settembre 10, 2014 | by Emilia Filocamo
Dal teatro al successo di Orgoglio, alla nuova commedia di Luca Miniero. L’attore Vincenzo Bocciarelli si racconta

Il Sud, anzi, più precisamente la Campania, diventano il  punto nodale dell’intervista  a Vincenzo Bocciarelli, attore di teatro di grande talento e che molti ricorderanno per aver interpretato con grande riscontro di pubblico, la complessa figura dell’Andrea Obrofari di Orgoglio, fiction che ottenne record di ascolti. Vincenzo Bocciarelli è cresciuto al nord, figlio di genitori cremonesi, ma ama la Campania in maniera viscerale, non fosse altro che per quel nome, Vincenzo, e per quel qualcosa, cucito nel suo profondo, che lo porta ogni anno ad Eboli, a  partecipare ad Eboli al Nuovo Elaion, alla Via Crucis con finalità di beneficenza o dai suoi amici ad Acciaroli, dove ama trascorrere qualche giorno di vacanza. Mi parla di una luce particolare, di una terra   che lo accoglie come se  gli fosse familiare da sempre. Ma Vincenzo Bocciarelli è innanzitutto una creatura che sa destreggiarsi perfettamente fra più attività e più ruoli. Quindi la prima domanda non può che essere inerente a questa sua capacità di affrontare i ruoli più disparati.

So che non è carino fare delle classifiche, ma in quale veste ti senti più a suo agio: in quella di attore di teatro, di cinema e di fiction di grande successo? «Beh, il teatro è sicuramente una componente importante della mia carriera ma ultimamente riflettevo proprio su questa mia poliedricità e pensavo che mi sento come un papà, dunque assolutamente imparziale nell’amore verso i figli: teatro, cinema e fiction sono per me sullo stesso gradino. Forse, ad essere sincero, qualche anno fa avrei detto che il mio preferito era il teatro, pensa che ho iniziato a fare questo, a recitare in teatro a 14 anni, con gli Innamorati di Goldoni. Dico sempre che ho nelle   vene, pur essendo cresciuto a Siena, il sangue di Mina e di Tognazzi. I miei genitori sono infatti cremonesi e Mina era fra l’altro compagna di scuola di papà. Da Tognazzi ho forse mutuato l’amore per la cucina, per il fervore della creazione gastronomica. Darei un ex aequo a queste mie tre passioni anche se ti dirò che ho da poco finito di girare la Scuola più bella del mondo di Miniero e per me è stata un’esperienza indimenticabile, nonostante il caldo, il fatto che indossassimo abiti invernali pesantissimi. Ho trovato un cast spettacolare, ho conosciuto e ho fatto amicizia con colleghi con cui non mi ero mai rapportato e Miniero è un regista che non si accontenta, assolutamente esigente .Per me che vengo dalla scuola di Strehler è l’ideale. Adoro i registi che fanno scalpitare i loro attori come dei cavalli da corsa».

La recitazione è sempre stata una sua passione? Sei figlio d’arte? «Assolutamente no. Sono cresciuto nelle campagne senesi in una famiglia semplicissima, ma forse, pensandoci bene, mia madre ha sempre avuto questa passione per la classicità, per il teatro. Innanzitutto provengo da una famiglia numerosa, siamo 6 fratelli e questo favorisce  un po’ la dimensione di una compagnia teatrale in cui c’è necessità di un regista, di un capocomico. Ricordo ancora quando mia madre, un giorno, raccolse dell’alloro per farmi una corona e me la poggiò sulla testa, sembrava una scena da teatro greco! Ecco, lei mi ha trasmesso questo amore per la classicità che io ho poi riversato e concretizzato nelle mie esperienze al teatro greco di Siracusa, a quello di Taormina, ho lavorato con dei grandi, ed in questo sono stato fortunatissimo, dalla Papas a Valeria Moriconi. Sono dei punti di riferimento fondamentali , quasi degli Dei dell’Olimpo indimenticabili ed insostituibili. Ma, ovvio, bisogna anche avere l’elasticità giusta per adattarsi alla contemporaneità».

L’incontro che, intendo professionalmente, ha cambiato la tua vita? «Da un punto di vista della mia carriera di attore e di manager di me stesso posso dirti che sicuramente è stato fondamentale l’incontro con il mio talent scout televisivo Giuseppe Perrone, ormai scomparso purtroppo. Lui è stato l’ agente di grandi come Alida Valli ed Albertazzi. Mi vide nel ’99 all’Eliseo e mi ha traghettato letteralmente al cinema. Diciamo che, in fondo, il cinema era sempre stato il mio sogno, poi però sono entrato al Piccolo di Strehler e da lì, ho proseguito nel teatro. Ma il cinema rimaneva il mio obiettivo. Certo, quando ci sono arrivato, ho dovuto fare su me stesso un gran lavoro di destrutturazione, cinema e teatro sono completamente diversi nelle tecniche, a cominciare dalla voce, dall’impostazione della voce. Poi al cinema devi ricordare che l’inquadratura è stretta e che tante cose vanno sintetizzate, asciugate».

