dicembre 18, 2015 | by Emilia Filocamo
Dal Teatro Libero di Milano, storia dell’attrice e cantante Sarah Biacchi in scena con Edith

C’è un punto preciso nel corpo di Sarah Biacchi, un angolo fra pelle e sangue, fra i tessuti e la gabbia architettonica delle sue ossa, un “inserto” tenuto lì appositamente  per dire e per incantare,  per fare quello che in pochi fanno, per trasformare un vagone di parole, appunto parlate, in note, in acuti ed in gravi, in toni e semitoni, per compiere questo piccolo grande miracolo, una schiusa di bozzoli dai quali si elevano melodie, per poi rincastrarle e costringerle nuovamente nell’aduso costume della parola appunto soltanto recitata. Sarah Biacchi è una creatura delle meraviglie, e non lo dico per piaggeria o per aiutarmi bonariamente nella stesura di questa intervista: è energica e delicatissima, forte quando prende possesso del palcoscenico e nel contempo, di una eleganza sfumata e pastello. Una libellula con la voce da leonessa o una leonessa che ogni tanto sa librarsi e alleggerirsi verso il cielo. È in auto quando la raggiungo per questa intervista, sono giorni di prove, di andirivieni, in vista del suo spettacolo al Teatro Libero di Milano dal 16 al 21 dicembre, in vista di Edith, giunta alla trentesima replica e con un successo riconosciuto e straordinario; ma sono anche giorni di lezioni, perché Sarah mette il suo talento, nel canto come nella recitazione, a disposizione degli allievi.

Sarah, puoi raccontare ai nostri lettori il tuo spettacolo che si terrà dal 16 al 21 dicembre al Teatro Libero di Milano e dei progetti a cui stai lavorando? Sono impegnata su diversi fronti, adesso c’è questo spettacolo su Edith, sulla vita di Edith, in occasione del 19 dicembre, quando cadrà il centenario della sua nascita. Io recito e canto, che poi è la mia impostazione teatrale. Canto sia opera lirica che canzoni, ho una notevole poliedricità e riesco a mantenere questa sorta di commistione fra musica e teatro. Non è una cosa comune, anzi piuttosto rara, intendo saper cantare, interpretare le canzoni e poi recitare. Ho lavorato davvero tanto su questa Edith, è il primo pezzo di una trilogia che poi vedrà arrivare anche Marilyn Monroe e la Callas, quindi ancora una volta insieme canto e recitazione. È uno spettacolo davvero fortunato e ne sono felice. Sono sicuramente una delle poche attrici a passare con agilità dal canto alla recitazione; poi sono impegnata con la mia compagnia, la N.O.S, Nuovo Orizzonte Spettacolo, di cui sono direttore artistico.

Quali sono le difficoltà che si riscontrano passando dal canto alla recitazione nel corso dello stesso spettacolo? Questa domanda mi piace molto, perché è tecnica. Praticamente devi mettere la voce in un punto diverso, la voce non è altro che una vibrazione di ossa, se spingi con forza una massa di aria contro le ossa, vibrano e nasce il canto, se vai invece contro i muscoli, allora resti senza voce. Se impari a cantare correttamente, allora impari anche a recitare meglio. Le difficoltà maggiori, oltre al non educare la voce, possono arrivare dal non saper respirare, dall’ansia che può bloccarti ed impedirti di cantare, perché appunto ti fa mancare l’aria; bisogna saper gestire bene il fiato, e stare in buona relazione con le proprie emozioni. Con il tempo, ad esempio, io ho imparato a piangere mentre canto, perché so che in quel momento devo isolare delle parti del corpo e utilizzarne altre. Sono tutti metodi di lavoro che ho appreso dai grandi con i quali ho avuto la fortuna di studiare.

Sei anche un’insegnante: qual è il primo errore da evitare che insegni ai tuoi allievi? Ce ne sono diversi: il primo è quello di essere troppo timidi e di tenere la bocca chiusa, perché questo impedisce ovviamente tutto. Ma anche l’esatto opposto non va bene: io ad esempio tendevo all’inizio a cantare e a recitare a voce troppo alta. Non vanno bene né l’ipolavoro, né l’iperlavoro, bisogna trovare la giusta armonia.

Sarah e la sera precedente al debutto di uno spettacolo: cosa fai generalmente, lavori fino a tardi? Guarda sono praticamente tutto l’opposto del classico cliché dell’artista maledetto. La sera prima vado a letto presto, perché ho bisogno di riposo e poi nel momento dell’apertura del sipario, una bella preghiera e si parte!

A proposito di canto e di talent, da addetta ai lavori, qual è il tuo pensiero sul proliferare di questo tipo di programmi televisivi? Ho un atteggiamento ambivalente: una parte di me, quella che vorrebbe un mondo preciso, perfetto, direbbe che le corde vocali non vanno toccate fino ai 16 anni ma, di contro, è anche vero che in questo tipo di carriera, prima cominci e meglio è. Il problema è che non si permette a questi adolescenti di attingere ad altro, per fare arte bisogna avere un bacino neutro, uno spazio bianco ed il successo, il correre contro il tempo, purtroppo cancellano questo spazio immacolato; si avranno artisti senza un’infanzia, che non sapranno nemmeno più emozionarsi perché sono essenzialmente tecnica.

Che tipo di bambina era Sarah Biacchi? Io sarei stata una bambina da talent! Ma non esistevano allora: fortunatamente mi sono divertita tanto, ho vissuto un’infanzia a contatto con la natura ed in una casa piena di animali perché mia madre aveva un negozio di animali. La prima volta che ho visto un pianoforte, avevo circa 6 anni, mi sono avvicinata e ho cominciato a suonare ad orecchio; con il tempo ho capito che mi piaceva più cantare che suonare e dopo che mi hanno tirato fuori da un coro e che ho messo piede per la prima volta su un palcoscenico, mi sono detta: “da qui non mi tirerete più giù!”.

Prossimi progetti? Tv, cinema? Credo sia venuto il momento di uscire dai teatri e di entrare nelle case delle persone: il mio istinto resta sempre quello per lo spettacolo dal vivo, ma adesso ho un nuovo amante, la macchina da presa e devo imparare a vedere ciò che è lontano da me, proprio io che sono abituata invece ad essere vista. Spero di poter trascinare anche nella tv o nel cinema ciò che so fare a teatro: sto facendo comunque diversi provini per fiction, ma non dico altro!

Mi raccontavi che il tuo desiderio sarebbe partecipare al Ravello Festival, è così? E se potessi suggerire un tema per il prossimo anno, quale sarebbe? Sì, è un mio sogno da molto tempo e spero di realizzarlo. Dedicherei la prossima edizione alle grandi donne, ma non solo alle artiste: penso a Madre Teresa di Calcutta, o ad Evita Peròn, magari raccontate e viste dagli uomini. Ecco, suggerirei come tema le grandi donne viste dagli uomini.

Corre via Sarah Biacchi: alle prove, alla vita, ad un palcoscenico roboante di attesa e di applausi o a quello più intimo e silenzioso della propria casa. Lei che è Edith e che sarà Marilyn o la Callas, lei che è usignolo ed insegnante. E tutte queste cose insieme, in armonia, senza sosta.

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