o a collezionisti, tutto alla luce del sole. Gurlitt ha confermato di non aver mai comprato un dipinto, non aggiungendo nulla alla collezione del padre. Una vera e propria galleria in casa che già gli americani nel 1950, quando interrogarono Hildebrand Gurlitt, ebbero il sospetto che fosse stata creata con il beneplacito del Terzo Reich, quando Goebbels, ministro della Propaganda, gli aveva fatto una proposta: vendere quadri di quell’arte contemporanea che Hitler considerava degenerata ma che avrebbe permesso di acquistare opere gradite al Fuhrer per il museo che voleva costruire a Linz. Al momento Cornelius è in custodia, e paga le colpe di suo padre e di un amore perduto, come ha spiegato in un’intervista al Der Spiegel: “I quadri mi mancano terribilmente. Io ho vissuto con loro, fin da quando giocavo tra i dipinti da bambino. Sono la cosa che ho amato di più in vita mia”.

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