ottobre 6, 2014 | by Emilia Filocamo
Da geometra nel cantiere di famiglia a regista: storia di Sebastiano Rizzo e di una passione mai interrotta

A volte, forse quasi sempre, aspettare vale la pena, avere pazienza, magari ritentare, mettersi in attesa, è la strategia migliore per aprirsi a belle sorprese. Attesa potrebbe essere dunque il leitmotiv di questa intervista all’attore e regista Sebastiano Rizzo, tutto entusiasmo, talento, ostinazione e forza di volontà. Così come l’attesa e l’ostinazione sono fermentate in Rizzo portandolo alla passione della sua vita, il cinema. Dopo avergli chiesto una prima volta di intervistarlo e di farmi raccontare di questa grande storia d’amore, ho atteso un lasso di tempo piuttosto lungo, per poi ritrovarlo, sgusciante fra i vari impegni, divincolato finalmente, libero e generoso e, soprattutto, pronto a darmi attenzione e a dare compiutezza alle mie domande.

Sebastiano sei attore e regista, ma in quale ruolo ti senti più a tuo agio? E soprattutto, diventare regista credi che per un attore sia una sorta di evoluzione naturale? «La maggiore soddisfazione la trovo nella regia. E’ un ruolo di grande responsabilità che non è fine a se stesso nel realizzare una pellicola. E’ un ruolo che prende per mano addetti ai lavori, tecnici, attori, e crea un unico gruppo con l’obiettivo di divertirsi e realizzare tutti insieme un prodotto straordinario. L’evoluzione non credo sia naturale, la più grande dote di un bravo regista è il saper gestire le persone, i rapporti umani con gli artisti, i tecnici e tutti i vari reparti. E non credo che tutti abbiano questa dote».

Come nasce la tua passione per il cinema? Sei figlio d’arte oppure nasce tutto con te, con il tuo istinto? «Mio padre è un piccolo imprenditore edile. Ho lavorato tanti anni con lui, fin da ragazzo, nei cantieri nei periodi estivi di fine scuola. Dopo aver iniziato come geometra, sono rimasto con lui nei cantieri. Ho imparato un mestiere che, per quanto molto faticoso, mi ha dato parecchie soddisfazioni. Di sera, però, avevo una mia seconda vita, se cosi si può definire. Lavoravo come modello in piccoli spettacoli teatrali e così la passione per il palco è cresciuta sempre più fino a quando ho deciso di mollare tutto per trasferirmi a Roma dove ho cominciato una nuova vita e dove, passo dopo passo, sto costruendo una mia realtà artistica che comincia ad avere belle soddisfazioni».

L’incontro che ti ha cambiato la vita professionalmente? «L’incontro che mi ha fatto decidere drasticamente di mollare tutto e trasferirmi a Roma (portando non poco dolore alla mia famiglia) è stato un film tv che fu girato in Alto Adige (dove io sono nato) della Lux e con la regia di Maurizio Zaccaro. Li ho vissuto un’esperienza straordinaria per 12 settimane: è stato fondamentale per capire che la mia ragione di vita erano il cinema ed il teatro».

Ci racconti i tuoi esordi, il tuo primo lavoro? «Tolti molti anni di gavetta tra piccoli ruoli o meglio comparsate in diverse serie tv o in teatro, per passare a stupende esperienze nei villaggi (tra i 16 e 20 anni), la mia prima esperienza professionale, con un ruolo concreto, è stato appunto Cristallo di Rocca con la regia di Maurizio Zaccaro che mi ha dato un ruolo al fianco del grande Omero Antonutti, di Virna Lisi , Franco Castellano, Tobias Moretti e Leo Gullotta. Questa esperienza mi ha arricchito molto e mi ha permesso di imparare diverse cose dal punto di vista della produzione».

C’è stato un giorno sul set in cui si è stabilita una magia particolare? «Per me la più grande magia è proprio stare sul set e veder nascere un “figlio” giorno dopo giorno con tanta fatica e sacrifici. Più fatichi più le soddisfazioni sono grandi».

So che non si fanno preferenze, ma un partner o una partner con cui si è stabilita un’armonia particolare? «Onestamente prima di iniziare a dirigere Enrico Lo Verso, cercavo di capire quale fosse il suo carattere e come si sarebbe posto lui nei miei confronti, in quanto attore di grande spessore artistico e di esperienza internazionale. Beh che dire, oggi siamo grandissimi amici, ho vissuto un’esperienza di 6 settimane straordinarie. Lui è un grandissimo professionista oltre ad essere una persona straordinaria e simpaticissima. Poi vorrei lavorare con attrice straordinaria, Giovanna Mezzogiorno. Giovannaaa dove sei?».

I tuoi prossimi progetti, lavori? «Ho appena finito un film in cui il vero protagonista è il mondo dei giornalisti, con un’ampia visione della loro professionalità, il film ha un cast di rilievo con Enrico Lo Verso, Maria Grazia Cucinotta, Dino Abbrescia, Ninni Bruschetta e Marco Rossetti. In cantiere ho poi una storia su due grandi personaggi italiani, un santo, un film che parla delle persone scomparse (un mondo particolarissimo) e molto altro ma è tutto ancora in fase embrionale».

C’ è mai stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto? «Spesso, ma mi passa subito fortunatamente».

Se non fossi diventato un attore/ regista, cosa saresti stato? «Probabilmente sarei diventato un costruttore come mio padre, ma con dentro la passione per il cinema».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Alla santa pazienza dei miei straordinari genitori».

Il tuo primo pensiero al mattino? «Ho fame! The e biscotti!».

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