giugno 13, 2014 | by Emilia Filocamo
Da Brescia a Los Angeles con il cinema nel cuore. A tu per tu con l’attore Federico Pedroni

Guardare Federico Pedroni, modello ed attore, potrebbe far correre il rischio di cadere in un clichè, quello abusatissimo del ragazzo dotato di una bellezza perfetta, statuaria. A questa prima e giusta considerazione, sempre secondo clichè, dovrebbe seguire un punto. Quasi a sottolineare che la sua “dote” si esaurirebbe lì, nella generosità di madre natura. Ma, a parte la grande disponibilità di questo giovanissimo attore, classe 1993, che due anni fa ha lasciato l’Italia per seguire il suo sogno approdando a Los Angeles, condita da un sano entusiasmo correlato all’età, Federico stupisce per la concretezza, per il modo in cui si racconta e racconta il suo amore per il cinema. Come se ciò non bastasse, si aggiunge anche una saggezza spontanea a rassicurante. L’intervista comincia con un piccolo “tributo” al nostro Paese, anche perché, quando ci accordiamo per farla, Federico Pedroni mi chiede con garbo di aspettare il suo rientro dall’Italia a Los Angeles.

Federico, quanto della tua “italianità” porti con te sul set e quando sei a Los Angeles? Sono orgoglioso di essere italiano. Sono italiano in tutto ciò che faccio: mangio italiano, mi vesto italiano, mi comporto come un italiano, ma soprattutto interpreto quasi esclusivamente ruoli italiani a causa ovviamente del mio accento.

Quando esattamente hai capito che recitare era nel tuo destino e quando ti sei reso conto di avercela davvero fatta a realizzare il tuo sogno? Avevo 6 anni, ero timido e impacciato ma quando salivo sul palco l’agitazione passava e sentivo di stare meglio. La sensazione che provi quando torni a casa dal set sapendo di aver fatto un buon lavoro è indescrivibile. Non penso di avercela ancora fatta, sono solo all’inizio ma ora mi sento pronto ad affrontare ogni sfida che la vita che ho scelto mi presenta quotidianamente. Non mi sentirò mai “arrivato” perché nel mio lavoro non si smette mai di crescere ed imparare.

Il nome del tuo primo fan? La mia mamma, Oriana, che mi protegge e accompagna il mio cammino dall’alto.

Il giorno più bello sul set. Ogni giorno sul set è un bel giorno perchè amo il mio lavoro. Il più divertente è stato quando sono stato ricoperto di una sostanza blu per interpretare la versione mostro del mio personaggio nel film italiano “The Night Gaunts” oppure quando nel cortometraggio “Red Light & Green Wine” ho potuto unire la recitazione a un’altra mia passione, il ballo.

Cosa distingue un bravo attore da un attore eccezionale? Rispondo con una frase di Meryl Streep: “La recitazione non è il sentirsi qualcun altro. È trovare prima la similitudine e poi me stesso, in qualcosa che apparentemente sembra diverso da me”. Questo è ciò a cui punto quando recito.

C’è mai stato un momento nella tua carriera, anche se sei giovanissimo, in cui ti sei detto “Basta, mollo tutto!”? Sì, ho avuto dei momenti di debolezza, ma poi grazie all’appoggio delle persone care sono sempre riuscito a rialzarmi. E sono ancora qui con la stessa grinta di sempre.

Hai cominciato come modello. La bellezza è una marcia in più o più spesso una sorta di zavorra con cui convivere? Fare il modello mi ha sicuramente aiutato per quanto riguarda l’autostima, oltre ad aver migliorato la mia postura. Credo che per certi ruoli mi abbia aiutato, mentre per i ruoli più forti e impegnativi devo faticare il doppio per dimostrare appunto che non sono solo un bel viso. La recitazione è il mio primo grande amore, fare il modello è sempre un’arte, molto più statica della recitazione, che voglio continuare a fare fino a quando l’età me lo consentirà perchè, in fondo mi diverte.

Avrei conosciuto tantissime persone, anche famose ovviamente: quella che ti ha lasciato di più in termini umani e professionali? L’attore di Dexter, James Remar. Un giorno sul set, vedendo che mi stavo lamentando perchè avrei dovuto girare una scena in cui giocavo a calcio, sport che odio,  mi ha detto: “Smettila di frignare, neanche a me piace il calcio ma è il nostro lavoro”. 

Credi che essere andato via dall’Italia ti abbia aperto più chances? Assolutamente si. 

Quali sono le pecche del cinema Italiano e quale secondo te potrebbe essere la strategia per riavvicinare le persone al nostro cinema? L’anno scorso avrei risposto: “Al cinema italiano mancano idee e soldi”. Oggi, dopo aver visto “La grande bellezza” e “Le meraviglie” sento che qualcosa sta finalmente cambiando. Sono fiducioso. Spero ci siano sempre più finanziamenti da parte delle regioni perché il cinema è essenziale per la nostra società.

Il film che adori e nel quale avresti voluto recitare, anche un film del passato. Adoro “Panico a Needle Park” (1971) e avrei voluto interpretare il ruolo di Bobby (Al Pacino). In un futuro mi piacerebbe interpretare il personaggio di Christina Ricci in una versione maschile di “Monster”, se mai decideranno di realizzarla. 

Parlaci del tuo primo lavoro. Per quanto riguarda la moda, ho iniziato a fare sfilate per negozi di abbigliamento quando avevo 14 anni. Mentre per quanto riguarda la recitazione mi ricordo che a 18 anni guidai un’ora e mezza partendo alle 5 di mattina in una freddissima giornata di gennaio per fare una comparsata nel film americano “Romeo & Juliet”. In America ho ottenuto il ruolo del protagonista in un corto drammatico dopo sole due settimane che mi trovavo lì. 

Gli attori a cui ti ispiri? Hai un modello? I miei attori preferiti sono Al Pacino, James Dean e James Franco, ma non mi ispiro a nessuno in quanto come attore e individuo sono diverso da tutti. Ciò che veramente mi ispira sono gli insegnamenti di mia madre.

Se non avessi fatto l’attore, o il modello, saresti stato? Un assistente di volo ma solo perchè possiedo i requisiti per poterlo fare e mi piacciono i lavori che cambiano continuamente senza orari fissi.

Parlaci dei tuoi progetti. Questa volta a Los Angeles mi fermo solo un mesetto, non sono venuto qui per lavoro, ma perché ho delle questioni burocratiche da sbrigare. Sabato parto per le Hawaii dove mi fermerò 5 giorni e girerò un servizio fotografico mentre prima di rientrare in Italia a fine giugno ho un altro cortometraggio da girare a Los Angeles. L’audizione che potrebbe cambiarmi la vita la ho il 29 giugno in Italia ma per scaramanzia non dico di che si tratta.

A chi vorresti dire grazie oggi? A mia mamma e a me stesso.

L’ultimo pensiero prima di andare a letto? Domani sarà un altro giorno che ti è stato concesso. Non sprecarlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654