dicembre 9, 2014 | by Emilia Filocamo
Dal cabaret a Striscia la notizia fino al grande schermo, Valeria Graci in esclusiva a Ravello Magazine

La mattina è tiepida, soleggiata, ampia, coinvolgente e piacevole quanto un sorriso, anzi quanto una risata genuina, fatta con le labbra spalancate e con libertà e spontaneità. Mi sembra un presagio più che positivo per cominciare l’intervista telefonica alla straordinaria attrice Valeria Graci. Sono appena le nove ed un quarto quando la raggiungo: ho timore, come spesso mi capita, di aver interrotto qualcosa, di aver disturbato sul lavoro, di essere inopportuna, in anticipo e invadente ma Valeria mi accoglie con la semplicità e l’allegria che la contraddistinguono, sebbene poi nel corso dell’intervista ci terrà a precisare che, da artista, ingloba una varietà di sfaccettature umorali e di variazioni di stati d’animo incredibile, e mi rassicura dicendomi che era in attesa della mia telefonata. Cominciamo quindi a parlare di comicità, cabaret, di teatro e sogni, di incontri e di occasioni, con una semplicità che non mi fa nemmeno rendere conto del tempo che passa, che in realtà sembra pochissimo e condensato in una quantità incredibile di esperienze. Su tutto, il suo talento ed il suo entusiasmo trascinante e combattivo.

Valeria, si dice che far ridere sia molto più complicato che far piangere. Cosa vuol dire essere oggi un’attrice comica e quali sono le difficoltà del tuo mestiere? Ti dico che di sicuro, in questi ultimi anni, sono cambiate molte cose. Prima il mondo del cabaret e della comicità era quasi una prerogativa esclusivamente maschile, oggi ci sono tantissime donne che sperimentano con successo questa realtà. Certo che far ridere è molto più complicato che far piangere! Se possiedi una buona storia ed hai interpreti capaci, è molto lineare e semplice commuovere, nel senso di muovere con te gli spettatori e di trascinarli in un mood emozionale preciso, strappare una risata, invece, è un’arte, un talento, e soprattutto servono dei tempi comici precisi. Le battute hanno tutte un loro momento ed una loro ragione di essere. Ecco perché, come spesso ripeto, io non potrei mai fare a meno del mio autore David Lubrano, l’idea certo la metto di mio e all’idea unisco la mia interpretazione come attrice, ma ho bisogno comunque di un autore per il testo. Improvvisare è una cosa costruire delle situazione comiche con battute pensate è molto più difficile e per questo ho bisogno obbligatoriamente di qualcuno. Anche una virgola può aiutare e cambiare tutto in un testo o in una battuta.

Perché hai scelto il mondo dello spettacolo? Hai precedenti in famiglia? No, assolutamente non ho nessun precedente, ma sin da bambina sentivo questa forte attrazione per lo spettacolo. Ho avuto la fortuna di avere una mamma lungimirante che non mi ha mai né spinta, né ostacolata, ha tuttavia voluto testare quanto avessi voglia di fare questo mestiere e, soprattutto, ha voluto che studiassi, che mi diplomassi,  per poi, dopo il diploma, farmi iscrivere ad una scuola di teatro. A quel punto anche lei ha capito che questa era la mia strada, anche perché ho cominciato ad esibirmi e a lavorare a teatro molto presto, avevo 17 anni.

Tutti ti ricordiamo nel duo esilarante con Katia Follesa in cui prendevate in giro un certo tipo di tv che ha dominato e domina i palinsesti ed in cui si faceva parodia delle facili scorciatoie con cui si tenta di arrivare al successo. Che consiglio daresti a chi vuole entrare nel mondo dello spettacolo? Allora, innanzitutto ti dico che mi auguro che mio figlio, che ha 4 anni, non faccia mai questo mestiere. Ha una mamma attrice, un nonno attore, una zia attrice ed un papà comunque nel mondo del cinema anche se non nella veste di attore, diciamo che al 70% ci sono possibilità che scelga di fare questo lavoro, ma io non vorrei perché oggi è troppo complicato, sei su una montagna russa, oggi sei su, domani giù e tutto dipende dal pubblico, dal loro consenso e dalla loro approvazione, è un mondo spietato e a chi vuole farlo io direi “ma chi ve lo fa fare?!” No, scherzi a parte, bisogna avere forza e costanza. Come diceva sempre il mio maestro di teatro, lo spettacolo opera una selezione naturale, pertanto resiste e resta solo chi, non solo ha i requisiti, ma anche il desiderio di andare avanti. È un mestiere fatto di attese lunghissime e che mette a dura prova la pazienza. Se si decide di farlo, allora bisogna andare dritti per la propria strada e capire realmente cosa si vuole.

