novembre 28, 2015 | by Emilia Filocamo
Dalle commedie di Checco Zalone ad Anime Nere e al Sindaco Pescatore, Anna Ferruzzo racconta la sua vita di attrice e gli ultimi lavori

L’attrice Anna Ferruzzo, mi ha lasciata con un’immagine, intervenuta al termine della nostra chiacchierata telefonica, che non riesce ad andare via e che rende pienamente il significato del termine attrice. Volendola rendere, da non addetta ai lavori in maniera esaustiva, la paragonerei ad una “immersione asciutta”, qualcosa che lascia sulla pelle una traccia indelebile. Una traccia che può essere positiva o feroce come un taglio, semplice come un cambio d’abito, dolce come una “glassatura” o una stemperata impalpabile di zucchero a velo. Essere attrici è questo, credo: entrare in un bozzolo e, una volte divenuta farfalla, non ripulirsi mai dei resti e del sapore di quel bozzolo. Quando raggiungo l’attrice al telefono, è ora o meglio, momento di caffè. E con un familiare ed immagino aromatico borbottio distante che fa subito inizio di giornata, cominciamo la nostra chiacchierata.

Signora Ferruzzo, vorrei chiederle innanzitutto di due ruoli e di due esperienze completamente diverse per lei: Pecore in Erba e Anime Nere. Come hai sottolineato si tratta di due cose diverse, di 2 set completamente differenti ma è proprio questa differenza ad arricchirmi e a far parte del mio vissuto professionale. Con Anime Nere, mi sono trovata a lavorare con Francesco Munzi, un regista che già conoscevo perché avevamo lavorato insieme in Saimir. Sapevo di dover affrontare un film duro e ne sono stata onorata. Avevo letto il libro, ma vivere il film è stata tutta un’altra cosa, abbiamo spesso lavorato in condizioni difficili, al freddo e con orari strani. Pecore in Erba invece è stato un divertissement: quando ho conosciuto Alberto Caviglia, che è giovanissimo, ho pensato che andava assolutamente premiato per il coraggio che aveva avuto. In entrambe i lavori la preparazione segue l’emozione del momento. Francesco Munzi ti fa ripetere la stessa scena tante volte ed è maestro nella commistione fra attori e non attori, e questo rende necessaria la sua attenzione costante. In Anime Nere, per esempio, tutti gli attori giovani e i componenti della famiglia Barreca non erano attori professionisti. È bravissimo ad amalgamare due realtà così diverse. In Pecore in Erba tutti erano attori professionisti, a parte i protagonisti delle interviste fatte in strada che erano talmente vere da essere assolutamente credibili.

Lei ha recitato anche molte volte in ruoli comici, penso alle commedie di Checco Zalone: ma la sua anima è più comica o drammatica? Un’attrice, per mestiere, è spesso chiamata a recitare in ruoli disparati. Ho interpretato ruoli drammatici ma un ruolo comico non mi dispiace affatto, come è accaduto ad esempio in “Si può fare l’amore vestiti?” Nel film Anime Nere, invece, anche 15 giorni dopo la fine delle riprese mi sentivo ancora addosso quel senso di frustrazione e connivenza che vivono tutte le protagoniste femminili della storia, quel senso di cupezza. Con una commedia non avviene questo, ne esci facilmente e sai solo che l’unica difficoltà è mantenere la stessa leggerezza in tutti i ciak, quel senso di divertimento. Ma questi sono gli aspetti del mio mestiere, che è un mestiere bellissimo.

Come affronta il giorno precedente ad una prima, all’uscita di un film del quale è protagonista? Sono sempre terrorizzata, sono molto critica con me stessa e mi trovo sempre orribile o piena di difetti. Poi, sentendo gli altri che mi fanno i complimenti, mi rincuoro e supero facilmente lo scoglio della prima. Diciamo che questo è il mio karma: il giudizio degli altri mi atterrisce ma poi mi è necessario per confrontarmi e per andare avanti.

I suoi prossimi progetti? Come sempre non c’è nulla di certo e definitivo. Ho girato con Sergio Castellitto il “Sindaco Pescatore” sulla terribile vicenda del Sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. È stata un’esperienza straordinaria anche per la grande accoglienza che abbiamo ricevuto dalla popolazione e dalla famiglia Vassallo, in particolar modo dalla vedova. Starle accanto mi ha permesso di penetrare il mio ruolo e la sceneggiatura anche da un lato squisitamente umano;  poi in questo periodo sono su Rai 1 in “Questo è il mio paese”, con la regia di Michele Soavi. E a Torino ho girato un film, “Le Utime cose” di Irene Dionisio  che credo avrà un bel seguito. È un film fatto da giovani con la produzione Tempesta Film che ha anche prodotto Le Meraviglie di Alice Rohrwacher, molto apprezzato a Cannes. I giovani vanno premiati, credo molto in loro.

L’augurio di Anna Ferruzzo al cinema italiano? Il mio augurio più che altro è rivolto agli spettatori, perché sappiano sostenere anche film diversi, motivando in questo modo le scelte dei registi e dei produttori. Se il pubblico va a vedere solo le commedie, allora i produttori si focalizzeranno su quello esclusivamente. In questo momento in cui la cultura è vessata da ogni punto di vista, spero che il cinema risorga dalle proprie ceneri. Penso spesso al coraggio di Vittorio De Sica, il mio sogno sarebbe stato lavorare con lui: ha agito in un momento difficilissimo, quello del dopoguerra, in cui la gente, il nostro Paese erano feriti, eppure lui aveva tanto da dire ed ha rappresentato appunto un momento di rinascita. E poi in Italia abbiamo tanti giovani di talento, spesso i registi hanno la supponenza di mettere nelle loro mani solo prodotti già confezionati senza dare loro fiducia.

Che tipo di spettatrice è Anna Ferruzzo? So che mi attirerò qualche critica, ma devo rivelarti che non guardo di sicuro i film tipo 007, o Mission Impossible, insomma quei film dove ci sono effetti spettacolari super costosi e nei quali l’incasso è assicurato. Vado nella direzione completamente opposta, guardo i film italiani, quelli belli o che mi intrigano. E se guardo un film europeo o americano preferisco quello che partecipa al Sundance Festival rispetto a Mission Impossible. Non hanno bisogno dei miei soldi queste produzioni, ne fanno già tanti!

È mai stata a Ravello o al Ravello Festival e le piacerebbe provare ad indovinare il tema del prossimo Ravello Festival? Sono stata a Ravello diversi anni fa, in occasione di un evento teatrale di cui adesso non riesco a ricordare bene i dettagli, è un posto incantevole. Indovinare il tema? Direi “La Gioventù” intesa come invito a trattenere qui in Italia i nostri giovani, invece di mandarli in giro per il mondo in cerca di occasioni migliori.

Saluto la bella Anna Ferruzzo in attesa delle sue foto per completare l’intervista. Le foto arrivano dopo qualche minuto. Non è una mia suggestione: in tutte avverto ognuna delle sue “vite” artistiche precedenti e future, quelle nelle quali deve immergersi per mestiere senza mai “asciugarsi” del tutto.

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