maggio 27, 2016 | by Emilia Filocamo
“Continuate a parlare di Ravello, uno dei posti più belli del mondo”. In esclusiva a Ravello Magazine il direttore Andrea Biavardi

“Continuate a parlare di Ravello, uno dei posti più belli del mondo”. In esclusiva a Ravello Magazine il direttore Andrea Biavardi si   racconta fra   gli ultimi casi di cronaca, Porta a Porta e   la grande passione per la musica.

Quando raggiungo al telefono il direttore Andrea Biavardi ho una giusta, comprensibile dose di emozione e soggezione. Pur partendo, come era giusto che fosse, dall’alveo della cronaca e dei casi tuttora   irrisolti che tengono banco nelle trasmissioni televisive, l’intervista si è poi come diluita e ha virato    verso un territorio a me familiare, quello della musica e di Ravello. Un piccolo, piacevole volo pindarico, per il quale è stata complice una mia domanda. Il direttore  Andrea Biavardi, ha sottolineato più volte la necessità di tutelare e di promuovere quanto l’Italia ha di bello e quanto fa di bello, nell’ambito giudiziario così come nell’arte, senza incappare, nel solito cliché del Paese che non fa abbastanza e che non è abbastanza.

Direttore Biavardi,      perché  negli ultimi tempi c’è così tanta attenzione, direi a volte  quasi morbosa, per i casi di cronaca irrisolti? Accadeva anche prima oppure   cosa è cambiato nel corso degli anni? Credo che tutto nasca dal desiderio di essere tenuti altamente informati, al corrente delle cose, in un periodo in cui la politica informa ma non condivide, questo   è   certamente un sentimento diffuso, ma attenzione non nuovo. Se pensiamo che Buzzati sul Corriere della Sera già si occupava dei casi di cronaca e proprio su quelli ha scritto dei libri, allora possiamo dedurne che ci si trovava davanti a fenomeni simili. Forse questo fenomeno è anche dettato dal fatto che la gente ha bisogno di perseguire un senso altissimo di giustizia, c’è   la necessità di questo.

Consequenziale è il proliferare dei talk show relativi: in cosa pensa che possano essere utili o meno? Ce ne sono molti, anzi direi che in qualche caso   anche troppi. Il talk show, proprio per definizione, per il significato stesso del   nome, è legato ad opinioni, ognuno dice la sua sulla cronaca ma, in questo caso le opinioni dovrebbero lasciare ragionevolmente il posto ai fatti. Tutti   vogliono parlarne ma molti purtroppo non   sono correttamente informati. Le faccio un esempio: quando mi invitano quasi sempre mi chiedono “secondo te” e io li correggo, non è secondo me, io devo leggere i fatti, devo documentarmi sulle carte, non è possibile altrimenti parlarne.

Fra tutti i casi recenti che tengono viva l’opinione pubblica, qual   è quello che la appassiona maggiormente? Sicuramente il caso Yara, unico nel suo genere e che farà scuola non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Si pensava che la macchina delle indagini non sarebbe finita da nessuna parte e invece si è andati avanti con una metodologia complessa ma che ha anche sfruttato un percorso   di indagine di tipo tradizionale. Io ho letto tutte   le pagine, sono ben 30.000, e le indagini tradizionali vanno riferite ad esempio al discorso del furgone di Bossetti che è stato individuato grazie al riscontro delle telecamere e poi con un metodo comparativo che ha permesso di selezionare   500 furgoni dai 2000  iniziali, e così via. E’ stata fatta un’attività investigativa sul campo precisa, quindi non va poi tutto così male nel nostro Paese.

La sua opinione sui recenti sviluppi del caso Garlasco?  A proposito di Garlasco noi siamo sempre stati definiti innocentisti: io non sono né innocentista, né colpevolista. Rispetto a ciò, abbiamo sempre sostenuto l’esistenza di poche prove. Probabilmente   quando venerdì scorso il Procuratore Cedrangolo ha affermato che c’erano poche prove, forse in tutta Italia si è sollevato il dubbio che fosse davvero così. Io spero solo che non ci si trovi di fronte all’ennesimo caso giudiziario. Anche il caso Garlasco costituisce un unicum: per la prima volta in Italia, e nel mondo, si condanna una persona perché non lascia tracce.

Quali   impegni la aspettano? Dove la vedremo? Stiamo continuando a lavorare   a Giallo, il nostro settimanale   è una macchina ben rodata e non si ferma mai, né per Natale, né per Capodanno! E poi sono sempre ospite di Eleonora Daniele a   Storie Vere e a Porta a Porta da Bruno Vespa. E credo basti così perché non mi andava   di inflazionare, vado in tv solo se ho cose da dire e se sono perfettamente documentato. Non sono e non voglio fare l’opinionista, sono un cronista e c’è una bella differenza.

Cambiando argomento, qual è il suo rapporto con la musica?  Ho fatto il liceo Classico e di pomeriggio frequentavo il Liceo Musicale, ho un rapporto strettissimo con la musica, suono la tromba, il pianoforte e la chitarra. Ascolto tutta la musica, da Mozart ai Pink Floyd agli U2, che adoro. Mi piacciono i talent di musica come X Factor che seguo con piacere perché credo   facciano venir fuori grandi talenti. Ho anche insegnato musica, per un certo periodo ho aperto una scuola di musica e pensavo di fare il musicista, poi, fortunatamente, ho scelto di essere un giornalista. Adesso mio figlio sta imparando a suonare la chitarra: la musica è importantissima, ancora di più per un Paese come l’Italia, con una tradizione di tutto rispetto.    Tuttavia mi dispiace non vedere più tanti tenori italiani, ma solo grandi nomi stranieri.

Il suo augurio a Ravello Magazine?  Continuate a parlare di Ravello, uno dei posti più belli del mondo. Fate bene a promuoverlo, noi viviamo in un Paese unico e non abbiamo nulla da invidiare agli altri.

 

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