gennaio 18, 2015 | by Emilia Filocamo
Dai cantieri edili ai primi provini, da Squadra Antimafia a L’Onore e il Rispetto, a Ravello Magazine la storia di Renato Porfido

Al primo contatto telefonico con l’attore e produttore Renato Porfido, c’era vento, molto vento, ed il piazzale dell’Auditorium Oscar Niemeyer, sul quale mi trovavo in attesa che il tu tu del cellulare a cui chiamavo mi desse esito positivo, somigliava ad una plancia sfiorata dalle correnti giuste e pronta ad indirizzare la navigazione verso il blu della Costiera Amalfitana. È stato un giorno di evento, il 5 di gennaio, giorno dolce amaro, ed un timido sole tentava, invano, di riscaldare le ossa della terra ancora irrigidite dal gelo di fine anno. Renato Porfido mi ha risposto con una voce traballante e disturbata “Ci risentiamo! Sono in metro!”. Poi quel “ci risentiamo” si è condensato in un vero appuntamento telefonico, alle nove e mezza, orario che “forzo” dalla sua sacralità con la mia telefonata, immaginando che l’attore, magari impegnato nella sera precedente fino a tardi, stia dormendo. Così le mie prime parole al telefono, dopo il buongiorno e la presentazione, sono “mi scuso per l’orario”. Ma Renato Porfido mi sorprende, è in piedi dalle cinque e mezza del mattino, mi spiega che lui non è solo un attore, quindi stacanovista del via vai da un set all’altro ad orari improbabili, ma che si occupa anche di montaggio e post produzione. E poi c’è una spiegazione a questo suo ritmo biologico così mattiniero, Renato Porfido non è esattamente un artista cresciuto nella bambagia, ma un assennato figlio di commercianti, un geometra ed ex responsabile di una impresa edile. Le levatacce sono state una costante della sua vita, della sua vita precedente.

Ci racconti brevemente chi è Renato Porfido? Renato Porfido, il geometra Renato Porfido, arriva dai cantieri, ho avuto un’impresa edile fino al 2008, quando la crisi ci ha costretti a chiudere. Tutto il lasso di tempo intercorso fra la chiusura e la ricerca di un nuovo lavoro, mi è servito per fare dei corsi all’Accademia del Comico di Torino; io vengo da Bussoleno e facevo questi corsi a tempo perso, senza alcuna pretesa. Poi, un giorno, proprio mentre sfogliavo il giornale, leggo che era in atto il casting per la miniserie di Giulio Base, il remake del film “La Donna della domenica”. Così decido di provarci: adotto un look anni settanta, con l’aiuto del mio barbiere metto brillantina, baffi e basettoni, nel garage, fra le vecchie cose di mio padre, recupero un paio di stivaletti anni settanta e così vengo scelto per fare il poliziotto. Avendo una patente da rally, quando una sera sul set viene chiesto chi se la senta di guidare l’auto della polizia, mi propongo e così nel film divento l’autista di Giampiero Morelli.

E poi? Poi leggo di audizioni che si tengono al Teatro Nuovo di Torino, ci provo e su 280 ne scelgono 19, fra i quali ci sono io. Inizia il mio training a teatro, otto ore al giorno chiuso là dentro, ma alla fine mi diplomo. Una delle prime, indimenticabili esperienze, è stato fare la Locandiera di Goldoni, io interpretavo Fabrizio, il cameriere: una versione della Locandiera assolutamente rivisitata ed in una chiave moderna. E quel training a teatro mi ha aiutato tanto, anche nei passaggi e nei lavori successivi. Faccio un esempio: nello spot dell’Amplifon accanto a Lino Banfi, dovendo interpretare un cameriere, ho ripreso le sembianze del Fabrizio della Locandiera. Ma soprattutto il teatro, l’abituarmi al pubblico, mi ha aiutato ad affrontare anche i set, perché anche i set hanno un pubblico, fatto di colleghi, regista, operatori ed addetti, con i quali devi comunque  confrontarti.

Ma come si svolge la giornata tipo di un attore, come comincia la giornata di Renato Porfido? Stamattina mi sono svegliato prestissimo, in realtà lo faccio sempre, ho una sorta di sveglia interna, biologica. In verità da quando sono a Roma mi sveglio sempre meno presto, prima, vivendo a Bussoleno, ed essendo iscritto alle agenzie di Milano, spesso dovevo uscire all’alba per raggiungere in tempo i set in auto, considerando i mille imprevisti connessi ad un viaggio. Ho tanti ricordi di me che arrivo in cucina alle tre del mattino e trovo mio padre che prepara il caffè per poi recarsi ai mercati generali della frutta.

