gennaio 11, 2015 | by Emilia Filocamo
Da Camera Cafè a Pechino Express, Roberta Garzia ci parla di queste esperienze e anticipa i prossimi lavori

Roberta Garzia, l’attrice Roberta Garzia, è di corsa, si divincola nel traffico e intanto risponde alle mie domande alle diciassette di un pomeriggio prenatalizio. I nostri primi contatti sono stati altalenanti e rimandati per gli impegni che la travolgono, come lei stessa mi racconta, quotidianamente: una riunione, un incontro di lavoro. Tutte occasioni che hanno posticipato il racconto della sua carriera che, attraverso una serie di domande, troverà posto,  come è ormai abitudine, nella mia intervista. Durante la nostra chiacchierata, Roberta, per ovvi motivi, mi chiederà più volte di alzare la voce; io non potrò che esserle grata per aver accettato di lasciarsi intervistare nonostante gli impegni. Partiamo dalla sua recente esperienza a Pechino Express e l’entusiasmo con cui Roberta me ne parla, mi fa intuire quanto l’abbia segnata positivamente per poi arrivare, con l’energia che la contraddistingue, ad accennare i progetti che la attendono.

Roberta, ci racconti di Pechino Express, cosa ti ha dato e cosa ti ha insegnato? È stata un’esperienza molto bella, un viaggio emozionale attraverso l’umanità ed una cultura diversa, ogni volta era splendido accostarsi a queste persone di cui non si conosceva nulla. Non si parlava la lingua, tutto era garantito, intendo in termini di comunicazione, da una semplice stretta di mano o dai gesti. Eravamo noi occidentali ad entrare in contatto con loro e mi ha colpito di queste persone il fatto che, pur vivendo in una povertà estrema, davano tanto ed erano generosissime. Una volta superata la barriera della paura, si davano in tutto quello che potevano. Poi mi è piaciuta la libertà totale: stare senza cellulare, senza tv, essere distanti da casa e non avere la possibilità di contatti, uscire senza chiavi, senza pensieri e soprattutto senza soldi. Tutto ciò ti offre una dimensione della vita totalmente nuova, diversa. Ancora adesso, quando racconto alle persone la mia esperienza, molti mi rispondono che loro non ce l’avrebbero mai fatta, ma non è vero, perché tutti ce la facciamo, tutti sopravviviamo, l’essere umano trova sempre il modo per farcela.

Ecco, parlando di paure, qual è stata nel corso del programma la tua paura più grande ed in cosa invece hai dimostrato più coraggio? La paura più grande che ho provato a Pechino Express è stata durante la finale, quando ho dovuto scendere la cascata. Io soffro di vertigini, ma non immaginavo potessi avere una simile reazione, è stato un vero e proprio attacco di panico, poi mi sono resettata e l’ho affrontata. Ho anche paura degli squali, infatti quando c’è stata la gara di nuoto nel mare di Bali, pensavo di non farcela, e invece è andata, ho sfidato un’altra delle mie paure ed anche in quello sono stata forte.

Guardi gli altri reality e ti piacciono, come li giudichi? Beh, innanzitutto, Pechino Express non è  propriamente un reality, ma un adventure game, anzi una sorta di fiction ma senza un copione scritto. In tv non guardo mai i reality, e questo credo la dica lunga sui miei gusti. Non amo la curiosità morbosa, il voyeurismo, anche perché in quelle situazioni gli esseri umani danno il peggio di loro stessi ed invece in Pechino Express è uscito il meglio di noi. Io ed Eva Grimaldi, con la quale ero in coppia, credo che abbiamo lanciato un bel messaggio, una coppia di donne che va d’accordo, che collabora, contrariamente al solito cliché delle donne in competizione. Abbiamo tante fan, soprattutto ragazze, che ci scrivono e siamo contente di aver contribuito a diffondere un messaggio nuovo sull’universo femminile, che non è fatto solo di competizione, specie nel nostro ambiente. In questo momento, tornando al discorso tv, amo molto Ballando con le Stelle e Tale e quale, sono due format che mi attraggono tanto.

