giugno 8, 2016 | by Emilia Filocamo
Da Richard Gere a Edward Norton: quanti vip stregati dal fascino di Ravello

Si favoleggia di un piovoso giorno di inizio autunno, di due, forse tre anni fa, di quelli che a Ravello, solitamente, sono accompagnati da una nebbia persistente che, ascesa verso Scala, avvolge più o meno tutto il paese, diradandosi solo sotto una sferzata decisa di vento o se il lazzo di un sole imprevisto decide di imprigionarla e soffocarla. Si favoleggia di Richard Gere a spasso con sua moglie in via dei Rufolo per conquistare la strada che conduce a Villa Cimbrone: qualche testimone oculare c’è stato, anche qualche foto rubata, così come ci sono state le lamentele di tutti quelli, anzi di tutte quelle, che, complici la nebbia, la pioggia, o forse semplicemente la convinzione che in autunno, smesse le luci dell’estate, del Festival e degli incontri che sono declinazione naturale del caldo e della voglia di vacanza, una cosa del genere non sarebbe mai potuta capitare. Ravello è così: poco accessibile, con i suoi tornanti che ricordano un vecchio ponte levatoio, oltre il quale si arrocca sicura, non necessariamente ed obbligatoriamente “ di passaggio”; chi vuole Ravello, la vuole perché ha deciso, perché deve venire qui, e non perché Ravello faccia da imbuto fra il collo di Amalfi e la botte verde dei territori montani, e non perché bisogna attraversarla puntando altrove. No: se vuoi Ravello devi prendertela, anche a prezzo di strettoie, di scale, di fatica e di premio in esatta proporzione. Ravello è una scelta, una decisione, un bisogno ed un obiettivo. L’ha scelta in un assolato pomeriggio di luglio Samuel Jackson ed il grande Peter O’Toole, sporto dal finestrino della sua auto, con lo sguardo inconfondibile che mi rimandava affettuosamente al suo personaggio in High Spirits, volle Ravello in una mattina come tante di buganvillea e promesse di mare. Ricordo ancora quando, mentre passeggiavo, mi chiese dove poter fare benzina. Perché Ravello è così: è Amy Stuart che mi offre un gelato, prima di salire verso i giardini del Toro, è la dolcissima Marion Ross di Happy Days che si concede per una foto, ora ripiegata in un vecchio diario, è Duffy che con un abitino vichy, alle tre del pomeriggio, sfida l’afa con l incarnato pallido di cipria e, come nelle migliori fiabe, prima che si possa dire “ è lei” è già svanita verso una rotta imprecisata. Ravello è Dustin Hoffman o Henry Winkler, che smessi i panni dell’inossidabile Fonzie, aveva già a quel tempo indossato la divisa del preside Himbry in Scream, del compianto Wes Craven. Ravello è Jason Lewis ed Edward Norton in vacanza insieme o singolarmente e sempre a fine giugno. E’ Jim Caviezel, straordinario Gesù sofferente nella Passione di Mel Gibson, così lontano dal Robert Powell di Zeffirelli che ammaliava con l’azzurro divino degli occhi. In un giorno d’estate, Caviezel, porta ancora addosso l’odore di Matera, del sangue da finzione cinematografica ed una commovente voglia di Dio che non credo si possa spiegare solo con la totale immedesimazione nel ruolo. Ravello devi conquistarla. E la conquista merita ed esige fatica e difficoltà. Quando, talvolta, qualcuno, dopo essere “approdato” a Ravello, magari alla fermata dell’autobus, inavvertitamente si lascia andare ad una lamentela per aver affrontato l’arzigogolata serpentina di tornanti, sorrido perché è soltanto l’inizio. Poi dimenticherà tutto questo e pur di riconquistarla, imparerà a domarne la belva di fianchi nodosi.

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