febbraio 13, 2014 | by Emilia Filocamo
Così lo studio Map di Milano diffonde l’Architettura Emozionale

La musica come stele di Rosetta al servizio di qualsiasi linguaggio figurativo o artistico: potrebbe essere questa la chiave di lettura, tornando al leitmotiv di fondo dell’interpretazione, per intendere appieno lo spirito e la mission dello Studio Map di Milano, acronimo di Milano Architettura Progetti e di Monica, Antonella, Paola, Piero, con riferimento allo staff costituito da Monica Lattuada, Antonella Miti, Paola Helg e Piero Gilardino, marito di Monica Lattuada e con una formazione più spiccatamente tendente al design. Lo studio, nato nel 2003, raccoglie le esperienze e la collaborazione di quattro colleghi universitari. Una mission assolutamente particolare che si lega ad un concetto nuovo, che lo Studio Map diffonde già da anni, quello di Architettura Emozionale, ossia un’architettura non fine a se stessa ma capace di suscitare suggestioni concrete a contatto non solo con gli ambienti creati o ricreati, ma addirittura e soprattutto con i materiali utilizzati. E’ Monica Lattuada, infatti, a chiarire la filosofia aziendale: “Commissionare per noi è fare un viaggio insieme all’architetto. In valigia vanno messi capacità di ascoltare aspettative, coraggio e risorse” – spiega – “Il viaggio ha destinazioni molteplici: dal mondo della composizione, fatto di colore, ordine ed equilibrio, a quello della tecnologia, che comprende domotica, impiantistica ed informatica, poi si passa al territorio dell’ecosostenibilità e, infine, all’emotività, ai ricordi alle suggestioni, che sono parte integrante e fondamentale del nostro lavoro”. Ma la mission, in maniera assolutamente originale, si fonde anche con il linguaggio musicale. “Da sempre la musica è un elemento trainante delle nostre concezioni” – aggiunge la Lattuada – “Non a caso ascoltare ed orchestrare sono le due parole chiave della nostra metodologia e già Le Corbusier aveva indicato un parallelismo fra architettura e scrittura musicale. Il contatto con gli ambienti e i materiali può suscitare le stesse emozioni date dall’esecuzione e dall’ascolto di una partitura musicale”. Rientra in questa compenetrazione ed osmosi fra linguaggi artistici il progetto realizzato alcuni anni fa per un concorso in collaborazione con l’artista umbro Giuliano Giuman. Giuliano Giuman incarna in maniera sublime la filosofia dello studio Map: dopo aver intrapreso gli studi musicali, nel 1969 lascia la musica per dedicarsi a pittura e scultura e lavorando fra Roma, Bologna e Milano, dove sperimenta anche la fotografia. Ma è del 1982 l’inizio dell’instancabile ricerca di un percorso che unisca musica e pittura e questa recherche artistica coinvolge anche il vetro, utilizzato non solo come materiale ma come possibilità espressiva. Poi nel 1984 inizia la collaborazione con Umbria Jazz e firma nel 1993 il manifesto del ventennale. La collaborazione con lo Studio Map nasce perchè Giuman era uno degli artisti della Galleria Artecentro all’epoca della partecipazione al concorso e di Lattuada Studio, galleria di proprietà della madre di Monica Lattuada, Fiorella La Lumia. Il progetto è assolutamente interdisciplinare, intendendolo quasi come una sorta di trait d’union fra musica, pittura e design, si tratta di un paravento. Il paravento realizzato dallo Studio Map in collaborazione con Giuliano Giuman è una sorta di diaframma che raccoglie suoni, aria, vento e luce e permette non solo di delimitare e dividere un ambiente ma anche di creare da solo uno spazio con la luce ed i colori che lo caratterizzano. “La musica è il nostro leitmotiv ed una fonte inesauribile di ispirazione” sottolinea Monica Lattuada.
“Ma alla base di tutto c’è la Creatività, quasi un’entità che lancia l’intuizione e, come un sasso nell’acqua, crea un’idea concept. La Creatività poi realizza il progetto determinando dimensioni e strutture ed individua nel caos le varie possibilità di scelta fra materiali ed arredi” . E’ d’obbligo chiedersi quali saranno i progetti dello Studio Map per corroborare mission e filosofia aziendali e se ci sono all’orizzonte nuove, interessanti occasioni in questa direzione. “In genere non scegliamo i progetti,ma sono i progetti stessi a sceglierci” – conclude Monica Lattuada – “Il nostro obiettivo è creare progetti di qualità valorizzandone le caratteristiche intrinseche, le qualità e gli attributi essenziali così da incrementarne il valore economico e rispondere agli obiettivi che ci siamo prefissati. Noi realizziamo progetti cuciti addosso, ricreiamo spazi ed ambienti con lo scopo di ossigenare la quotidianità”. E non è difficile andare con la mente ad uno dei tanti progetti di successo dello Studio Map: una ristrutturazione fra le nevi e i monti della Val Chiavenna di un edificio realizzato nel 1961 da un architetto armeno e già assolutamente insolito per l’architettura della zona. Lo Studio Map ha concentrato lì un po’ della propria filosofia aziendale fondendo in una struttura dislocata su diversi piani il legno, lasciato al suo aspetto più naive e naturale ed il ferro. Insomma una fusione fra antico e moderno, tradizione e funzionalità che non ha nulla da invidiare alle variazioni su tema e ai virtuosismi di un talentuoso solista.

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