agosto 22, 2014 | by Emilia Filocamo
Da “Tre metri sopra il cielo” a “Romanzo Criminale”, Alessandro Prete si racconta

L’intervista ad Alessandro Prete, attore di grande talento conosciuto per “Vite a perdere”, “Tre metri sopra il cielo”, “Gli angeli di Borsellino” e poi, più recentemente per “Romanzo Criminale” e “Squadra Antimafia”, avviene con un  piacevole sottofondo di vento: Alessandro mi risponde da una barca che veleggia verso la Croazia e “ turbo” credo il suo sonno e la sua vacanza più di una volta, fino a quando, alle 12,30 di qualche giorno fa, riusciamo ad intrattenerci in una piacevole chiacchierata a base di film per me simbolo e del suo modo schietto di raccontarsi. Il Ravello Festival ancora una volta ci fa da filo conduttore e, quindi, partiamo proprio da lì.

Alessandro, il tema di quest’anno del Ravello Festival è il Sud: ci definisci il sud in poche parole? «Per me il Sud è l’Italia vera e propria, così come viene conosciuta anche all’estero e dunque un’Italia fatta di tradizione, di folklore, di contraddizioni estreme e drammatiche, visto che poi, soprattutto fuori dai confini nazionali, vengono anche visti i lati oscuri, negativi. Due anni fa ho partecipato al Festival della Magna Grecia in Calabria e appunto mi sono reso conto di quanta bellezza, storica, architettonica, paesaggistica compone il nostro sud e che forse potrebbe rendere meglio. Il nostro Sud possiede ricchezze che il mondo intero ci invidia e di cui il mondo intero nota difetti e pecche, ma è ovvio perché il Sud è il meglio che abbiamo e diventa un facile bersaglio nell’una e nell’altra accezione, nell’una e nell’altra direzione».

 

Ci racconti i tuoi esordi? Quando hai deciso che il cinema sarebbe stato il tuo destino? «Beh, sono figlio d’arte, mio padre, Giancarlo Prete, era un attore molto famoso negli anni 70/80. A 19 anni, allora frequentavo ancora l’Università, l’agente di mio padre mi chiese di fare degli scatti, delle foto per alcuni spot e ha tanto insistito per farli girare, anche se io non avevo assolutamente intenzione all’inizio d’intraprendere questa carriera. Poi fui chiamato per un provino, direi un provino di quelli vecchio stampo, dal grande Bernardo Bertolucci che stava reclutando il cast per Io Ballo da Sola e questo evento mi ha cambiato la vita. Mi sono presentato a lui in totale incoscienza ed inconsapevolezza e questa mia “ingenuità” lo ha colpito, mi fece un provino di 2 ore, splendido. Alla fine mi disse che non mi avrebbe preso per il film Io Ballo da Sola perché doveva far debuttare un altro talento, Liv Tyler, e che dunque non poteva inserire due esordienti nello stesso film ma mi disse chiaramente che avevo talento e che il mio talento andava coltivato. Anche se mio padre mi aveva incoraggiato tantissime volte a fare questo mestiere, le parole di un grande come Bertolucci mi hanno dato la spinta giusta e necessaria: da quel momento ho iniziato a studiare e ho cominciato a lavorare subito sia in tv che al cinema, senza però mai smettere di studiare».

L’incontro che ti ha cambiato la vita? «Quello con Bertolucci sicuramente, ma ti dirò che nell’arco della mia carriera ogni incontro è stato importante e fondamentale. Alla base metto comunque anche una mia notevole capacità selettiva, spesso sono stato indicato come “un attore che se la tira” ma questo pregiudizio deriva dal fatto che, quando lavoro, sono molto riflessivo, mi piace scegliere, valutare per bene. E’ così anche adesso, seguendo la scelta che ho fatto di dedicarmi alla regia e alla scrittura. Sono già alla mia 15 esima regia teatrale e sono al Grande Eliseo. Questo mi rende felice e soddisfatto».

