luglio 16, 2016 | by Emilia Filocamo
Auguro al Ravello Festival di arrivare fino alla centesima edizione

A poche ore dal debutto di “Leggermente classica” alla casa del Jazz di Roma, la cantante ed attrice Margherita Vicario racconta lo spettacolo con il chitarrista Gian Marco Ciampa

 

In questa intervista alla cantante ed attrice Margherita Vicario, apparentemente fatta fra due interlocutori, me e lei, si insinuerà piacevolmente e gradito un altro ospite, silenzioso, invisibile, ma necessario, importante e sovrano. Quasi involontariamente Margherita mi parlerà spesso di pubblico, di pubblico che si affeziona, che non tradisce, che sa indirizzarsi senza fatica e, contrariamente alle aspettative, verso rotte anche innovative, dirompenti, controcorrente. Il pubblico a cui la bella attrice fa riferimento è un alleato, una spalla, un compagno di cui non bisogna temere il giudizio ma assecondarne il guizzo e la capacità di cambiare pelle, di stare al passo con le scelte artistiche, le contaminazioni, i cambiamenti. Tutto ciò, questo “dialogo” a tre, è avvenuto a poche ore dalla messa in scena dello spettacolo “ Leggermente Classica” che, dopo il debutto con uno straordinario sold-out all’Auditorium Parco della Musica di Roma lo scorso 20 febbraio, con protagonisti Margherita Vicario e il musicista Gian Marco Ciampa,  ingrandito e arricchito della presenza di 52 elementi dell’Orchestra Sinfonica Giovanile di Roma, diretta dal Direttore Vincenzo Di Benedetto, debutterà questa volta nella splendida location della Casa del Jazz.
Margherita i tuoi due talenti, quello di cantante e quello di attrice, come si sono armonizzati nel tuo percorso artistico? Innanzitutto è giusto precisare che si tratta di due cose completamente diverse, e non solo nella sostanza, ma soprattutto nel modo in cui vanno affrontate. Il lavoro dell’attrice è sicuramente un lavoro di squadra che rientra in un meccanismo, quello del set, che adoro, e che funziona a mo’ di ingranaggio. E’ chiaro che vivo questo ruolo più da dipendente. Nella musica invece sono un capo progetto, sono assolutamente responsabile di ciò che faccio, entrambi i “ruoli” sono sicuramente caratterizzati da un impegno creativo e dall’essere, anche nel caso della musica, lavori di squadra, tuttavia da cantante, sono a capo di quello che accadrà e che dipende da me.
Parliamo dello spettacolo, di “Leggermente Classica”: avete avuto già un ottimo riscontro all’Auditorium Parco della Musica a febbraio. Perché consigli di venire a vederlo? Perché si tratta di un esperimento, lo abbiamo già testato a febbraio sebbene in una forma diversa. Tutto è nato dall’incontro di due macrocosmii, il mio e quello di Gian Marco Ciampa, chitarrista classico. Già quando Gian Marco ha in un primo momento arrangiato le mie canzoni per chitarra classica, ci siamo resi conto delle direzioni e delle pieghe che poteva prendere la cosa, poi si è aggiunto un quartetto d’archi, praticamente l’immagine della musica classica per antonomasia, e così abbiamo alternato diversi autori classici, appartenenti a più epoche, da Vivaldi a Rossini a brani miei o dei Beatles, ovviamente arrangiati per orchestra con contaminazioni e citazioni. Ci siamo avvalsi della collaborazione di 3 diversi giovani arrangiatori per rispettare gli schemi della musica classica: però, attenzione, non c’è stata una orchestrazione moderna, come quella di Sanremo per intenderci, ma fedele alla struttura classica. Ad esempio Eleonor Rigby dei Beatles viene contaminata da una splendida fuga di Bach per poi tornare ai Beatles e così una mia canzone, Irresponsabile, viene alternata a “citazioni” tratte da Satie. Proprio Gian Marco che ha una formazione all’Accademia Santa Cecilia lamentava il fatto che la musica classica è troppo spesso relegata ad un ambito angusto: alla Casa del Jazz sarà un piacere anche per gli spettatori vedere i 52 elementi dell’Orchestra sinfonica giovanile di Roma, testimonianza diretta di quanto invece i giovani amino la musica classica.