L’incontro professionale che ti ha segnata di più? Non ho dubbi, sicuramente lavorare fianco a fianco, recitare tutti i giorni con Gigi Proietti nel nuovo film di Neri Parenti, “Ma tu di che segno sei?” che uscirà l’11 dicembre. È stata un’esperienza grandiosa ed un’emozione indescrivibile, uno di quei sogni che nella vita artistica di un attore comico, anzi diciamo pure di un attore in genere, andrebbero coronati. Nella mia lentezza lavorativa nel mondo del cinema, perché faccio questo mestiere da 16 anni ma ho fatto poche cose, posso dire di avere avuto la fortuna di recitare sempre con dei grandi, da Alessandro Gassman, che è stato il primo, a Massimo Boldi, da De Sica a Salemme. E adesso Proietti! Lui ha fatto di tutto, ho letto il suo curriculum giorni fa su wikipedia e mi sono resa conto che per leggerlo con attenzione e calma servirebbero tre giorni interi! Ero emozionatissima quando sono arrivata il primo giorno sul set e Neri Parenti, che è un regista eccezionale perché ti mette a tuo agio e ti dà tanta libertà ed accoglienza, mi ha detto di stare tranquilla e… mi ha presentato Proietti. Io ero imbarazzata, non sapevo se dargli del tu, del lei e Proietti mi ha semplicemente detto “dammi del tu”. Il cast del film che uscirà l’11 dicembre è incredibile, oltre a Boldi e Salemme c’è anche Ricky Memphis, anche lui straordinario, avevamo già lavorato insieme nell’episodio di un altro film, ma questa volta saremo in due episodi diversi.

Sei stata anche conduttrice: come sei arrivata a questo ruolo, evoluzione naturale da quello di attrice o era già una tua ambizione? No, assolutamente, fare la conduttrice non era una mia ambizione, la mia ambizione è sempre stata quella di fare l’attrice. Sono stata conduttrice durante le 120 puntate di Protagonisti, un talk tutto al femminile con il quale mi sono catapultata in una nuova realtà e mi è andata benissimo, non sono io a dirlo, ma il riscontro che ho avuto. Sono stata me stessa e così, come sono capace di intrattenere, allo stesso modo sono stata capace di parlare di tematiche diverse e complicate, o problemi di attualità.

Parlaci di Zelig. Cosa ha rappresentato per te quell’esperienza? Zelig è stato un grande trampolino di lancio e gli sarò grata per tutta la vita perché mi ha permesso di farmi conoscere e di farmi vivere anni meravigliosi in cui si sono stretti legami speciali e splendidi. Adesso non è più così, si investe di meno, anzi non ci sono più grandi investimenti, i legami con i colleghi sono diversi e questo cambiamento è testimoniato dagli ascolti. Mi rendo conto che anche i social network, che utilizzo tantissimo, hanno cambiato tante cose: arrivano molto prima di tv e teatro, io stessa quando devo pubblicizzare qualcosa di nuovo corro lì e ho subito riscontrano. Zelig ha dato vita a personaggi cult e per anni è stato un motore potentissimo, anzi mieteva vittime, con i suoi ascolti da capogiro metteva in soggezione chiunque tanto che nessuno voleva confrontarsi con Zelig in prima serata. Questa forza si è stemperata poco a poco, come tutte le cose che cominciano, hanno un apice e poi un lento declino, ecco perché bisogna capire quando è il momento di ritirarsi, ma non per sparire, semplicemente per rinnovarsi e proporre cose nuove. Quando mi sono separata artisticamente da Katia, ho cercato una situazione, un palco ed una esposizione giusta che mi permettesse di tornare in tv solo al momento opportuno. Nel frattempo ho fatto fiction, film, un figlio, ma non volevo certo fare la prezzemolina o fare cose di scarso valore, anche perché io ho dei contenuti. Il risultato è stato Striscia la Notizia con Peppa Pig. Il personaggio l’ho creato da sola, poi, su suggerimento del mio agente, ho messo le pillole in rete su youtube e da lì sono arrivata a Made in Sud e poi a Striscia, vera consacrazione per il mio personaggio. Peppa è simpatica, dà noia ad alcuni politici e viene adorata da altri, ha un rapporto speciale con Civati, prendiamo tanto freddo stando in piazza in attesa, ma mi diverto tanto e credo che questo al pubblico arrivi.

