marzo 23, 2015 | by Emilia Filocamo
Daniele Gaeta, l’uomo dalle cravatte colorate, si racconta: da casaro a concorrente di Affari tuoi fino ai set con Castellitto, Alessandro Preziosi e Marco Tullio Giordana

La prima preoccupazione di Daniele Gaeta, l’attore protagonista di questa intervista, anzi l’artista, e nella accezione di artista rientrano in questo caso tante qualità, quali il coinvolgimento, il coraggio, la capacità di ironizzare e l’entusiasmo, è che ciò che arrivi dalle mie parole a chi le leggerà, possano essere soprattutto la sua semplicità ed umiltà. Me lo ripete più di una volta nel corso della nostra chiacchierata, in realtà sdoppiatasi in “due puntate”; cominciata il pomeriggio precedente, necessaria introduzione alla  storia particolare di questo ragazzo dal destino insolito e straordinario e continuata poi la mattina seguente in un piacevole scoprirsi fatto di colpi di fortuna e segni da leggere ed interpretare. Daniele Gaeta è l’esatta dimostrazione e testimonianza che ci sono momenti in cui la vita, impercettibilmente, porta via in maniera quasi spietata, per poi appunto sorprendere, e regalare, offrire di più, ma solo a chi è in grado di cogliere ed interpretare messaggi e segnali. E Daniele lo ha fatto, con semplicità, con umiltà, non mi stancherò di ripeterlo e non perché sia stato lui a sottolinearlo più volte, ma perché è quello che arriva spontaneamente dalla sua voce, dal suo modo di porsi e di combattere per i propri sogni. Tutto inizia in una trasmissione televisiva di successo, Affari Tuoi e da un’attività che fallisce, triste refrain degli ultimi anni, trascinando con se, nel turbine del fallimento, anche Daniele ed il suo mestiere di casaro.

Daniele, la tua intervista non può certo prescindere dal modo in cui sei arrivato a fare l’attore, anzi dalla serie di circostanze incredibili che hanno segnato il tuo destino: puoi raccontarci questo percorso? Certo! Avevo già partecipato ad alcuni quiz televisivi, come Sarabanda ad esempio, ma fra il 2010 ed il 2011, ho deciso di provare ad Affari Tuoi. E già lì si è manifestato il primo segno, diciamo così. In genere i tempi di attesa per essere provinati sono lunghissimi, io invece, non solo telefonando ho preso subito la linea, ma nel giro di pochi giorni sono stato chiamato per il provino e preso. Sono rimasto nel programma per un anno e mezzo, rappresentavo il Piemonte, essendo torinese. In realtà ebbi la capacità di farmi notare: essendo un collezionista quasi seriale di cravatte, decisi di mettere in puntata la più brutta che avevo, e mi resi conto che venivo inquadrato spesso, anzi, sicuramente il merito è tutto del programma, ma in quel periodo lo share era piuttosto esaltante. Fui soprannominato l’uomo dalle cravatte colorate e quando toccò a me, nella puntata dell’8 marzo 2011, lo share, con grande entusiasmo della Rai, toccò i sette milioni di spettatori. La conclusione tuttavia fu piuttosto amara perché vinsi purtroppo solo 50 centesimi: avevo da poco perso il mio lavoro di casaro perché l’azienda in cui lavoravo era fallita e partecipare alla trasmissione era un’occasione.

Poi cosa successe? Me ne andai a casa, ma, ancora una volta, ci fu un altro segno del destino, incredibile. Proprio sotto casa mia si girava La leggenda del Bandito e del Campione, con Beppe Fiorello, io ero sceso a comprare il pane ed una direttrice di cast, vedendomi, mi fermò dicendo che avevo una faccia da cinema. Incredibilmente sono arrivato in questo modo al film poi nel film Mia Madre di Ricky Tognazzi, con Primo Reggiani e Bianca Guaccero e nel quale interpretai per 10 giorni la parte di un carabiniere. Di lì in poi è stata tutta una escalation: quando mi presentavo nella sede della Film Commission Torino Piemonte per ritirare il pagamento delle mie comparse e mi capitava di conoscere dei veri attori, avevo l’abitudine di presentarmi anche io come attore, pur non avendo mai studiato. Però capii che non potevo andare avanti così, e così ho investito quei 50 centesimi, diciamo così in maniera simbolica, nello studio: mi sono diplomato nel 2012 al Teatro Nuovo di Torino.

