ottobre 16, 2015 | by Emilia Filocamo
Chiacchierata con Ninni Bruschetta “Per il prossimo Ravello Festival suggerirei come tema conduttore La coerenza”

Due parole, due concetti mi guideranno nel corso di questa intervista al grande attore Ninni Bruschetta: il primo è quello di passione, l’altro quello di peccato. E, come sottofondo, come retrogusto a questa analisi acuta e alla definizione che l’attore stesso darà dei due concetti, ci sarà un bellissimo ricordo legato a Ravello e a Villa Rufolo. Ninni Bruschetta, il cui carnet di film è sicuramente ben noto ed impressionante, ha una sua definizione di peccato, inteso come qualcosa che potrebbe coincidere con immobilismo, con il non fare più che con il fare, l’agire ed il delinquere, ed un’altra, altrettanto interessante, per la passione, da cui rifugge con convinzione lucida. La prima volta che lo raggiungo al telefono è sul set. Il secondo tentativo, che va a buon fine, mi induce a chiedergli di quale set si tratti.

Signor Bruschetta, ieri mi diceva di essere sul set: a cosa sta lavorando in questo momento? Si tratta di “Quel Bravo ragazzo”, film prodotto dalla Lotus per la regia di Enrico Lando, già regista de I Soliti Idioti. Si tratta di una produzione nuova, giovane, con Herbert Ballerina, Tony Sperandeo ed Enrico Lo Verso fra gli altri, una scanzonata parodia dei film di Mafia.

Immagino che nel suo caso sia piuttosto difficile, vista la quantità notevole dei ruoli che ha interpretato, ma se le chiedessi di sceglierne uno al quale è maggiormente legato e che meglio la rappresenta? Ci sono due cose a cui sono legato di più, cinematograficamente e anche televisivamente. Per il cinema innanzitutto I Cento Passi, la prima cosa che ho fatto di livello con  un regista importante, Tullio Giordana, con la sceneggiatura di Claudio Fava, divenuto poi anche un mio carissimo amico. Poi sicuramente Boris, il film, che amo più della serie. Per quanto riguarda il piano televisivo, sicuramente Paolo Borsellino e poi appunto Boris, la serie. Ce ne sono tantissimi a cui comunque sono legato e dirne uno diventa difficile, ma se proprio dovessi fare una cernita, la mia scelta cadrebbe su questi.

La interrompo per dirle che io, ad esempio, ho molto amato L’Assalto, il film con lei e Diego Abatantuono. Beh, anche la sceneggiatura de L’Assalto è stata firmata da Claudio Fava, ed è curioso che lei abbia citato proprio quello. E poi la regia è di Ricky Tognazzi che considero uno dei registi più talentuosi che abbiamo, come ha dimostrato anche a Berlino con il suo Ultrà. La mia stima nei suoi confronti è stata confermata ed è aumentata con il tempo: Ricky Tognazzi riesce a vedere, essendo attore e regista, al di qua e al di là della macchina da presa.

Tutte le sue scelte fino ad ora, intendo ovviamente professionalmente, sono state centrate oppure c’è qualcosa che, col senno di poi, non rifarebbe o farebbe? Insomma, Ninni Bruschetta ha dei rimpianti? Per risponderle devo innanzitutto dirle che faccio una distinzione netta fra decisione e scelta. La decisione è presa in poco tempo e si prende appunto, una scelta invece è per la vita e la si fa. Nel teatro, ad esempio, io ho sempre scelto di non cedere alla moda, nel senso   metafisico di essere mondano. Il teatro per me è sacro e ho sempre scelto solo quello che volevo, spesso pagandone il prezzo, non mi è mai piaciuto accodarmi alle carovane. Ma non ho mai perso nessun treno, questo è sicuro.

Ecco, a proposito di teatro, lei è direttore artistico del teatro di Messina: come vive questa esperienza? Sono stato nominato direttore artistico del teatro di Messina per la prima volta a 34 anni, dunque piuttosto giovane. È stata un’esperienza bellissima; come le dicevo, non ho mai ceduto alle mode, quindi in poco tempo ho fatto in modo che il teatro di Messina diventasse un punto di riferimento per il teatro di tipo sperimentale con produzioni che erano completamente diverse, contro corrente. Adesso ho fatto altre 2 stagioni con una grande apertura ai giovani e al territorio ma è sicuramente meno innovativo di allora, della mia precedente esperienza. Allora ero più sfrontato, forse, dicevo le cose così come le pensavo.

Qual è il rapporto di Ninni Bruschetta con la sua terra? L’ho raccontato ne L’Istruttoria ancora di Claudio Fava. Scelsi allora Donatella Finocchiaro e Claudio Gioè che già dimostravano di avere un talento eccezionale. Ecco, credo che quel lavoro renda perfettamente il mio rapporto con la mia terra. Nutro un amore sano per la mia terra, ma nello stesso tempo ho disprezzo, un sacro disprezzo per chi si è venduto l’ha venduta al peggior offerente e, ancora di più, per chi non fa nulla. È più mafioso chi non fa rispetto a chi delinque. In fondo il concetto stesso di peccato è questo: non è quello che si fa, ma quello che non si fa.

Chi è Ninni Bruschetta fuori dal set? Passioni, cose che proprio non sopporta? Quando mi vengono rivolte queste domande rispondo sempre che il mio più grande successo è la mia famiglia e per famiglia intendo sia quella di origine che quella che ho costruito. Poi non amo dare un giudizio su me stesso, di sicuro cerco di stare il più lontano possibile dalle passioni. Non mi piacciono i miei colleghi che diventano intrattabili ad esempio durante la preparazione di uno spettacolo, le persone che vanno in ansia, non credo al sacro fuoco dell’arte. Io mi sento un artigiano, anzi il mio sogno sarebbe proprio quello, un giorno, di dedicarmi ad un lavoro che mi permetta di usare le mani, come ad esempio lavorare il legno o l’oro.

E la sua famiglia ha subito appoggiato la sua inclinazione artistica? Mio padre sì, mia madre, che oggi ha 83 anni, ancora spera che io faccia l’avvocato! Mio padre è stato avvocato, sono figlio unico e diciamo che la logica conseguenza doveva essere quella. Proprio ieri mia madre a tavola ancora mi faceva notare che sarei stato un bravo avvocato!

Lei conosce Ravello ed il Ravello Festival? Conosco Ravello, anche se ormai ci manco da tanto tempo. Ero con Francesco Calogero a Villa Rufolo, e mentre la visitavamo, ci sorprese un temporale e aspettammo che spiovesse sotto uno dei ponticelli della villa. Un ricordo bellissimo.

Adesso le propongo una sorta di indovinello: quale sarà secondo lei il tema conduttore del Ravello Festival 2016? Le rispondo con un aneddoto. Qualche giorno fa mi trovavo in un bellissimo locale di Messina, famoso per i cocktail ed ero con due amici giornalisti. Li guardavo e gli ho detto che da ragazzino amavo una frase di Carmelo Bene che diceva “la coerenza è la virtù degli idioti” e ho aggiunto che in proposito avevo cambiato completamente idea e che era per questo che  eravamo ancora amici, perché erano persone coerenti. Quindi, ecco, il mio suggerimento per il tema del prossimo Ravello Festival è “la coerenza”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654