Come era Roberta da bambina? Hai sempre sognato di fare questo lavoro? Ero una bambina introversa, estremamente timida, ma nonostante ciò ero già intenzionata a fare l’attrice. Sembra paradossale ma siamo attratti sempre da ciò che ci spaventa, in fondo è così anche in amore. L’altra mia passione erano gli animali, e dunque avevo intenzione di fare la veterinaria, ma poi mi sono resa conto che avere contatto con il sangue non mi piaceva particolarmente e quindi mi sono indirizzata verso lo spettacolo, laureandomi anche in lettere moderne con indirizzo spettacolo e poi iscrivendomi alla scuola di recitazione.

La tua esperienza a Camera Cafè, un format assolutamente all’avanguardia, come ha segnato il tuo percorso artistico? Come hai giustamente sottolineato, Camera Cafè era avanguardia, ed è stata soprattutto una grande occasione. Mi capitano spesso programmi un po’ fuori dai cliché, a volte penso anche per i miei tratti somatici, ho una bellezza fuori dai canoni estetici soliti, dei lineamenti diversi e mi piace accettare le sfide. Camera Cafè è stata un’esperienza particolare, mi ha formata perché aveva ritmi veloci, serrati, e bisognava essere precisi, avere molta memoria, e poi con Luca e Paolo che sono due artisti incredibili, è stata una palestra perfetta.

I tuoi prossimi impegni? Debutterò il 27 Gennaio al Teatro 7 di Roma con uno spettacolo “Festival”, scritto da Luca Monetti e con Michela Andreozzi  che, non a caso, andrà in scena proprio in concomitanza con il Festival di Sanremo. E poi ci sono altri due progetti in coppia con Eva, ma non anticipo nulla. Posso solo dire che la nostra coppia è piaciuta così tanto che lavoreremo ancora insieme, sia in ambito teatrale che televisivo, ma mi fermo qui.

Conosci il Ravello Festival, ci sei mai stata e quale genere di musica preferisci? Le tue altre passioni, dopo la recitazione? Conosco il Ravello Festival ma non ci sono mai stata, conosco invece Ravello, che è un incanto. Per quanto riguarda la musica, ti dirò che non ho una preferenza particolare e che a volte, specie quando sono in casa da sola, mi piace stare in silenzio, forse perché per tutto il giorno ho intorno tanti rumori. Invece in auto mi piace tenere la radio accesa. Ultimamente ascolto molto Leonard Cohen. Come hobby, posso dirti che sono una sportiva, e quindi corro tutte le mattine, porto prima giù il cane e poi, da sola o in coppia con il mio fidanzato, adoro correre. È un training perfetto anche per il lavoro, per concentrarsi e pensare a cosa devo fare. E poi ovviamente fra gli hobby ci sono anche il cinema ed il teatro.

Hai un sogno nel cassetto? Si, vorrei lavorare molto di più al cinema, perché ne ho fatto davvero poco. Ho lavorato con Pupi Avati in “Quando arrivano le ragazze”, ma vorrei fare di più perché lo adoro e spero che quel momento arrivi presto.

Se avessi la possibilità di tornare indietro, cosa non faresti? Più che dirti una cosa che non farei, potendo tornare indietro nel tempo, ti dico invece una cosa che farei: imparare a suonare uno strumento, è una cosa che rimpiango tanto e che mi dispiace.  

L’intervista con Roberta Garzia si chiude qui, e nel mezzo della nostra bella chiacchierata sono rientrate tante cose “comuni”: un motorino che si è fermato da qualche parte, in un parcheggio o immagino nel cortile di un palazzo romano, la voce dell’attrice interrotta dal suo ingresso nell’androne, un leggero affaticamento per la salita di scale e un rumore familiare di buste della spesa che vengono rovesciate e liberate del loro contenuto. Roberta è un’artista ma anche una donna semplice e disponibile e i rumori intorno, rumori di città o di casa, lo precisano senza sforzo.

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