luglio 8, 2014 | by redazione
Dalla Fondazione Ravello nessuna “censura”

Ci sarebbero molte altre cose di cui parlare, per lo più gratificanti, in relazione al Ravello Festival 2014, ma l’affannosa ricerca di pubblicità da parte di alcuni cronisti locali ha indotto, ancora una volta, a focalizzare l’attenzione su episodi marginali, generando un’informazione distorta e, a cascata, titoli e prese di posizione inaccettabili.
Pertanto, per l’ennesima volta, Fondazione Ravello si ritrova costretta ad informare il pubblico sull’andamento dei fatti di domenica scorsa, attribuibili al gruppetto di spettatori giunto in ritardo ai cancelli di Villa Rufolo in occasione del concerto di Pino Daniele.
Non esiste il “leggero” ritardo. Esiste il “ritardo”, semplicemente. Con ogni mezzo – attraverso siti, box office, biglietti, cancelli di Villa Rufolo, comunicati stampa – la Fondazione raccomanda da oltre un mese la massima puntualità, ricordando che l’orario indicato coincide con quello di chiusura dei cancelli. Chi acquista un biglietto è tenuto ad accettare ogni norma che ne regoli le condizioni di utilizzo. Nonostante questo, domenica scorsa ci si è anche assicurati che nessuno fosse in fila e che nessuno dovesse ancora ritirare al box office i tagliandi, eventualmente acquistati online, prima di chiudere: erano le 21.52, e questo – forse – è l’unico errore della Fondazione, che avrebbe dovuto chiudere sette minuti prima. Ma l’afflusso speciale della serata ha indotto ad utilizzare un minimo di tolleranza. Nessuna tolleranza, invece, per chi scavalca i cancelli e pretende di far valere diritti presunti.

Per quanto concerne l’episodio a proposito del quale, poi, si è addirittura evocata la “censura” del Festival verso la stampa, sarà meglio chiarire alcuni punti.

1-      L’episodio, di per sé deprecabile, non ha coinvolto alcun dipendente del Ravello Festival. Gli steward del Ravello Festival hanno mantenuto un comportamento irreprensibile ed educato.
2-      L’episodio si è svolto al di fuori dei cancelli di Villa Rufolo. Non si capisce cosa c’entri il Festival, tenuto conto che né per localizzazione degli eventi né per coinvolgimento di personale il Festival potrebbe essere associato allo spiacevole gesto della videocamera.
3-      L’episodio specifico avrebbe visto coinvolto un operaio della Villa Rufolo, sicuramente non in servizio per il Festival, che avrebbe solo tentato di impedire di essere ripreso da uno smartphone. Un gesto deprecabile, come già sottolineato, cui non sono estranei motivi di rancore personali.

Più in generale, la Fondazione Ravello continua a portare avanti un progetto culturale e turistico nella massima trasparenza di presupposti ed esiti, sul piano delle regole come su quello amministrativo, sul piano dei contenuti e su quello della comunicazione, ma si ritrova, ancora una volta, a fronteggiare attacchi beceri e privi di ogni fondamento.

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