I tuoi prossimi progetti? Allora, a parte il film di Neri Parenti che uscirà l’11 dicembre, continuerò ovviamente con Striscia e poi a gennaio posso solo anticipare, senza dirti troppo, che ci sarà un grande ritorno. Posso dirti solo che sarò una bionda, bionda, bionda, insomma si sarò una biondona incredibile, una cosa che mai avrei pensato nella mia vita, pur essendo nata bionda. Spero solo di riuscire a far ridere senza dare troppo fastidio.

Cosa fa ridere davvero Valeria Graci? Mi fanno ridere le interpretazioni di una monologhista napoletana, Barbara Foria. In genere non amo i monologhisti, ma lei ha una interpretazione così straordinaria che è capace di traghettarti lontano dalla battuta in se stessa e di farti ridere per come la interpreta. E poi Lucia Ocone, che adoro.

Cosa la infastidisce? Sicuramente la falsità, anche se poi, siamo tutti un po’ falsi, io stessa me lo riconosco; spesso quando vado a vedere uno spettacolo orrendo e mi chiedono come è, per non dire che non mi è piaciuto, mento dicendo che è carino. Allora, ecco, preferisco andare via prima della fine, almeno evito di dire bugie. E poi un’altra cosa che più che infastidirmi, mi lascia tanta amarezza in bocca, è il fatto che ho capito, specie negli ultimi anni, che in questo mestiere non gliene frega a nessuno chi sei o cosa fai, ciò che conta sono gli ascolti e i soldi. Insomma le persone sono messe in secondo piano, prevalgono i personaggi, quando invece dovrebbe essere il contrario. Ma è lo scotto da pagare in questo mestiere.

Come trascorri il tuo tempo libero? Ma sai, ho un bambino, quindi sono impegnata con lui, tuttavia le mie giornate libere le trascorro facendo le cose normali che fanno tutte le donne normali: stiro, faccio la lavatrice, la spesa, sistemo gli armadi, provo nuove ricette o faccio dolci poi entro in depressione e dico “fatemi lavorare!”. Insomma, non sono nata per stirare, ma sono nata per stare sul palco e, purtroppo, questo mestiere, ha dei tempi di attesa lunghissimi, così si passa, e fa malissimo, dal delirio totale alla lentezza. Ecco perché in questi tempi morti con il mio autor buttiamo giù cose nuove e proviamo nuove battute. Un artista dovrebbe stare solo sul palco.

A chi vuoi dire grazie oggi? Da un punto di vista professionale ed in questo momento della mia vita, dico grazie al mio autore David Lubrano per il suo aiuto indispensabile. Nella vita privata dico grazie ai miei genitori perché ci sono sempre stati, ci sono e ci saranno sempre, sono il mio più grande punto di riferimento. E poi, più che grazie, chiedo scusa alla mia famiglia, dal mio compagno a mia cognata, l’attrice napoletana Elena Russo, e anche a mio figlio, ai miei zii e alla suocera perché oltre a supportarmi, devono anche sopportarmi. Noi artisti sappiamo essere anche molto noiosi, viviamo questa passione in purezza, intensamente e spesso siamo soggetti a cambi di umore repentini. Io passo dall’essere pimpante e logorroica a momenti di fragilità totale. Sembriamo così forti e sicuri, ma poi in realtà siamo assolutamente deboli.

Un’ultima domanda Valeria: quando verrai al Ravello Festival ed in quale veste? Ah, se mi invitate io arrivo subito! Porterò con me tutte le mie cose, dai nasi di Peppa Pig, ai costumi, alle parrucche. Solo che mi preoccupa se dovesse fermarmi la polizia e trovarmi con tutti questi strani oggetti. Certo dovrò dire semplicemente che faccio l’attrice. Insomma, basta che mi chiamiate, io arrivo!

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