dicembre 22, 2014 | by Emilia Filocamo
Dalla Germania agli Studi Disney, Andreas Wessel Therhorn, disegnatore di Hercules, Tarzan e Heavenly Peace, racconta il passaggio dal disegno a mano all’animazione computerizzata

Ci sono destini segnati, e bambini che hanno un modo particolare di rapportarsi ai propri sogni, di guardarli forse con tale ingenua, autentica brama da renderli reali. Andreas Wessel Therhorn era uno di quei bambini: con il naso puntato in aria in un cinema di domenica mattina, in una piccola città tedesca, con un fratello maggiore a fargli da scorta. Andreas sognava Cenerentola, Pinocchio, guardava a quel mondo come al suo mondo e, come nel migliore lieto fine di un film Disney, Andreas è arrivato alla Disney, al reparto animazione. Da Tarzan alla Principessa e il Ranocchio, passando per Hercules e per tanti altri capolavori, fino alla sua creazione, Heavenly Peace, che si caratterizza anche per la presenza di due artisti italiani. Andreas Wessel Therhorn racconta del suo film e, con una nostalgia intrisa quasi di incantesimo, guarda con un po’ di rimpianto al vecchio disegno a mano, ormai fagocitato dall’animazione computerizzata. 

Andreas, potresti parlarci del tuo ultimo lavoro, Heavenly Peace. Come è nata l’idea e qual è il messaggio che questo film vuole diffondere? Avevo bisogno di trovare un progetto che fosse mio, dopo il mio ultimo lavoro in studio, mi sono concentrato sui fumetti dell’artista tedesco Ralf Konig. Seguo il suo lavoro da anni e ho pensato che fossero perfetti per un lavoro di animazione, così li ho subito ridotti in una storia natalizia originariamente intitolata “Peace on Earth”. Mi sono ispirato a questo perché era un piccolo dramma concentrato in poche sezioni e mi dava possibilità di esprimermi ampiamente con la matita. Fortunatamente Ralf mi ha dato il permesso di adattare la sua storia che riguarda per lo più il perdono e l’amore sotto varie sfaccettature.

Il film ha presieduto ai maggiori film festival: avete mai pensato di portarlo anche in Italia? Il corto è stato proiettato per la prima volta al Queer Bits Festival di Chicago. Ha appena vinto il premio come miglior film gay/lesbico alla premiazione della Accolade Global Film Awards e sarà proiettato in seguito al Festival internazionale di film di Idyllwild. È stato terminato solo lo scorso ottobre, così, sfortunatamente, mi sono perso la maggior parte dei festival invernali di quest’anno, ma lo sto proponendo a numerosi altri festival e quindi vi chiedo di incrociare le dita. Sarei felicissimo di proiettarlo in Italia visto che due dei miei collaboratori sono italiani: Andrea Simonti di Livorno che si è occupato di un lavoro aggiunto di animazione e sono stato davvero fortunato ad avere nel gruppo anche Fabrizio Mancinelli che ha composto la colonna sonora.

Ci racconti come è stato il tempo che hai trascorso con il cast per la lavorazione, con alcuni attori ad esempio come David Zimmerman, c’è qualche momento che ricordi in particolare? David è un mio caro vecchio amico e l’ho scelto sin dall’inizio. È stato lui a raccomandarmi Daamen Kall per il secondo ruolo e mi ha suggerito di istituire un casting aperto per trovare la voce adatta all’angelo. Abbiamo scelto Jonathan Brett fra più di 60 concorrenti perché ci ha dato l’impressione di possedere l’esatto mix di innocenza e birbanteria che stavo cercando. Come per tutti gli altri lavori di animazione, abbiamo registrato le voci prima che cominciasse l’animazione, circa 3 anni fa. C’è una battuta in particolare dove David ha improvvisato e che ci ha fatto morire dal ridere. Così, appena finito il lavoro di animazione, sono tornato alla parte in cui abbiamo registrato le voci e ho trovato le battute più esilaranti fra quelle improvvisate e le ho animate creando una sezione di contributi speciali. È stata la prima volta in cui ho diretto delle voci che avrei poi animato mesi o addirittura uno o due anni dopo e ho imparato tantissimo su quello che poi potrò fare in seguito. 

