dicembre 30, 2015 | by Emilia Filocamo
Claudio Insegno racconta il suo film “Effetti In…desiderati” e le gag improvvisate del trio Biagio Izzo, Francesco Procopio e Massimiliano Gallo

Un sorriso perenne, mai superficiale, un sorriso che ricorda l’entusiasmo dei bambini, la disposizione al divertimento e allo stupore, quello che si illumina e rinnova davanti ad ogni aspetto della vita, quello che non conosce turgori negativi ed involuzioni, bagnato da un’idea di gioco costante e pura. Sono le prime cose che comunica Claudio Insegno e, nel mio caso, non è la prima volta: giunti alla nostra seconda intervista, la costante di questo artista indaffarato, energico al punto tale che non riesco a non ammirarne l’ipercinetica necessità di essere appunto sempre in gioco, in ballo, si tratti di un palcoscenico, di un set, o di un’intuizione artistica venuta dall’estero, mi appresto ad ascoltare nuovamente il suo modo di coglierla, modellarla e proporla. Con tutte le ansie e le preoccupazioni conseguenti. Dopo l’uscita del suo film “Effetti In…desiderati” con una  “trinità” comica e laica di tutto rispetto formata da Biagio Izzo, Francesco Procopio e Massimiliano Gallo, la mia curiosità si concentra proprio su questo set con l’accento e le improvvisazioni esilaranti del teatro.

Claudio, come è nata l’idea di sdrammatizzare un tema così delicato per il territorio campano? Era piuttosto scontato parlarne in chiave drammatica ma, dal mio punto di vista, le cose arrivano prima al cuore della gente se vengono rivestite di un’allure comica e soprattutto se si utilizzano personaggi alla portata di tutti, amati dal pubblico, come ad esempio Biagio Izzo. E poi mi immaginavo una sorta di cartone animato, la mia idea era di fare una cosa alla Disney Pixar ma non potendo realizzare quella, ho scelto dei personaggi in carne ed ossa.

Da regista, ritieni che possa essere questa la strada giusta per rinnovare la commedia italiana, troppo spesso tacciata di futilità? Non me la sento di parlare di rinnovamento, per me questa è soltanto un’altra strada. In Italia si preferisce frequentare sempre strade più sicure, abitudinarie, non allontanarsi da ciò che dà certezza e garanzia. Se avessi avuto alle spalle una grande produzione probabilmente si, avrei fatto un bel cambiamento di rotta, ma essendo piccoli abbiamo voluto portare un messaggio diverso o comunque l’intenzione di una volontà di cambiamento che è già importante.

So che durante la lavorazione del film ci sono stati momenti di grande improvvisazione grazie soprattutto alla triade perfetta composta da Gallo, Izzo e Procopio: il giorno di set più bello? Ci sono stati tanti episodi belli e divertenti. Quello che mi è rimasto nel cuore è il giorno in cui con abbiamo fatto le 4 del mattino e nel quale i 3 protagonisti erano davvero a briglia sciolta. Abbiamo improvvisato una scena quasi alla Toto’ e Peppino, e non smettevamo di ridere, al punto che, nonostante il freddo, non riuscivamo a terminare di girare. Alla fine ho lasciato l’inquadratura fissa e permesso che si divertissero, ovviamente restando sempre nell’alveo di una comicità elegante. Ricorderò per sempre quel momento e sono felice di averli avuti in questo film: abbiamo lavorato spesso a teatro insieme e quindi sapevo fin dove potevamo spingerci.

Sei sempre indaffarato in mille progetti in contemporanea: adesso cosa ti aspetta? Il Milione, di cui sono regista, adattatore ed attore, una pochade con personaggi particolari che partirà da Torino e poi toccherà a Jersey Boys, da gennaio si partirà con la tournee e ho una certa ansia. In un momento nel quale sembra che dal punto di vista teatrale vada tutto male e nel quale la gente ha paura di andare a teatro per le minacce e gli attentati, vivo tutto con ansia.

Ecco, come vivi in genere la sera precedente il debutto di un tuo lavoro e come hai trascorso quella precedente l’uscita di Effetti In…desiderati? Ho sempre paura del giudizio del pubblico e gioco d’anticipo, chiamo le persone che verranno a vedere l’anteprima e racconto subito il film, così loro non fanno altro che tranquillizzarmi, e ripetermi che andrà tutto bene. In genere mi circondo sempre delle persone che amo, degli amici soprattutto, o dei colleghi del set, questo la sera prima o la sera stessa. La sera prima di Effetti In…desiderati ero infatti con i ragazzi e gli insegnanti della mia Accademia, la CTC. Quello che ripeto più spesso alla mia troupe è che noi non siamo medici o chirurghi, non mettiamo a repentaglio la vita delle persone, male che vada possiamo non far ridere o non far piangere, ma non è la fine del mondo, noi non uccidiamo nessuno. Ricordo di averlo detto anche l’ultima volta in teatro a Sandra Milo, durante il nostro spettacolo e lei mi ha confidato di essersi subito rilassata e che con Fellini non parlava mai di queste cose!

Il consiglio che Claudio da più spesso a Claudio? Mi ripeto spesso di essere sempre disponibile con tutti e a tutto anche se a volte vorrei essere più freddo davanti alla questione artistica, poi mi rendo conto che per me è impossibile cambiare. È triste forse dirlo ma in questo ambiente si sopravvive di più se si è un po’ iene, è come un circo, potresti essere schiacciato da chiunque e forse a volte mi dico che dovrei essere più cattivo. Ma non è nel mio stile, io voglio sorridere, ho sempre un bel sorriso stampato in faccia, è il mio modo di essere.

Ti va di provare ad indovinare o a suggerire il tema del prossimo Ravello Festival? Non sono mai stato a Ravello, ma se dovessi provare ad indovinare il tema del vostro Festival, avendo una fissazione con i bambini, nel senso delle nuove generazioni, penso che un tema interessante da declinare potrebbe essere ‘Il Futuro’.

Un’ultima domanda, a proposito di uno dei tuoi protagonisti: Francesco Procopio. Come è stato lavorare con lui? Un suo pregio ed un suo difetto? Francesco è un attore ed un amico straordinario, con una grande disponibilità, uno di quelli capaci di affrontare qualsiasi ruolo con grande umanità e serietà. Il suo pregio è anche il suo difetto, ha una disponibilità immensa e questo non è sempre un bene. È una spalla insostituibile e di grande talento, un attore che lavora tanto e non per caso. 

L’intervista con Claudio Insegno si chiude qui con un entusiasmo che non si è mai immesso sulla forcina del diminuendo, ma che ha mantenuto il proprio tono in maniera costante. Ed ispirante. Forse perché dietro ogni artista c’è un bambino che non vuole saperne di crescere fino in fondo.

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