Puoi raccontarci di due esperienze totalmente differenti della tua carriera, quella di Tre Metri Sopra il Cielo, in cui interpretavi Siciliano e quella di Romanzo Criminale, la serie di Stefano Sollima in cui eri Shangai? «Innanzitutto sono due grandi produzioni della Cattleya, ma tornando al mio modo di essere estremamente selettivo, quando mi fu offerta la parte in 3 metri sopra il cielo, io ero totalmente coinvolto e preso da un genere di cinema impegnato, avevo girato Vite a perdere, sulla banda della Magliana e Gli Angeli di Borsellino, film con cui ho sfiorato il Donatello. Lessi la sceneggiatura di 3 metri sopra il cielo e mi sembrava troppo popolare e non ero convinto, ma il mio agente continuò ad insistere, e fece benissimo perché quel ruolo mi ha dato grande popolarità. Per quanto riguarda Romanzo Criminale, che dire, è stata la svolta della mia vita e che mi ha dato una fama incredibile, mi riconoscono ovunque, anche all’estero, pensa che ero a Parigi tempo fa e mi hanno riconosciuto proprio per Romanzo Criminale. D’altronde anche un successo recente come Gomorra, dimostra che quando vogliamo sappiamo fare grandi cose in Italia».

Quali sono il più grande pregio ed il più grande difetto del cinema italiano? «Io credo che siamo in grado di fare grandi cose con poco e questo perché abbiamo ottima tecnica e maestranze eccezionali e, fortunatamente, abbiamo anche una serie di giovani registi di talento che sta dimostrando il proprio valore. Il difetto è che forse ci limitiamo troppo, investiamo poco soprattutto nelle idee ma poi ci sono picchi come appunto ad esempio Romanzo Criminale o Gomorra che dimostrano quanto siamo bravi, perché noi il cinema sappiamo farlo bene».

Cosa pensi del trionfo della fiction negli ultimi anni? Ormai è regina dei palinsesti televisivi: credi sia una tendenza del gusto degli spettatori o la mancanza di proposte alternative valide? «Le fiction in Italia sono fatte molto bene, emblematici sono successi come Un medico in famiglia o Montalbano. E’ stato il grande Munafò a riprendere la fiction di qualità e questo non solo ha dato popolarità al genere ma ha garantito per molto tempo lavoro per tutti. Poi la fiction si è appiattita e credo che un dato emblematico di questo sia il fatto che gli ascolti delle fiction stiano calando. Troppo spesso infatti sono proposte storie e sceneggiature ridicole e il pubblico si orienta ad esempio sulle fiction straniere che sono fatte benissimo, magari non hanno strutture e trame eccezionali, ma sono fatte in maniera perfetta. Poi, certo, ci sono le eccezioni come Squadra Antimafia».

I tuoi prossimi progetti? «A settembre uscirà la nuova serie di Squadra Antimafia in cui interpreto “uno dei cattivi”. La storia parte da due famiglie che si combattono ed io appartengo ad una delle due famiglie. Poi ho 3 spettacoli all’Eliseo, scritti, diretti ed interpretato da me uno, gli altri 2 solo diretti».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Alla mia famiglia, sono felicemente sposato con due figli, due maschietti, e non avendo più i genitori sono loro la mia forza e la mia gioia».

Il tuo ultimo pensiero prima di andare a letto? «Sai, la testa di un artista viaggia velocissima durante il giorno, quindi di notte, prima di riposare, preferisco staccare e rompere con il flusso dei pensieri. Anche perché durante il giorno la mia mente è stimolata da mille suggestioni che come artista non posso ignorare. Quindi di notte preferisco appunto riposare, anzi fare pace con me stesso. Alessandro Prete mi lascia con una piccola promessa: a Settembre, prima della fine del Festival, vorrebbe venire a Ravello, poi è di nuovo tutto per la sua famiglia e per una barca che veleggia verso le coste della Croazia». 

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