Ma le coincidenze e i set importanti non si sono fermati a quella esperienza, giusto? A  cosa stai lavorando adesso? Assolutamente no, ho partecipato a diversi film, con cast incredibili e a fiction di successo: da Fuoriclasse 2 a Venuto al mondo con Sergio Castellitto, e ancora Romanzo di una strage con la regia di Marco Tullio Giordana, la Donna della domenica per la regia di Giulio Base, e poi Questo nostro amore 2, la Bella e la Bestia per la regia di Fabrizio Costa, andato in onda recentemente. Per il futuro, ho un progetto a cui tengo molto e che sto autoproducendo, si tratta di Ladri di Barzellette, una reinterpretazione in chiave recitativa di tutte le maggiori barzellette della tradizione nazional popolare. Sul web sono presenti già vari spezzoni. La particolarità è che in genere questi sketch vengono aperti da un vip, come Teo Teocoli o altri. E poi mi aspetta una nuova produzione, sarò uno dei protagonisti e avrò il ruolo di un coreografo nel nuovo film di Mario Campiotti, ma non posso svelare di più al momento.

Ma Daniele Gaeta non è figlio d’arte, giusto? Assolutamente no, ho sempre lavorato, ma avevo una passione per il palcoscenico, per le esibizioni, fin da piccolo cantavo e ricordo che a 6 anni mio padre mi mise in piedi su una sedia per farmi esibire ai matrimoni e alle feste. Di lì poi le serate di pianobar fatte sempre con grande seguito. Canto in tre tonalità: tenore, falsetto e normale. Quindi diciamo che in me c’è sempre stata questa grande vocazione artistica.

Come hai detto tu stesso, la tua carriera è iniziata per una serie di circostanze incredibili, per un disegno del destino: hai mai paura di perdere tutto da un momento all’altro, con la stessa velocità con cui è iniziato? Questa è la paura che mi accompagna sempre, tutti i giorni, la più ricorrente. Ecco perché cerco sempre di fare qualcosa che mi metta in attività, questo è un mestiere complicato, e quando sei fermo, avverti che ti manca un pezzo di te. È un’altalena, oggi sei su, domani chissà e basta poco, pochissimo, un passo falso, un errore per oscurarti. E non c’entra solo il talento, bisogna anche sapersi confrontare con la gente, con il pubblico, saper conquistare la loro stima.

Hai realizzato diversi sogni, ma quale resta ancora chiuso nel cassetto? Venendo dal nulla, come ripeto sempre, qualsiasi collaborazione o lavoro per me è importante, è esperienza che va ad aggiungersi alle altre e ad arricchirmi. Certo, magari mi piacerebbe poter lavorare di più, anzi tutti i giorni, anche guadagnando poco.

Hai qualche rimpianto? No, mi ritengo una persona fortunata, che è stata fortunata nella sfortuna, quando tutto sembrava andare nel verso contrario. Io dico sempre che nulla accade per caso, e che se si è in un posto in quel determinato momento è perché l’ha voluto il destino. Non ho rimpianti perché sono una persona estremamente determinata che si impegna al massimo per ottenere il risultato che vuole e che non lascia nulla di intentato. Forse ogni tanto penso che mi sarebbe piaciuto iniziare prima questo mestiere e non quasi a 40 anni, in fondo sono solo 5 anni che faccio l’attore e se penso che in così poco tempo sono riuscito a lavorare con artisti quali Sergio Castellitto, tanto per citarne uno, allora mi rendo conto davvero di quanto sia fortunato e i rimpianti spariscono del tutto.

Un tuo pregio ed un tuo difetto? Sono una persona sensibile, allegra, brillante, nascendo comico tendo sempre ad essere così, ad avere la battuta pronta, poi magari a casa, in privato, sono più riservato, in genere dico che piango dentro pur di veder ridere gli altri. D’altronde chi fa il comico, chi decide di fare il comico, lo fa per esorcizzare il dolore che ha dentro e le esperienze negative che ha vissuto. Difetti? Quasi tutti mi dicono che, di primo acchito, sembro una persona superba, che sembra che me la tiri, poi conoscendomi, hanno ben altra sensazione. Ne ho tantissimi di difetti, come tutti in fondo, è difficile sceglierne uno.

Cosa ti piace fare nel tempo libero? In realtà nel tempo libero continuo a lavorare, mi piace fare montaggio di video, magari arrivo da un provino e mi metto al pc per lavoro o a guardare la tv o magari fisso il telefono aspettando la telefonata per un provino. Mi piace fare sport, sono un ottimo portiere e ho giocato anche a livelli importanti, e vado in palestra.

Conosci il Ravello Festival, sei mai stato da queste parti? Conosco il Festival ma purtroppo non sono mai venuto da quelle parti, anche se mi toccherà  farlo prima o poi per scoprire le origini del mio cognome, Gaeta, che sono sicuramente meridionali. E poi magari arriverò anche in Costiera Amalfitana, in fondo anche questa chiacchierata con te è un segno del destino.

L’intervista si chiude qui, ma Daniele mi ferma un attimo prima di terminare la comunicazione: Mi raccomando, vorrei che in questa intervista arrivasse chiaro ai lettori che sono una persona semplice, umile. Lo rassicuro ma qualcosa mi dice che non servirà ribadirlo ancora, il destino ha riservato a Daniele Gaeta un trattamento speciale ed una infinità di possibilità da cogliere al volo.

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