agosto 9, 2016 | by Emilia Filocamo
L’attrice Gabriella Giorgelli, contesa dai più grandi registi, racconta il suo lavoro a RavelloMagazine

In alcune interviste forse metto più cuore. E non perché in altre sia latitante, anzi: ad essere sincera, credo di lasciarne un po’ dappertutto, quasi sempre con un’incidenza diversa. La curiosità che sarebbe legittima conseguenza nelle interviste, lascia più spesso il posto alle emozioni. A volte, però, capita di metterne un po’ di più, involontariamente. Ed in questa “sedimentazione” di emozioni, di suggestioni e sogni, il contributo è sicuramente di chi sta dall’altra parte. Con l’attrice Gabriella Giorgelli è accaduto questo, o meglio con la sua intervista. Il cuore, il suo, quello che l’ha tenuta accanto ad una madre malata di Alzheimer allontanandola dal grande schermo, il suo cuore nel descrivere gli incontri da fiaba di Cenerentola con i più grandi maestri del cinema, da Pasolini a Scola, passando per Fellini e Bertolucci; e poi il mio di cuore, che è venuto fuori a posarsi fra le parole e le righe spontaneamente, senza nessun artificio. Dettato e guidato dall’energia di un’artista che oggi ritorna al grande schermo e lo fa con un progetto che di cuore ed emozioni ne ha tante.

Signora Giorgelli, può raccontarci il film al quale sta lavorando? So che il cast è top secret, ma può darci qualche anticipazione?
«Il mio è un personaggio molto complesso e delicato, un ruolo basato su un’esperienza personale, quello di una donna malata. Ho avuto mia madre malata per 14 anni di Alzheimer e questo mi ha necessariamente allontanata dallo schermo e dal mio lavoro, ovviamente rientrare non è stato facile. Mi sono trovata davanti ad una scelta e alla fine mi sono resa conto che non me la sentivo di abbandonare mia madre, essendo figlia unica, avevo anche una responsabilità maggiore. Sa, con questo tipo di malattia è come se si regredisse ad uno stadio infantile e lei aveva un bisogno assoluto di me».

GIORGELLI 6 CON FEDERICO FELLINI

Le riprese sono già cominciate?
«No, non ancora ma gireremo fra Roma e Rimini: è la storia di un viaggio, quello della protagonista con il figlio; gireremo anche al Sud Italia, fra Napoli e la Puglia, ma tutto dipende, ovviamente, dalle Film commission. In anteprima a Ravello Magazine posso rivelare che mio figlio sarà interpretato da Nicolas Vaporidis, un attore che stimo molto, con un volto duttile, adatto ai ruoli da commedia, ma anche a quelli drammatici. Il mio film ha queste due componenti: sicuramente è la storia di una malattia, dunque drammatico, ma volevo che fosse anche illuminato da attimi divertenti perché non voglio annoiare il pubblico. Nel film ho riportato la mia esperienza fatta anche di fatica, soprattutto fisica, accudendo mia madre, oltre che di sacrifici».

Adesso una domanda che è più una curiosità. Ho letto che lei era nel cast di Casa Cecilia, una fiction ante litteram e che allora ebbe grande successo. Che ricordo ha di quel set con la grande Delia Scala?
«So che forse può sembrare assurdo, ma adesso mi sembra di aver rimosso quel set, e non riesco a focalizzarlo bene, avendo fatto tantissime cose, può capitare. Se mi lascia giusto un attimo per pensarci…».