Il consiglio che Ciampa ti ha dato più spesso o quello che tu hai dato a lui? Io avevo il terrore di rallentare troppo i brani, essendo abituata a batteria e basso, temevo che avrei potuto fare questo errore ma lui mi ha rincuorata spiegandomi che la musica, ovviamente, ha tempi precisi E poi mi ha chiesto di fidarmi del pubblico perché il pubblico sa adattarsi ai cambiamenti ed è più ricettivo di quanto si possa immaginare. Il mio consiglio a Gian Marco? Beh, entrambi siamo due teste calde, per decidere qualsiasi cosa lottiamo molto; io, ad esempio, venendo dal teatro, ho un’ altra percezione del palcoscenico. Ad essere sincera non ho molti consigli da dargli: Gian Marco è un grande professionista.
In genere come trascorri le sere che precedono un debutto? Ecco, guarda, proprio come sto facendo adesso, controllo l’agenda degli impegni, sempre. Ieri prove fino alla 19,30 e poi a letto presto per dormire almeno undici ore. Come consigliano sempre i grandi maestri di canto, bisogna far riposare la voce, è fisiologico, bisogna letteralmente schiantarsi a letto prima di un debutto per permettere alla voce di rigenerarsi.
Passiamo alla tv: i tuoi prossimi progetti? Ho appena finito di girare una lunga serie per Canale 5 in 10 puntate nella quale ho un ruolo davvero bello, dinamico, sono una specie di maschiaccio, un capo cantiere sempre in tuta e scarpe antinfortunio che vivrà varie vicissitudini sentimentali. Una commedia che spero il pubblico accetti con gioia, e con un cast che comprende Emilio Solfrizzi e tanti altri grandi colleghi. E poi mi dedicherò alla registrazione del mio secondo disco che spero di terminare dopo l’estate.
Da artista come giudichi i Festival in genere ed il tuo augurio al Ravello Festival? Ti dirò che prima di vederli e giudicarli da artista li vedo da spettatrice. Il motivo per cui faccio l’attrice nasce dal fatto che da bambina sono sempre andata a teatro. Ecco, in questo caso credo sia stato molto più importante partecipare come pubblico che come protagonista L’Italia è piena di belle iniziative, e sebbene fra mille difficoltà, alla fine si riesce sempre a creare qualcosa e a raccogliere grandi soddisfazioni. Il pubblico poi non tradisce mai: i Festival sono essenziali, fondamentali perché la cultura paga sempre. Il pubblico non dimentica ed ama queste proposte, anzi sono un’alternativa quando magari altre cose, come tv o cinema, hanno esaurito le possibilità. Al Ravello Festival auguro di arrivare fino alla centesima edizione. Scommetto che il vostro pubblico attendeva con ansia anche questa sessantaquattresima edizione, non è così?

Non si sbaglia Margherita Vicario: mentre la saluto ripenso a tutte le volte che passanti, turisti, pubblico, aficionados, curiosi , hanno amorevolmente “ bersagliato” gli addetti ai lavori con le domande di rito sull’inizio del Ravello Festival e l’elenco delle serate da non perdere. E’ vero, il pubblico non dimentica: ha una sedia, un numero dietro le spalle, tra le mani un biglietto più o meno sgualcito, più o meno caro, un punto di osservazione privilegiato e non, comodo o imperfetto, ma spesso sta sul palco più degli artisti. E soffre, aspetta e decreta, nel bene e nel male, quanta vita debba avere ogni parto dell’anima di un artista.

 

foto di Vito Frangione

 

 

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