giugno 13, 2015 | by Emilia Filocamo
“Cerco sempre di essere il più naturale possibile, la più vera possibile, perché solo così puoi convincere il pubblico”. A tu per tu con Irena Goloubeva, l’Arianna di Una Grande Famiglia 3

Vivere cento vite insieme, entrare nella pelle di creature affini o completamente opposte, scoprirsi forti quando dentro si è fragilissime, o al contrario, fragili quando il proprio carattere fa rima con acciaio. Non intendo però come diretta conseguenza di questa abilità l’indossare una maschera, che potrebbe essere sinonimo di finzione, di copertura strategica e quasi artificiosa, ma mi riferisco alla capacità di adattarsi ad un corpo e ad un vissuto apparentemente estranei e scivolargli dentro come in una sorta di possessione buona, “invaderli” e conquistarli centimetro dopo centimetro mantenendosi però assolutamente naturali, credibili, veri. Così veri da arrivare all’altro, all’altro che nulla sa di quanta fatica o preparazione sia costata quell’immersione, in maniera diretta, commovente, speciale, unica, indimenticabile. Ecco, questa credo sia, sebbene magari modificato dalle mie parole e dalle mie sensazioni, la missione di un’attrice. Irena Goloubeva, l’Arianna di Una Grande Famiglia, fiction dai grandi ascolti e successi di Rai1, è la diretta personificazione di questo concetto. Lei bella e delicata calata nell’intemperante figura di una ragazza lesbica e delle sue ruvidità caratteriali. Quando la raggiungo al telefono, cominciamo proprio parlando del suo personaggio.

Irena, ci racconti la tua avventura sul set di Una Grande Famiglia, come è iniziata? Cosa ti è piaciuto del tuo personaggio e quanto ti hanno aiutato e consigliato gli altri attori del cast? Tutto è iniziato ovviamente con un provino, nella seconda stagione il mio personaggio aveva solo una scena, in questa serie, invece, Arianna è molto più presente. Ho dovuto sicuramente amplificare e mettere in risalto i lati più forti del mio carattere: Arianna è una sportiva, una ragazza aggressiva e mi sono concentrata specialmente su questo. Quasi tutte le mie scene mi vedevano accanto a Cesare Bocci o a Romano Reggiani. Con Romano eravamo in sintonia, siamo coetanei e ci divertivamo a scherzare. Mi hanno aiutato entrambi, Cesare Bocci mi ha aiutato molto a rendere credibile la cadenza milanese di Arianna e mi sono impegnata da quel punto di vista.

Ci sarà una quarta serie di Una Grande Famiglia, visto il grande successo? Non saprei, ma comunque, nel caso in cui ci fosse, spero con tutto il cuore di esserci.

Parliamo di formazione: come nasce l’Irena Goloubeva attrice e cosa ti ha dato la scuola Jenny Tamburi dalla quale provieni? Verso i dieci anni ho iniziato con il teatro, ero molto timida, e come sai, quella di recitare è una sorta di terapia, aiuta tanto. Ho sempre fatto molte cose, mi sono anche dedicata allo sport, ma in tutto ero incostante, tranne che nel recitare. Così ad un certo punto mi sono chiesta se non fosse il caso di provare con una scuola seria e così è arrivata l’esperienza alla Jenny Tamburi. L’insegnamento fondamentale parte dal raggiungimento di una recitazione estremamente naturale, bisogna sentire la telecamera, avere un rapporto con la macchina da presa, guardarsi intorno e collaborare con gli operatori.

Figlia d’arte o prima ad inseguire questa carriera? No, non sono figlia d’arte, anche se mia madre è un’appassionata di arte. È stata proprio lei ad assistermi, a spronarmi, a cercare una scuola che fosse seria. Ha molta fiducia in me, mi conosce e ha visto in me la passione.

Come sei con te stessa da un punto di vista professionale: critica o indulgente? Su cosa, secondo il tuo parere, devi ancora lavorare e cosa invece ti piace del tuo modo di recitare? Sono piuttosto critica con me stessa, quello che cerco sempre è di essere il più naturale possibile, il più vera possibile, perché solo così puoi convincere il pubblico. Ecco perché diventa fondamentale interpretare ruoli agli antipodi, Arianna è così diversa da me, impulsiva, manesca, sembra quasi che vada di proposito a cercarsi le discussioni. Io non potrei mai farlo. Quello che considero il mio pregio nel recitare è che, essendo estremamente sensibile, so immedesimarmi bene nei personaggi sofferenti, complessi e riesco a farne palpare questo dolore, soprattutto attraverso il pianto.

So che abbiamo in comune  un’amica, un’altra giovane attrice di talento, Maria Concetta Liotta: state lavorando insieme, giusto? Puoi raccontarci a cosa esattamente? Certo. Quando facevo teatro Maria Concetta era la mia insegnante. Dopo quell’esperienza ho fatto molta più tv e cinema ma sentivo che mi mancava il teatro e lei conosceva questa mia esigenza. Così mi ha proposto il suo spettacolo “A pesca di gloria”, di cui, appunto, faccio parte.

Il consiglio che daresti alle tue coetanee che vogliono intraprendere questo percorso? Quali sono gli errori da evitare? Sai, molto spesso mi capita di vedere video di attrici che interpretano una scena con protagonista una determinata attrice e la cosa che mi spiace è che tentino di imitare quell’attrice, di essere una copia perfetta. Io credo che questo sia un grosso errore: bisogna interpretare, rendere quel ruolo con la propria voce ed il proprio fisico, essere assolutamente originali ed autentici nel recitare.

Irena, puoi anticiparci qualche tuo prossimo lavoro? Sì, fra ottobre e novembre uscirà la fiction di Luca Ribuoli, Grand Hotel, una serie ambientata nei primi del ‘900. Interpreterò una cameriera occhialuta e buffa, un personaggio ancora una volta estremamente diverso da me. Sono felice del fatto che si tratti di un ruolo in costume, una cosa che ho sempre desiderato: adesso comincerò come cameriera, poi chissà, magari la prossima volta interpreterò una duchessa!

A chi senti di  dire grazie oggi? A mia madre, lei è stata il mio sostegno, sempre. È russa, io sono nata a Mosca ma a 7 mesi sono venuta a Roma e ormai mi considero italiana a tutti gli effetti. Se non ci fosse stata lei a sostenermi nel lavoro non ce l’avrei mai fatta. In fondo ho realizzato anche un po’ il suo sogno: i suoi genitori non le avevano fatto fare quello che desiderava, lei invece me lo ha permesso senza ostacolarmi ma fidandosi di me.

Non so quanti altri volti incarnerà in futuro la bella Irena Goloubeva, non so se sarà ancora un personaggio ruvido, una dama o una donna in carriera. Nel suo sorriso pulito, di chi sa cosa vuole ma sa anche ottenerlo con garbo e senza sopraffare, si rifugiano mille altri sorrisi, si nascondono mille altre storie, ma senza assumere la connotazione di intrusi. Sono il riflesso di un’artista, della sua anima poliedrica, di quella timidezza che ogni tanto è sbocciata nella nostra chiacchierata in una risata quasi  nervosa, impacciata. Una timidezza ormai vinta da una donna di talento con mille vite da raccontare e mille modi per farlo senza mai risultare fasulla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654