settembre 14, 2015 | by Emilia Filocamo
Antonio Vandoni, direttore di Radio Italia ci anticipa la nuova edizione del grande evento targato Radio Italia a Piazza Duomo a Milano ricordando Lucio Dalla

La musica è linguaggio, è tramite, ponte, stele di Rosetta, accordo su una Babele di disordini ed incomprensioni, la musica è ricordo, è araba fenice di emozioni rinchiuse nel bozzolo del passato, è solletico, rabbia, insonnia, compagnia, sfogo, fiduciaria di momenti, di stati d’animo. È sigillo di un incontro, di una data, del primo bacio, del temporale che ci sorprende mentre raggiungiamo chi amiamo, è stagione, età, passaggio, cambiamento. Penso a questo, ad un giorno di distanza dalla musica che ci ha tenuto svegli con lo straordinario Concerto all’Alba 2015, scrivendo l’intervista ad Antonio Vandoni, direttore di Radio Italia Solo Musica Italiana. Ecco, con lui declinare la parola musica diventa non solo necessario ma  quasi fisiologico, meravigliosamente scontato: in una vita dedicata alla musica, e soprattutto a chi della musica vuole farne un destino e non solo un lavoro, mi imbatto con grande gioia e riconoscente nei confronti del tramite prezioso che ha reso possibile questa intervista, in un mondo in cui è la passione la colonna sonora di tutto e  la voglia di scoprire artisti giovani e promettenti si allea allo scandaglio essenziale di una sensibilità superiore. Cristallina. 

Decidere di trasmettere solo musica italiana è stata sicuramente una scelta coraggiosa ma giustamente premiata. Come  è nata questa intuizione? L’intuizione l’ha avuta 33 anni fa il nostro presidente Sig. Mario Volanti che, nonostante era un periodo dove in Italia si ascoltava solo  musica internazionale, ha deciso di creare un canale radiofonico di solo musica italiana, perché sentiva che c’era la necessità.

Qual è al momento la situazione del panorama musicale italiano e, soprattutto, da addetto ai lavori, c’è ancora sofferenza per quanto riguarda il mercato discografico? Quali potrebbero essere i rimedi o le strategie a tal proposito? Ormai sono una dozzina di anni che il mercato discografico soffre delle scarse vendite soprattutto per il cd fisico. Il dato bello e importante però è vedere le classifiche di vendita dei CD degli ultimi 10 anni e notare che l’80% del prodotto venduto è di musica italiana. I rimedi sono sicuramente da ricercare nelle nuove forme di vendita passate dai punti vendita alla rete web. Oggi disponiamo di piattaforme immense che ti possono far fruire di tutta la musica con un solo clic. Puoi scegliere le tue playlist andando a comprare solo i singoli che ti piacciono, per cui tutto questo sta generando nuovi entusiasmi, specie nei giovani verso l’acquisto della musica digitale.

I talent a carattere musicale hanno generato e continuano a generare pareri contrastanti: quale secondo lei il pregio di questo tipo di format televisivi e quali, di contro, i rischi che si potrebbero correre? Si parla spesso di programmi che generano meteore: lei è in sintonia con questo pensiero? Io sono convinto che i talent abbiano portato un nuovo interesse in generale verso la musica. Certo sono ben pochi quelli che raggiungono il successo, ma dobbiamo ringraziare i talent senza i quali non avremmo scoperto artisti del calibro di Marco Mengoni, Giusy Ferreri, Emma, Alessandra Amoroso e altri. Forse dopo 10 anni la formula dei talent ha un po’ stancato l’utenza, ma sono certo che se si rivedono le formule televisive, ci saranno nuovi soddisfacenti audience. Bisognerebbe anche dare continuità a questi artisti seguendoli dopo la fine della trasmissione televisiva.

Il suo rapporto con la musica, genesi di tutto. Come nasce la sua carriera artistica e perché? È dal 1989 che lavoro nella musica, prima come discografico alla Dischi Ricordi (poi diventata BMG) e dal 2000 come direttore artistico musicale di Radio Italia. La musica è ormai la colonna sonora della mia vita. Mi ritengo molto fortunato a fare il lavoro che volevo fare. Cercare di valorizzare e di far raggiungere il successo agli artisti talentuosi è la più grande soddisfazione del mio lavoro e contribuire a realizzare un loro sogno è una gioia immensa. Il loro successo diventa anche il nostro.

Immagino la sua carriera sia stata costellata di incontri importanti, di giorni indimenticabili da un punto di vista professionale: ma c’è un giorno o un incontro a cui lei è legato indissolubilmente? L’incontro più importante che ho avuto nella mia carriera, da ogni punto di vista, è stato quello con Lucio Dalla. Lucio è stato veramente unico, geniale e mi ha insegnato molto. Una grandissima perdita personale e artistica.

So che è brutto fare nomi, ma chi nel panorama musicale italiano secondo lei darà una svolta ed è destinato a grandi riscontri? Se proprio devo fare un solo nome, secondo me Marco Mengoni è l’artista più promettente che abbiamo. In pochi anni è già diventato un big ma sono certo che si collocherà presto ai vertici del panorama della musica italiana.

Se tornasse indietro nella sua carriera c’è qualcosa che non rifarebbe o rifarebbe tutto allo stesso modo? Credetemi rifarei esattamente tutto allo stesso modo e negli stessi tempi. In discografia ho lavorato nel periodo migliore e me ne sono andato anche nel periodo migliore perché già 15 anni fa si sentiva la crisi e di conseguenza ho cercato nuovi stimoli, tenendo alto il livello della qualità del mio lavoro. A Radio Italia negli ultimi 15 anni, grazie al mio editore, ho avuto grandissime soddisfazioni e sono felice di affrontare nuove scommessa, da vincere.

I suoi prossimi progetti? A cosa sta lavorando adesso? A settembre ripartono le registrazioni della nuova stagione del nostro programma di musica suonata dal vivo “Radioitalia live” che sarà trasmesso da ottobre su Radio Italia, Radio Italia tv e su Italia 1 come “Fronte del palco”, un live tutte le settimane, per sette mesi… Stiamo anche già lavorando alla formazione del Cast del nostro prossimo mega evento di piazza del Duomo a Milano, previsto per giugno 2016.

Lei è il “motore” di grandi eventi per Radio Italia. Come si fa ad organizzare un grande evento come Piazza del Duomo? Come ho detto prima, a questo Evento ci stiamo già lavorando tutti noi della Radio. Appena finito l’evento scorso, già pensiamo al prossimo, all’anno successivo. Per formare il cast stellare che ha sempre visto piazza del Duomo a Milano bisogna lavorare tanto sulla scelta dei nomi, sugli impegni degli artisti, sulla disponibilità della piazza, sulla scelta dei brani da far arrangiare dal maestro Bruno Santori per la sua Orchestra, sulle prove, etc

Il nostro magazine è legato al Ravello Festival, potrebbe fare un augurio alla nostra kermesse? Non sono mai stato al Ravello Festival ma ne ho sempre sentito parlare come un grande riferimento culturale ed artistico. Auguro, anzi sono certo, che il valore immenso del Ravello Festival ci accompagnerà ancora per molti anni.

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