Puoi raccontarci della tua esperienza sul set di una fiction di grande successo, Orgoglio? «Certo. Orgoglio è stata un sogno, una delle cose più belle che ho fatto. Certo è stata dura perché il produttore, Goffredo Lombardo, era estremamente esigente, pignolo. Non dimentichiamo che è stato il produttore del Gattopardo.  Mi fece tre provini, il secondo fu quello con maggiori problemi, per una questione di luce, il terzo fu quello decisivo per cui sono stato scelto. La popolarità che mi ha dato Orgoglio, in cui ero Andrea Obrofari è stata straordinaria: innanzitutto ho dovuto prepararmi il ruolo, ho studiato pianoforte con il compositore   Stefano Mainetti, marito di Elena Sofia Ricci, la protagonista, che è ormai  diventata un po’ come una sorella per me.  Più che altro ho studiato la postura, l’espressività che deve possedere un pianista.  Poi giravamo spesso molto preso al mattino , ad Ariccia, a Palazzo Chigi ma non potrò mai dimenticare il riscontro, la gente che mi fermava per strada e mi abbracciava, che mi metteva i figli fra le braccia per fare le foto. Per il personaggio di Andrea Obrofari mi sono ispirato un po’ ai personaggi di Checov,  e ad alcuni dipinti di Boldrini, insomma ho fatto tutto uno studio del personaggio, un po’ come fanno gli attori americani. Altrimenti il pubblico non ti crede e non si affeziona al personaggio. Poi comunque avevo lavorato in altre fiction di successo, da Il Bello delle Donne, altro straordinario prodotto ad Incantesimo 5, ed  è stato comunque Perrone a spingermi verso i ruoli giusti, più adatti a me».

Se non avessi fatto l’attore saresti stato? «Mah, credo un pittore, ho fatto l’Istituto d’arte e per un certo periodo avevo in programma di fare quello, sarei andato a Milano e avrei aperto un laboratorio di pittura dove vendere i miei quadri. Ma forse è stata emblematica la mia gita a Roma a 13 anni, con la parrocchia. Appena ho messo piede sulla via Appia ho avuto come una folgorazione e mi sono detto “Questa è la città dove verrò a vivere un giorno”. Da qui poi sono venuti anche  i lavori legati alla classicità, come Pompei, adoro quel periodo, efferato e nobile, fatto di una cultura e di una civiltà che hanno conquistato non solo i territori, ma soprattutto le menti».

I tuoi prossimi lavori? «Sono reduce da un’estate estremamente movimentata da Adriano: Memorie di un’anima che ho portato in scena  proprio mentre giravo la Scuola più bella del mondo. Quindi era tutto un andirivieni da Roma alla Toscana, dove si girava il film di Miniero. Poi  venerdì 5 settembre, ho  debuttato a Castel S. Angelo con “Caravaggio – la verità della luce” nell’ambito della rassegna Notte al museo. E’ stato un excursus nella poesia accompagnato dalla chitarra di Davide Trebbi ed introdotto dallo scrittore Enzo D’Allara, che ha spiegato lo spettacolo. Poi l’ 8 ottobre sarà la volta di Duras Mon Amour al Piccolo Eliseo, per la regia di Maurizio Palladino, in cui interpreterò Yann Andrea Stainer, compagno della Duras, interpretata da Anna Clemente Silvera. Andrea Stainer fra l’altro è scomparso da un mese circa e da questo spettacolo partirà poi una tournée. Ci sono anche in cantiere 2 progetti di cinema importanti , anche perché vorrei avvicinarmi di più all’esperienza cinematografica. Per me il cinema è come una droga, non sarei andato più via dal set di Luca Miniero e pensa che ho ritrovato una mia compagna di studi  del Piccolo e con lei abbiamo interpretato  una coppia, eravamo marito e moglie, e per la prima volta, almeno sul set, sono stato padre. Inoltre vorrei ricordare anche che il 15 novembre sarò al Teatro Manzoni di Pistoia in un evento presentato da Max Laudadio in cui canterò il brano di Modugno un uomo in Frack.  Il progetto è un evento dedicato alla musica in cui interverranno grandi nomi dello spettacolo e personalità con la finalità di raccogliere fondi per la SLA. E poi, ogni anno, sono ad Eboli per la straordinaria via Crucis in cui il primo anno c’era anche Claudia Koll. Eboli è una città molto particolare, ma tutta la Campania lo è e ripeto, lì mi trovo a mio agio. Sto davvero  bene nella vostra terra».

2 Comments
  • Ho avuto il piacere di avere VINCENZO BOCCIARELLI come ospite..e’ veramente un artista completo lo contraddistinguono le sue doti e qualita’ non comuni nei ruoli che interpreta a teatro, nelle ficton,nei film..ama la perfezione in ogni sua interpretazione ci mette tutto il cuore,l’amore l’energia lascia la sua bellissima impronta nelle persone…lo ringrazio e gli auguro tanto successo nella vita e per il suo lavoro.
    questa intervista e’ molto bella e circonstanziata.

  • Grazie gentilissima Isabella!

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654