I tuoi prossimi progetti, dove ti vedremo? A parte il lavoro a cui mi sto dedicando, la promozione del mio cortometraggio, Chasing, incentrato sulla ludopatia, un argomento importante, tratto da una storia vera, ambientata ad Ischia, il cui protagonista, Mario Castaldi, si suicidò per i debiti di gioco gettandosi da una scogliera a Barano di Ischia, non a caso Chasing è stato selezionato all’Ischia Film Festival ed è un progetto a cui tengo molto, mi vedrete nell’Onore ed il Rispetto 4, dove interpreto uno speaker televisivo, e ancora in Baciato dal Sole, in cui sarò un assistente universitario. Ancora sarò in un programma in onda su Sky e dedicato a mani pulite. Poi mi aspetta  ancora tanta fiction, mi vedrete nell’Infiltrato di Cristiano Barbarossa, farò il finanziere, sono previste ancora 11 puntate. E poi ci sono altre novità di cui non anticipo nulla per scaramanzia, anche stamattina ho un provino, molto importante, ma non posso dire di più. Questo lavoro è fatto così, non ci sono date previste o scadenze, è tutto un po’ affidato al caso e capita all’improvviso, ci sono giorni di totale lentezza e giorni in cui capita tutto insieme.

C’è un momento, un giorno della tua carriera che vorresti rivivere? Sicuramente il mio primo giorno di set con La Donna della domenica, l’emozione provata in quel frangente è stata unica ed irripetibile. Le mie esperienze sul set si sono condensate in un nuovo progetto, intitolato Tiburtino – vita di un aspirante attore, il cui trailer è su internet. Racconta la vita sui set e tutto quello che accade. Molto materiale l’ho registrato direttamente dal set, e allego poi immagini varie, ecco è un vero e proprio docu film. L’ho intitolato Tiburtino perché tutto parte dalla stazione Tiburtina da cui parto per arrivare a Bussoleno e andare a trovare mia madre. Ma anche perché ho sempre abitato nella zona tiburtina a Roma. È una storia che parla di sogni, aspirazioni e difficoltà di un attore, fra gioie ed umiltà.

Hai qualche rimpianto? Fortunatamente no perché ho sempre fatto tutto. E cercato di fare tutto. Anche ieri sera, ad esempio, mi è stato proposto uno spot, mi è arrivato un messaggio ed ero pronto, con la valigia per partire per Milano. Non voglio lasciar sfuggire nessuna occasione, certo so che per quanto sia importante un provino, non  posso permettermi di perdere i lavori sicuri, immediati. Anche perché i provini hanno sempre tempi lunghissimi di attesa. Di certo non mi tiro indietro durante le feste, i sabati o le domeniche, sono sempre disponibile. Arrivando dai cantieri so cosa significa lavorare senza ferie, lavorare fino a notte fonda pur di consegnare un lavoro in tempo. Anche questa è un’impresa edile, solo che sto costruendo Renato Porfido come figura attoriale, a cui allego corsi di regia e di montaggio, per essere completo a 360 gradi.

Che genere di musica ascolti nel tempo libero? In genere ascolto un po’ di tutto, adoro Vasco Rossi, amo tanto il compianto Pino Daniele, ma non sono fanatico di nessun genere. Poi dipende dai momenti e anche da quello a cui sto lavorando, ad esempio la colonna sonora di Chasing è piuttosto drammatica con un pianoforte di sottofondo, adatto alla tematica.

Qual è il sogno che Renato Porfido deve ancora realizzare? Sogni? Sono una persona con i piedi per terra, non mi piace sognare, anche perché lavoro molto di notte e di tempo per sognare ne resta ben poco! Quando ho chiuso i cantieri mi sono detto che volevo fare della mia passione un lavoro e farlo diventare una realtà solida. E così è stato, ma se dovesse andare male in questo campo, sono certo che chiuderei anche questa parentesi e tornerei ai cantieri.

L’intervista con Renato Porfido termina così, prima di salutarci, mi indica le foto che posso scegliere fra quelle scattate sui set. Vorrei dirglielo ma lo tengo per me che un ragazzo così tenace, capace di risorgere come un’araba fenice da un momento di crisi, non può che realizzare tutto ciò che desidera. E tengo anche per me la mia ammirazione per tanta consapevole umiltà. Renato Porfido non ama perdersi dietro alle illusioni, è concreto e diretto, ma io sono certa, che, da qualche parte, c’è ancora un sogno che lo sta aspettando.

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