novembre 9, 2014 | by Emilia Filocamo
Da barbiere al set di Gomorra e al grande schermo. La storia dell’attore Maurizio Mastrostefano

Volevo capire come fosse un artista, volevo averne sentore, testimonianza diretta, sensazione, spiegazione. Maurizio Mastrostefano, napoletano, attore, talento guizzante e particolare ha dato soddisfazione a questo mio desiderio, ma forse inconsapevolmente. Quando ci siamo parlati per la prima volta sono stata letteralmente investita da un turbine di entusiasmo, voglia di farsi conoscere ma con grande umiltà e consapevolezza di se, e dalla gioia di essere dove è arrivato. Come se fosse la cosa più normale e semplice del mondo, infatti, al nostro primo contatto telefonico mi rivela di essere in partenza per Roma per raggiungere il set di un film in cui sarà presente anche la grande e bellissima Virna Lisi. C’è una pausa di qualche giorno, più o meno una settimana e, nuovamente contattato, questa volta per l’intervista, Maurizio Mastrostefano è un’altra persona, ma nella migliore delle accezioni. Quando gli rivolgo le domande, poche ma specifiche, è serio, non ha un attimo di esitazione, è chirurgico, preciso, puntuale. È come se stessi parlando con un uomo completamente diverso. Eccolo qui, dunque, l’artista che ha coscienza del proprio mestiere e della propria responsabilità nei confronti degli altri, ma senza strafare e, soprattutto, senza alcuna superbia. Lo testimonia il fatto che, nonostante la popolarità, i set da cui va e viene, non ha mai abbandonato il mestiere di famiglia: Maurizio è un personaggio da opera lirica quasi, un barbiere–attore–artista che ha il suo salone e sogna, ma con ottimi risultati visibili a tutti, il cinema ed il palco.

Maurizio, come hai cominciato a recitare? Tutto è cominciato con una recita alle scuole elementare, avevo 6 anni, era la famosa Cantata dei Pastori. Non potrò mai dimenticare il volto del professore Alfonso Autieri. Fu lui un giorno ad aprire la porta della mia classe, a dire alla mia insegnante che aveva bisogno di un bambino per la recita e, senza perdere tempo, mi guardò e mi scelse, così, di impatto. Poi successivamente frequentai la scuola di recitazione del grande, purtroppo scomparso, Enzo Cannavale. Sono rimasto lì per ben 4 mesi e ancora sono in ottimi rapporti con i figli: hanno sempre nutrito una stima incondizionata nei miei confronti. Infatti abbiamo dei progetti insieme. Io sono nato in realtà come attore di strada, come attore “locale”. Poi la consacrazione c’è stata quando ho interpretato la Livella di Totò ed ho avuto il plauso e i complimenti della figlia, Liliana De Curtis, una delle soddisfazioni più grandi della mia vita.

I tuoi lavori di esordio? Il primo lavoro vero e proprio è stato Un Posto al Sole, ma parliamo di circa 8 anni fa. Poi ho avuto l’occasione di entrare nel cast di Gomorra e a seguire sono arrivati tutti gli altri film fra i quali Il Servizio Buono ed un film splendido, in cui sono protagonista: Ragazze di Strada, un film che racconta di storie di prostituzione. Ho fatto anche tanto cabaret e sono felice in questo di essere un autodidatta che crea le battute al momento. Non a caso aspetto una risposta da Made in Sud, dal produttore Nando Mormone: ho presentato un monologo che ho scritto personalmente, su Garibaldi. E probabilmente andrò a Zelig. Faccio tv e cinema con la stessa passione.

Gomorra è una serie che ha sbancato per ascolti e convinto il pubblico sotto ogni profilo. Ci racconti la tua esperienza all’interno di questa serie dai grandi numeri? L’esperienza è stata bellissima, di grande impatto, ma molti attori, come me, sono rimasti un po’ delusi dal fatto che diverse scene sono state tagliate. Io, ad esempio, ero nella scena della rapina fatta in una gioielleria di Secondigliano. È probabile che mi chiameranno ancora a Gomorra ma, nonostante la grande esperienza, non credo che ci tornerò. Ho poi passato quasi tutta l’estate come giurato nei maggiori concorsi di bellezza, non solo quelli regionali e propedeutici a Miss Italia ma anche a Miss Mondo.

Ci saranno sicuramente dei colleghi che si complimentano con te per il tuo modo di lavorare, di recitare. Cosa apprezzano di più di te come artista? Innanzitutto credo la mia grande umanità e poi la mia versatilità, me lo dicono spesso, ammirano questa mia capacità di riuscire subito a capire il personaggio che vado ad interpretare. Leggo la scena e ho la fortuna, non so, forse il dono, di calarmi totalmente nel ruolo e nella condizione che il personaggio in questione deve affrontare.

