giugno 18, 2015 | by Emilia Filocamo
“Credo nelle possibilità della cinematografia siciliana ed è per questo che ho scommesso sulla mia terra” il regista siciliano Francesco Auteri racconta la sua sfida

Un sogno può essere come una boa, costringere a bracciate più o meno lunghe e faticose. Può rimare con partenza, distanza, lontananza, cambiamento. Oppure un sogno lo si può lasciare cucito laddove è nato, orlarlo tutto intorno come se lo si abbeverasse e nutrisse, circondarlo di attenzioni senza mai spostarsi o senza mai usare per una sola volta la parola addio. Un sogno può essere sinonimo di sacrificio, difficoltà, delusione, costringere ad allontanamenti obbligatori, oppure, si può decidere di coltivarlo dove si vive, di invertire la tendenza e, come un capitano coraggioso, sfidare le onde peggiori pur mantenendo costante la traiettoria, l’obiettivo. Francesco Auteri è uno di questi rari capitani, è un uomo del sud, siciliano, che sulla sua terra ha scommesso ed investito, senza voltarle le spalle, pur conoscendo ed avendo consapevolezza degli ostacoli, dei problemi. Francesco Auteri è una sorta di “uomo delle stelle” ma tutto al positivo: attore, produttore, calamita per giovani attori e per i provinanti dei casting speranza della sua terra. Un artista a tutto tondo che, in controtendenza, ha portato il cinema nella sua terra, invece di inseguirlo altrove.

Francesco, il cinema,  secondo uno stereotipato cliché, è a Roma: tu hai investito nella tua terra e vivi ed operi lì. La tua scelta, sicuramente coraggiosa, da cosa  è stata determinata? La scelta di fare cinema da parte mia è stata determinata dalla volontà di espandere la cinematografia in territorio nazionale poiché ormai assistiamo al predominio assoluto dai grandi produttori che oggi non sono più imprenditori, ma produttori esecutivi finanziati dalle varie emittenti televisive. Oltretutto spesso finanziati dai beni culturali di Roma dai quali viene pagata pure la distribuzione. È uno sforzo enorme da parte mia combattere contro i mulini a vento ma sono convinto che credere fermamente nel lavoro serio e professionale, prima o poi ripagherà.

Hai esordito con il teatro, come attore di teatro: qual è il valore in più che il teatro aggiunge ad un attore? E quanto conta nella formazione professionale? Chiaramente l’aver esordito come autore e successivamente aver imboccato la via alla regia per poi arrivare a calcare palchi di anfiteatri con migliaia di spettatori mi ha gratificato rendendomi più consapevole dei miei mezzi e svezzando una timidezza interiore; adesso mi sento amato dal mio prossimo.

A chi hai dedicato la tua prima opera, il tuo primo film? La mia prima opera l’ho dedicata a mia madre e il mio primo film l’ho dedicato a mio figlio Rosario che da qualche anno ha lasciato questa vita.

Puoi raccontarci del tuo nuovo film? Trama, obiettivi, il messaggio che vuoi convogliare e comunicare al pubblico? Un attimo d’amore” vuole dare un messaggio di assoluto valore esistenziale, si va dai sentimenti interpersonali a quelli per il prossimo. Da pacifista quale mi sento di essere, il film vuole essere una riflessione su una probabile distruzione totale del mondo ad opera di una terza guerra mondiale. La trama racconta i tempi che viviamo frammentandoli con problematiche varie del quotidiano, è un film d’autore comico e filodrammatico che non manca di azione e di un messaggio di assoluto valore. Nel film viene presentato il tema della Metapsichica focalizzando anche l’attenzione sulla telepatia. Tutto ciò è stato apprezzato dalla Aism di Milano e in particolar modo dal presidente, ricercatore e professore Giorgio Cozzi, che ha condiviso le tematiche e collaborato al progetto. È la storia di uno scienziato, vedovo e con 7 figli a cui appare la moglie morta che gli codifica una formula per ottenere dei poteri telepatici. È in quel momento che il protagonista diventa mira di KGB, Cia e viene rapito da uno 007 italiano al servizio di un fantomatico Generale dell’esercito. La storia si dipana fra azione e il messaggio universale finale.

Francesco Auteri ha qualche rimpianto professionale? C’è qualcosa che cambieresti del tuo percorso artistico? No, non cambierei nulla poiché nel mio piccolo ho sempre raggiunto gli obiettivi prefissati, anche attraverso la politica dei piccoli passi. 

Francesco Auteri spettatore: cosa ami guardare in tv o al cinema e cosa proprio non ti piace? Non mi piacciono le demagogie espresse attraverso filmologie che hanno scopi politici poiché come già detto autori, registi e sceneggiatori che lavorano guadagnando sul sicuro, sono sotto la giurisdizione dei leader politici.

Fai casting suppongo con tanti attori giovani e di talento: qual è la cosa che consigli a tutti i giovani artisti che vogliono proporsi in questo mestiere, cosa bisogna evitare assolutamente? Ai miei artisti professionisti e non, consiglio sempre di dimostrare di esserci e di non apparire soltanto, di avere le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere senza sconfinare e mantenendo saldo il proprio equilibrio.

Le difficoltà maggiori che hai riscontrato decidendo di realizzare e produrre i tuoi film? Quali sono gli ostacoli del tuo mestiere? Per primo il denaro, quindi mano solo al mio portafoglio. Gli ostacoli maggiori vengono dalla poca professionalità e dall’approssimazione nello svolgimento del lavoro poiché privi di aggiornamenti relativi alla grande tecnologia dell’alta definizione.

Sei padre. Saresti felice se i tuoi figli intraprendessero la tua stessa carriera o hai paura perché è un mestiere fatto di facili delusioni e tanta competitività? Sicuramente sarei felice che la mia piccola di undici anni potesse un giorno esprimere caratteristiche artistiche di qualunque genere perché l’arte è nel cuore prima che nella mente. Gradirei che seguisse le mie orme poiché credo che sia il confronto che distingue e valorizza i mezzi propri. Allo stesso modo spero in una grande concorrenza che dia maggiore visibilità alla cinematografia siciliana.

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