settembre 23, 2014 | by Emilia Filocamo
Betsy Chasse regista del successo mondiale Bleep: «Tanti gli incontri che mi hanno influenzata, su tutti quello con Robin Williams»

Un amico in comune, l’attore e regista americano David S. Zimmerman, mi ha parlato di Betsy Chasse definendola straordinaria, il genere di persona insomma che va intervistata. Una donna, una mamma innanzitutto, dei suoi figli ma anche di un successo incredibile di qualche anno fa, il docu-film, anche se non c’è una definizione corretta per accedere a tutti i significati del film, What’s The Bleep – Down The Rabbit Hole, Bleep, ma che sappiamo veramente? Betsy Chasse è appunto regista, coautrice e produttrice di questo film che interroga, in una sorta di tavola rotonda, quattordici scienziati, ricercatori e filosofi, fra i più autorevoli del mondo, sul mistero dell’Universo. Domande come cosa ci faccio qui? Cosa c’è dopo la morte e di cosa è fatto un pensiero, costituiscono  il “plot” sui generis di What’s the Bleep. Il film è stato visto da decine di milioni di persone innanzitutto per le risposte che vengono date e per il modo in cui vengono affrontati i quesiti e poi per la straordinaria gamma di effetti speciali che lo compongono. Non a caso, molti hanno scritto che, una volta visto il film, non si riesce ad andare al lavoro e a vivere la vita come prima. Betsy Chasse è felice di raccontarsi a Ravello Magazine e lo fa con una naturalezza ed una saggezza che non lasciano indifferenti e che trovano assolutamente confermata l’anticipazione di David S. Zimmerman.

Potrebbe parlarci del grande successo riscosso dal suo film, What’s the Bleep? «Non puoi immaginare quanta gente mi abbia chiesto perché questo film abbia avuto un simile successo. Io penso che la risposta sia nel momento, gli spettatori erano pronti per qualcosa di totalmente differente e per un film che potesse condividere i punti di vista della gente su come viviamo le nostre vite. Il film ha confermato e ha sollevato tante discussioni».

Come nasce la sua passione per il cinema? «La mia nascita è stata filmata passo dopo passo per un documentario sul parto naturale, quindi suppongo che fosse quasi inevitabile per me finire nel mondo del cinema».

L’incontro che le ha cambiato la vita? «Sono sempre in guerra con questo tipo di domande, è complicatissimo scegliere fra tutte le persone che mi hanno influenzata, una in particolare. Tutti, dal grande Robin Williams ad una barbona con cui ho parlato una volta all’angolo della strada. Ognuno ha la possibilità di darti qualcosa, se sei aperta alla loro saggezza, ognuno di noi ha qualcosa di straordinario da condividere con gli altri».

C’è stato per lei un giorno sul set più bello degli altri? «Tutti i giorni trascorsi sul set sono divertenti, perfino quando sono massacranti e difficili. Sono così grata per il fatto che posso fare il lavoro che amo. La scena più famosa di What’s the Bleep, ad esempio, è quando Amanda vede le immagini dei cristalli di acqua nella metropolitana. Quel giorno noi stavamo proprio combattendo per cercare di ottenere la scena nel migliore dei modi e avevamo appunto chiesto l’aiuto di un operatore particolare. Ad un certo punto, mentre ci vedeva concentrati nel tentare di risolvere I vari problemi, ci è venuto accanto e ci ha detto “ Se I pensieri possono fare questo all’acqua, figuriamoci cosa possono fare a noi! Questa frase è diventata la frase più importante del film, è stata annotata da qualcuno lì dello staff. Ed è questo che adoro del cinema, è un’arte fatta di collaborazione».

La parte più difficile e quella più bella del suo lavoro? «La parte più bella coincide con quella più complessa e cioè che nel mio lavoro non ci sono regole e non ci sono confini. Dipende tutto da me come sognare un progetto e tentare di realizzarlo».

I suoi prossimi progetti? «Ho un nuovo libro uscito da qualche mese, Tipping Sacred Cows, e sto lavorando ad altri progetti cinematografici».

Cosa la colpisce in una sceneggiatura a tal punto da portarla allo step successivo, alla realizzazione del film? «Io amo una buona storia che mi suscita emozioni e che mi invita a pensare. E, soprattutto, non deve darmi tutte le risposte in modo tale da permettermi di giocare un po’».

Come fa a gestire tutto? Essendo una mamma ed una moglie, come concilia la vita familiare con la sua straordinaria carriera? «Semplicemente ho smesso di tentare di pianificare tutto e ho cominciato a guardare alla mia vita come sempre in perfetto equilibrio, anche nel caos più totale. Ho smesso di tentare di essere perfetta e ho deciso di essere solo me stessa».

Se potesse dire grazie a qualcuno in questo momento, a chi lo direbbe? «Ringrazierei I miei figli per essere degli insegnanti incredibili, così cari da amare e per essere tanto divertenti».

Qual è il suo ultimo pensiero prima di andare a dormire? «Anche questo giorno è andato e ce l’ho fatta. Mi chiedo che cosa accadrà domani».

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