aprile 16, 2015 | by Emilia Filocamo
“Amo il panorama di Villa Rufolo”. Il produttore Giannandrea Pecorelli anticipa le sue due nuove fiction con Nancy Brilli, Massimo Ghini e Giuseppe Zeno

Il la per questa intervista poteva essere il cinema. Il cinema inteso come successo, sbrogliarsi di trame, comporsi di cast ed affaccendarsi di produzioni. Invece l’intervista al noto produttore Giannandrea Pecorelli, produttore di Notte prima degli Esami, Raccontami, Le Tre Rose di Eva, solo per citare alcuni successi, ha avuto un diapason a me tanto caro e familiare, un diapason posizionato a 365 metri sul livello del mare. Inutile girarci intorno, mi riferisco ovviamente a Ravello. Perché alle prime battute con Pecorelli, la mia curiosità di scoprire di più della vita di  produttore di successo e di come si arrivi a quel successo, con quali quasi rabdomantici percorsi, frutto di misteriose alchimie fra istinto e talento, si è confrontata con i suoi ricordi di Ravello e di un panorama specifico, quello di Villa Rufolo. Quindi, in un certo senso, questa intervista parte proprio da lì, da un ambiente con cui mi misuro quotidianamente per poi proiettarsi nel mondo dorato delle produzioni e dei successi televisivi e cinematografici, come ponte Ravello che diventa davvero strumento indispensabile per accordarne svolgimento ed esecuzione.

Signor Pecorelli, quali sono i fattori che la spingono a scegliere di produrre un determinato lavoro? È solo sesto senso oppure ci sono delle regole precise da rispettare, c’è insomma una sorta di formula? Domanda molto buona: ovviamente vanno fatte le dovute differenze fra cinema e tv ma, in linea di massima, posso dirle che è un mix fra istinto e valutazione di ciò che può piacere a se stessi e agli altri. Poi, ovviamente, il mercato è un banco di prova: ci sono scommesse che si vincono ed altre che si perdono. Comunque l’istinto abbinato ad una buona conoscenza del mercato è fondamentale.

Da esperto del settore, come giudica le produzioni italiane degli ultimi anni? Anche qui va fatta una distinzione fra cinema e tv, ovviamente ci sono dei bei film che possono quasi mettere tutti d’accordo, a me piace cercare opere prime o al massimo secondarie e valutare, anzi sperimentare le possibilità e le potenzialità dei registi. Ad esempio, sono convinto che il genere commedia vada assolutamente rigenerato, rinnovato: ormai ci troviamo di fronte a delle commedie un po’ fotocopia e credo serva una chiave di lettura nuova, perché ormai c’è assuefazione verso questi prodotti, tralasciando magari gli one man show con fenomeni come Checco Zalone che sono casi diversi. Non so di preciso come si possa rinnovare il genere, magari con nuovi protagonisti, nuove storie, certo con elementi che non vadano contro il gusto del pubblico, ma che anzi possano essere in sintonia. Per quanto riguarda la tv, ormai la presenza anche di nuove reti, offre un ventaglio di possibilità ed un’offerta sicuramente maggiore, più variegata.

Che tipo di spettatore è Giannandrea Pecorelli: cosa guarda in tv? Ah io sono un calciofilo! Guardare li calcio mi rilassa, poi guardo anche le serie americane e mi auguro che un giorno potremo farne di simili. In genere per curiosità guardo un po’ tutto, ma il calcio è per me fonte di relax.

Cosa hanno le produzioni americane per essere di successo? Qual è l’elemento fondamentale? Ma innanzitutto la quantità maggiore di emittenti e produttori che decreta, come diretta conseguenza, una maggiore ricerca, sperimentazione, competizione e libertà nei temi e nello stile. E poi la loro serialità è diversa dalla nostra, anche nel girare, noi abbiamo tempi molto stretti, un tipo di serialità veloce.

C’è un lavoro a cui è maggiormente affezionato? Sicuramente Notte prima degli esami, ma durante la mia carriera ho gestito prodotti davvero diversi fra loro e con esiti diversi. Ho anche prodotto la Piovra con Vittorio Mezzogiorno, nel 1990 e le dirò che sono molto affezionato a quel periodo. Poi ci sono tanti altri lavori che amo molto, da Le Tre Rose di Eva a Raccontami. E poi sono legatissimo al Don Diana con Alessandro Preziosi, il lavoro fatto con il gruppo di Casal di Principe è stato emozionante, presentarlo a Casal di Principe e poi in Parlamento ha avuto il valore di una missione.

I suoi prossimi impegni? A cosa sta lavorando adesso? A due serie televisive, una per Mediaset con Nancy Brilli e Massimo Ghini protagonisti e con Simone Montedoro, Chiara Francini e Giulio Berruti, il titolo provvisorio è Casa dolce Casa per la regia di Laura Muscardin, regista di Tutti pazzi per Amore. Poi l’altra per Rai 1, è il Paradiso delle Signore, ambientata negli anni ’50 con Giuseppe Zeno come protagonista.

Il suo pregio maggiore dal punto di vista professionale? Lavoro tanto, ma non so se questo sia sempre un bene.

Il suo rapporto con la musica? E quali sono i suoi hobby? Amo tantissimo la musica e la uso molto sia al cinema che in tv, cerco sempre di unire ai lavori di cui mi occupo colonne sonore originali, non riesco a concepire le immagini senza musica. Amo leggere, indipendentemente da ciò che leggo per il lavoro, amo andare al cinema, e avendo un figlio di 12 anni, cerco di passare il tempo libero con lui.

Una storia che vorrebbe produrre e che resta un po’ il suo sogno nel cassetto? Una serialità televisiva hard, attenzione, non intendo erotica, ma con contenuti più forti rispetto a quelli proposti per il pubblico generalista a cui sono abituato, quello di Rai 1 e di Canale 5. Niente che urti la sensibilità del pubblico, ma con temi più forti.

Lei mi ha parlato di Ravello e di Ravello Festival, di un suo ricordo, può dirci qual è? Si, certo, sono stato lì in occasione dell’inaugurazione dell’Auditorium Oscar Niemeyer, fui invitato, allora lavoravo per la Rai. Amo Ravello, amo il panorama che si gode dalla terrazza di Villa Rufolo.

Quindi manca da Ravello da un bel po’? Eh si, purtroppo. Credo che avrei bisogno di rinfrescare un po’ la memoria!

Suona come una promessa, un qualcosa da inserire in una casella con su scritto “ le cose da fare” o più semplicemente suona con la familiare intensità di chi lascia per un tempo troppo lungo Ravello, in un misto fra malinconia e bisogno di riaccostarsi a lei prima possibile.

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