Quando ti ho chiamato la prima volta eri in partenza per Roma per andare sul set, set su cui c’è anche Virna Lisi: puoi accennarci qualcosa dei tuoi prossimi progetti? Devo dire che questo, fortunatamente, è un periodo particolarmente fervido per me professionalmente. Sto lavorando a due film davvero belli, anzi in totale sono 4, non dico molto. Un po’ per scaramanzia ed un po’ perché c’è un certo riserbo sul cast e sul nome del regista che è piuttosto importante. Ogni lunedì sono a Ciao Tv con una trasmissione dove sono ospite e, a volte improvviso piccoli sketch di cabaret, poi ho già avuto richieste da TeleFutura e da una nota emittente pugliese. Ma ciò che mi sta più a cuore adesso è portare avanti un mio progetto: ho 38 anni e quando ne avevo 14 ho avuto modo di conoscere una persona e soprattutto la sua storia, è un uomo che è al 41 Bis, un carcerato. La sua storia mi ha colpito al punto tale che ho deciso di scrivere una sceneggiatura per realizzarne un film, ho intenzione di proporlo a Claudio Cupellini di Gomorra.  

Quindi vuoi passare alla regia? Non è che voglio passare alla regia abbandonando la mia prima passione, la recitazione. È solo che ho dentro un istinto, una forza che mi dice di andare in questa direzione e di svoltare.

L’incontro che professionalmente ti ha segnato positivamente? Gli incontri che mi hanno segnato sono stati tantissimi, ho conosciuto attori ed artisti di grande livello. Però nel cuore mi porterò sempre l’abbraccio ed il bacio di Liliana De Curtis dopo aver interpretato La Livella: ecco questa è una di quelle cose che non ti abbandonano mai, che ti restano dentro. E poi ho incontrato altri artisti, anche in campo musicale: penso al video fatto con Luca Seta ad esempio.

Ma se nessuno dei tuoi sogni si fosse realizzato, se non avessi mai fatto l’attore, oggi cosa saresti? Io continuo l’attività che ho imparato quando avevo 7 anni, grazie a mio padre. Faccio il barbiere ancora, ho un mio salone che ogni tanto lascio per andare sui set. Però sul piatto della bilancia ho messo anche il cinema e, al momento, quel piatto pesa di più: il mio obiettivo, infatti, è dedicarmi alla recitazione a tempo pieno.

Chi vuoi ringraziare a questo punto della tua carriera? Sembrerò presuntuoso, ma non è questa l’intenzione: ringrazio me stesso per il mio modo di fare, entusiasta, pronto ad aiutare gli altri senza nutrire invidia. Vedi, il nostro ambiente è piuttosto complesso, spesso ci si lascia prevaricare da gelosie, da invidie. Io fortunatamente sono libero da questi sentimenti. Ho avuto un periodo molto difficile, circa 8 mesi fa: ho sentito intorno a me poco plauso e tante critiche, sia a livello locale che nel mondo in cui sono entrato. Molti criticavano il fatto che un semplice barbiere fosse arrivato in tv e al cinema. Ma poi sono arrivate le soddisfazioni, le conferme e la gente ha cominciato a ricredersi. Io dico sempre che la gente è come il mal di pancia: prima ce l’hai e poi, all’improvviso ti passa. Sono una persona che affronta tutto con il sorriso e con la positività, anche i momenti più cupi. Detto questo ringrazio anche Antonio Ciccone, il regista di Malanapoli per il quale nutro una stima incondizionata, poi Nando De Maio e ovviamente Cupellini di Gomorra che mi ha scelto su un provino di 150 persone e poi ancora ringrazio Gabriele Gargiulo, un regista serio e di grande talento.

Dove sarà e come sarà Maurizio Mastrostefano fra 20 anni? Spero di continuare a fare ciò che amo, questo mestiere per il quale ho tanta dedizione. Adesso tutti i miei pensieri e i miei sforzi sono concentrati sulla sceneggiatura che ho scritto, la mia intenzione è di presentarla in tv. Ho scritto la sceneggiatura in soli 5 mesi, dedicandomi circa un’ora e mezza al giorno e gli addetti ai lavori che hanno avuto modo di leggerlo sono rimasti colpiti dalla bellezza del lavoro. Quello con il protagonista di questa storia, che nella sceneggiatura interpreto io, è uno di quegli incontri che ti segnano davvero il cammino e che mi porto dentro da quando avevo 14 anni. Vorrei coinvolgere nel progetto, oltre ovviamente a Cupellini anche vari attori, da Massimo Gallo a Ciro Esposito fino a Gianluca De Gennaro. È il mio sogno e mi auguro di realizzarlo.

L’intervista si chiude qui e sento di dover replicare a Maurizio Mastrostefano che riuscirà anche in questo mentre mi ringrazia e ci salutiamo con un sorriso.

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