Lei ha lavorato con i più grandi registi, qual è il suo ricordo più bello?
«Ho tanti ricordi bellissimi, penso a Storia d’amore di Maselli con la Golino,ai complimenti di Ettore Scola che mi chiamò a casa per dirmi che ero una grande attrice. Un altro ricordo indimenticabile è quello di Federico Fellini che mi diresse nella Città delle Donne o di Monicelli nel film I Compagni. Allora ero molto giovane ed ero stata scelta per un ruolo secondario, poi, ottenuta la parte, mi vide sul set e decise di darmi il ruolo della protagonista. Puoi immaginare la soddisfazione. Giravamo fra Torino e Zagabria e faceva molto freddo, interpretavo un’operaia. Ogni tanto Monicelli si avvicinava a me, mi faceva una carezza affettuosa e mi chiedeva se fossi felice. Di Pasolini invece ho un ricordo meraviglioso. Allora vivevo a Livorno, lui vide una mia foto e mi chiamò a Roma appunto per Mamma Roma. Avevo solo 16 anni ma dalle foto sembravo più grande. Ricordo come fosse ieri l’emozione che provai arrivando in treno da Livorno. Quando poi mi fece il provino si rese conto che ero troppo giovane e allora mi disse “Sei una bimba, non posso prenderti ma c’è il mio aiuto regista, Bernardo Bertolucci, che deve fare un film. Ero arrivata il venerdì e mi sarei dovuta trattenere a Roma fino al lunedì, quando molto probabilmente Bertolucci mi avrebbe chiamata. Ma non avevo soldi e allora, presi un giornale e lessi un annuncio: una baronessa romana cercava una dama di compagnia, zona Parioli. Mi presentai e il sabato stesso fui scelta Cercai di tenere nascosta alla baronessa la ragione della mia presenza a Roma e quando il martedì mi chiamarono in produzione per il provino, le dissi che era venuto a trovarmi un parente. Poi l’ho rivista tempo dopo, dopo il mio primo film, L’isola di Arturo e lei, riconoscendomi, mi invitò a casa sua come se fossi stata anche io una nobildonna, insieme alle sue amiche. E’ un racconto un po’ da Cenerentola, a pensarci bene».

GIORGELLI 1

La sua bellezza, quanto l’ha aiutata?
«Sicuramente mi ha aiutata molto, anche per Miss Italia, sebbene, essendo minorenne, anche su consiglio di Merigliani, fui costretta a ritirarmi dichiarandomi brutta e non all’altezza del concorso. Tuttavia durante la conferenza stampa ebbi la fortuna di essere notata da Damiano Damiani. Nella vita il destino è tutto: basta trovarsi al posto giusto nel momento giusto, perché tutto arriva ed accade per un motivo preciso».

Che tipo di spettatrice è?
«Amo molto i film americani, ed oggi, purtroppo, molto meno il cinema italiano. Adoro Zalone, caratterizzato da una comicità raffinata e per niente volgare, amo Ozpetek, Sorrentino, Martone, Moretti e Pupi Avati. Fra gli attori, trovo molto brava Kasia Smutniak, inevitabile citare Margherita Buy ed Elio Germano, un attore dal piglio e dal calibro internazionale».

Parlando di Ravello Festival, che rapporto ha lei con la musica?
«Splendido: la musica deve circondarmi, sempre, in qualsiasi momento della mia vita, in qualsiasi cosa stia facendo, è una componente fondamentale delle mie giornate. Non potrei mai farne a meno».

GIORGELLI 4

E’ mai stata a Ravello?
«Di sicuro sono passata da quelle parti, anche se anni fa, anzi, a pensarci bene, cercherò di tornare presto in quelle zone meravigliose. E chissà che non le scelga per girare una parte del mio film! Il giorno dopo la nostra chiacchierata , ricevo una telefonata della Giorgelli che mi rivela di aver ricordato il suo ruolo in Casa Cecilia: era l’insegnante di danza della figlia dei protagonisti. L’occasione diventa propizia per un piccolo revival di un altro ruolo che l’ha consegnata agli annali del cinema, quello della provocante Cinzia Bocconotti, storica fidanzata di Bombolo nel film Delitto sull’autostrada, con Tomas Milian e con la regia di Bruno Corbucci. “Provi a fare questo nome, Cinzia Bocconotti, ad un uomo e capirà, mi dice, ancora oggi mi fermano per strada chiamandomi Cinzia”. Gabriella Giorgelli è il cinema, quello di una volta, quello dei grandi, delle donne che restavano indimenticabili e dei ruoli che non duravano una stagione ma destinavano gli artisti ad un Olimpo esclusivo. E’ il cinema che ha fatto grande l’Italia, luminoso come gli occhi di Gabriella, gli occhi più belli del cinema. Come un davanzale dal quale affacciarsi a spiarne il cuore».

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