Ti occupi del settore animazione: come hai cominciato questo lavoro? Era una tua passione sin da bambino? Da bambino i miei film favoriti erano quelli di animazione dei classici di Walt Disney. Mia madre mi disse che il primo film che vidi fu Bambi, ero davvero piccolo e da quel momento a seguire, ho desiderato di lavorare per Disney e la sola cosa che pensavo mi avrebbe permesso di farlo, sarebbe stato di lavorare nell’animazione. Io non credevo di essere molto dotato nel disegno, ma grazie al sostegno e all’incoraggiamento della mia famiglia e degli amici, ho lavorato duro per farcela. Fortunatamente, il tempo è stato dalla mia parte: quando ho smesso di studiare design in Germania, stava praticamente esplodendo l’animazione e nel giro di pochi anni, fui scelto per lavorare ad Hercules. Rimasi alla Disney fino a quando non decisero di abbandonare il disegno a mano. Il mio ultimo film con la Disney è stato La principessa e il ranocchio. 

Il film al quale hai lavorato e a cui sei più legato? Il mio primo film è stato The Thief and The Cobbler, ho lavorato poi a Balto, ad Hercules, a Tarzan, a Fantasia 2000 ed a Home on the Range, oltre al già menzionato La principessa ed il ranocchio. E poi ancora con la Disney Toon Studios, ho lavorato alla Carica dei 101-2, a Pimpi, piccolo grande eroe, sono stato supervisore dell’animazione a Los Angeles per Tarzan 2 e per La sirenetta – quando tutto ebbe inizio. Fuori dal mondo Disney ho lavorato per Spacejam, Looney Tunes- Back in action e per Curious George e per tanti spot e corti di animazione. Uno dei ricordi più cari è quello legato a Kala, la madre gorilla di Tarzan. È stato  faticoso ma elettrizzante far parte dello staff di animazione del grande mondo Disney.

Qual è la magia più grande che possiede il mondo di Disney? Tu credi che esista una sorta di ricetta magica che da a tutti i prodotti Disney questo successo incredibile e sempreverde? Walt Disney faceva film che risvegliavano il bambino presente in ognuno di noi e tutti questi film sono diventati patrimonio comune di una sorta di infanzia collettiva. Da adulti, ci piace rivederli di tanto in tanto. Ovviamente, ai nostri giorni, la Disney è una realtà completamente differente ma nei loro prodotti migliori, ancora riescono a raccontare storie che commuovono la gente e che portano alla memoria bei ricordi.

Come era Andreas da bambino? E cosa sognava? Sono cresciuto in una famiglia di operai, con i miei genitori e due fratelli, negli anni ‘60. E questo era ovviamente molto prima delle videocassette, dei dvd e perfino della televisione a colori. Andare a vedere i film la domenica mattina con mio fratello era un avvenimento speciale e mi piacevano un po’ tutti i generi. Di solito mettevano già esposta la locandina del film che avrebbero proiettato la domenica successiva, ed io ero sempre impaziente di vedere di cosa si trattava. Ero eccitatissimo quando si proiettava un film Disney. Agli altri bambini piacevano Batman o Godzilla, io saltavo per la felicità quando proiettavano Cenerentola o Pinocchio. Il mio sogno era solo entrare a far parte di quel mondo magico e di poter creare quei momenti per chi sarebbe venuto dopo di me, per le nuove generazioni.

Hai ancora un sogno da realizzare? Sono stato in grado di realizzare per un bel po’ il mio sogno più grande e questo è molto di più di quello che accade in genere alla gente. Dopo la nascita dell’animazione computerizzata e la fine dell’animazione tradizionale, mi è servito un  po’ di tempo per adattarmi al fatto che la mia carriera stava per prendere una piega ed un corso diversi. Mi piacerebbe fare ancora parte di uno di quei progetti di animazione fatta a mano che cattura l’immaginazione del pubblico, ma, dopo questo corto, voglio creare qualcosa di mio e dirigerlo, questa potrebbe essere una sfida incredibile e magari vorrei avere la possibilità di insegnare quello che ho imparato per anni.

Gli incontri che ti hanno cambiato la vita? Ho avuto la fortuna di incontrare tante persone a cui guardavo con ammirazione da adolescente. Il mio destino è cambiato davvero quando ho incontrato un fan di Disney, che curava un piccolo cinema in Germania. Mi ha presentato al designer e futuro direttore artistico della Disney, Hans Bacher, che mi ha dato il consiglio più importante di tutta la mia carriera: se vuoi fare davvero questo mestiere, puoi imparare la tecnica. Era incredibilmente critico con i miei primi disegni, spesso era duro, ma questo mi è servito molto di più che se mi avesse sempre fatto complimenti. Molte persone credono di far bene, quando invece hanno ancora tutto da imparare. Inoltre, ci vuole molto poco a dire “sì, sei bravo” piuttosto che a sedersi e a vedere tutto quello che non va in un lavoro. E ho capito che Bacher mi criticava perché aveva davvero a cuore il mio lavoro. In quel periodo incontrai anche un giovane animatore tedesco che era stato appena assunto dalla Disney, Andreas Deja. È stato una fonte di ispirazione incredibile per me, soprattutto perché mi ha fatto capire che era possibile arrivare da una piccola città della Germania agli Studi Disney. Sono felice di poter dire, dopo 35 anni, che siamo ancora buoni amici e che è stato il mio supervisore sia per Hercules che per la Principessa e il Ranocchio.  Devo anche menzionare Richard Williams che mi ha dato la possibilità, subito dopo il college, di lavorare al suo film “The Thief and the Cobbler” e mi ha permesso di mettere le basi per il mio lavoro futuro.

I tuoi prossimi progetti dopo “Heavenly Peace? Spero di avere la possibilità di iniziare un altro corto come progetto personale. Sto valutando diverse idee, e credo che il prossimo lavoro sarà diverso per tono e stile. E spero di lavorare ancora con Fabrizio Mancinelli e di adattare alla sua musica la mia animazione. Guardo ai miti greci. E poi voglio raccontare un’altra storia gay, qualcosa che non è molto considerato come tema dal mondo dell’animazione.

Hai mai dei rimpianti Andreas? Penso che il computer ed il disegno animato a mano, potrebbero coesistere così come la pittura e la fotografia. Probabilmente avrei dovuto imparare di più dal punto di vista tecnologico e digitale e da solo, visto che la Disney non è stata particolarmente di aiuto per questa transizione che ha interessato alcuni artisti. Da un punto di vista personale, quando mi sono trasferito a Los Angeles per il mio primo film, ho dovuto lasciare il mio uomo per vari motivi, così viviamo ancora una relazione a distanza. Ma, di positivo, c’è che abbiamo trovato il modo per convivere con questa situazione e fra pochi mesi festeggeremo i nostri 25 anni insieme.

Il tuo personaggio Disney preferito e perché? Ho sempre avuto una preferenza per Campanellino, probabilmente per tutto il tempo che ho guardato il meraviglioso mondo di Disney alla tv. Quando appariva con la sua polverina, sembrava che stesse per scattare una magia. Questo è stato molto prima che la trasformassero in un clone computerizzato di Barbie…

A chi vuoi dire grazie oggi? Alla mia famiglia che mi ha sempre incoraggiato a fare quello che volevo fare e ad essere ciò che sono, e poi a mio marito, per avermi supportato in tutti questi anni. 

Cosa suggeriresti a chi vuole fare la tua stessa carriera? Di prepararsi a momenti di esaltazione e momenti di frustrazione, di essere costante, e di avere una deontologia di ferro. Di non promettere ciò che non si può mantenere e a differenza di me, di ampliare le proprie capacità e specializzazioni così da essere duttile. 

Il tuo primo pensiero al mattino? Grandioso, sono ancora qui!

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