novembre 15, 2014 | by Emilia Filocamo
Danila Stalteri, volto di Terra Ribelle e Un’altra vita si confida: “Quando Proietti venne a bussare al mio camerino pensai che avesse sbagliato”

Al nostro primo contatto, l’attrice, la bellissima, vulcanica attrice Danila Stalteri, attrice di teatro, protagonista di grandi successi come Terra Ribelle e, più recentemente, di Un’Altra vita, mi aveva avvertita sul fatto che amasse parlare molto. Lo sguardo patinato, da diva, che occhieggia dalle sue splendide foto, forse tradisce un po’ questa sua logorroica necessità di comunicazione ma le risposte che arrivano alle mie curiosità, oltre che alle mie domande, mi mostrano anche una donna incredibilmente forte, di carattere, un’artista che non ha paura di esporsi e di dire le cose come stanno. Vorrei, ma faccio fatica a farlo, rivelarle la mia “sana invidia” per questo tratto distintivo del suo carattere e del suo modo di fare, per questa sicurezza che, se di primo acchito potrebbe cozzare con la sua immagine, ne diventa, invece, il corollario più consono e combaciante. Ecco, gli occhi di Danila, il suo sguardo, danno l’esatta dimensione del suo sapere cosa vuole e cosa no, è come se puntassero sempre un bersaglio, ma senza esitazione e con il sesto senso di un “fare centro” assicurato.

        

Teatro, cinema, tv: ma dove Danila si sente davvero a casa? Mi sento davvero a casa quando si crea un gruppo di lavoro forte, entusiasta ed affiatato; quando sento scorrere una bella energia tra me, il regista ed i miei colleghi. Questa è la cosa fondamentale, a prescindere dal fatto che sia cinema, teatro o tv; non posso negare, però, che la vita da teatrante è quella che sento più vicina alla parte più profonda di me! Adoro girovagare per l’Italia e sentire uno spettacolo crescere e cambiare nel corso dei mesi; incontrare sera dopo sera un pubblico diverso; sperimentare coi colleghi piccoli grandi cambiamenti nel testo o nelle azioni fisiche. Insomma, sì, in teatro mi sento più libera di essere me stessa!

Mi hai detto che parli tanto: di solito chi decide di fare l’attore o l’attrice spesso dice di farlo per combattere la timidezza. Tu come sei e perché hai scelto di fare l’attrice? Sei figlia d’arte o avevi questa passione dentro di te? Come sono io? Direi tutto, tranne timida! Anzi, vedo questo lavoro come un’occasione per sfogare la mia continua voglia di esprimermi; un mezzo per vivere tante vite, sempre in prima linea come piace a me. Fin da bambina mi sono sempre esposta, ho sempre parlato senza difficoltà e senza paura di subire le conseguenze di ciò che dicevo. Sarei stata di certo un’ottima sindacalista! Credo che sarei ipocrita se dicessi che chi fa l’attore non possieda una buona dose di narcisismo: chi è veramente timido non avrebbe mai il coraggio di esporsi allo sguardo, e soprattutto, al giudizio altrui come facciamo quotidianamente noi attori. Nonostante la mia assoluta disinvoltura, non ho propriamente “scelto” di fare l’attrice: quando avevo appena 18 anni e frequentavo l’ultimo anno di liceo classico, una troupe cinematografica venne a fare dei sopralluoghi nell’istituto che frequentavo; l’aiuto regista del film, quando mi vide, per poco non ebbe un infarto: ero la ragazza che cercavano da più di un anno per il ruolo della protagonista giovane, dopo centinaia di provini andati male! E fu così che dai banchi di scuola, mi trasferii direttamente sul set! La mia famiglia la prese abbastanza male, e posso dire che tuttora non sono molto soddisfatti di questa mia scelta di vita: i miei genitori sono quanto di più lontano esista dal mondo dello spettacolo.

Ci racconti la tua prima volta su un palco o su un set? La mia prima volta fu appunto sul set di questo film, l’opera prima di un regista esordiente a fianco di attori come Massimo Wertmuller, Francesco Venditti ed il compianto Giorgio Faletti, di cui conservo un bellissimo ricordo. La cosa quasi “magica” di quei giorni fu l’estrema naturalezza con cui, catapultata all’improvviso in un mondo a me del tutto sconosciuto, riuscii ad abituarmi alla routine da set: spesso il produttore, incredulo, indicandomi al resto della troupe diceva: “Sembra lo faccia da una vita!”. La stessa cosa accadde qualche mese dopo, quando venni scritturata per un musical al prestigioso teatro Sistina: la sera della prima, persino gli attori più consumati erano abbastanza agitati, ma quando il mitico Enzo Garinei fece il giro dei camerini per darci l’in bocca al lupo, mi trovò talmente serena e rilassata che disse esattamente le stesse parole!

C’è stato un incontro che professionalmente ti ha cambiata e segnata positivamente? Di incontri professionalmente felici ne ho avuti più d’uno, ma sicuramente quello più importante è stato quello con colei che io chiamo affettuosamente “la mia directora”: Cinzia Th Torrini. Posso dire che la mia carriera si suddivide in due momenti: prima di Terra Ribelle e dopo Terra Ribelle; girare per ben 7 mesi in Argentina, con un cast di attori che nel corso delle riprese è diventato quasi una seconda famiglia, e sotto l’occhio attento di Cinzia (una regista che non fa sconti a nessuno) è stata un’esperienza che mi ha segnato profondamente, sia a livello professionale che umano. E sono stata immensamente felice, lo scorso anno, quando Cinzia mi ha voluta per il ruolo di Silvia nella sua nuova serie, “Un’altra Vita”, che si è conclusa da poco su RaiUno con ascolti strabilianti!

Il giorno più bello sul set, quello che proprio non riesci e non potrai mai dimenticare. Quando ho interpretato la scena del parto in “Un’altra Vita”: alla fine della scena io, Vanessa Incontrada (che interpretava Emma, la dottoressa che mi aiuta a partorire) e Ciro Esposito (che interpretava Giuseppe, mio marito) siamo scoppiati a piangere di gioia, come se il parto fosse avvenuto davvero! Ricordo che Vanessa mi prese la mano e se la mise sul petto, e il cuore le scoppiava!

Il complimento più bello che un regista ti ha fatto? Un regista o un collega? Al teatro Quirino, alla fine dello spettacolo “Il Divo Garry” dove recitavo al fianco di Gianfranco Jannuzzo e Daniela Poggi, con grandissima sorpresa trovai Gigi Proietti dietro la porta del mio camerino. Convinta che avesse sbagliato porta, gli indicai dove si trovavano i camerini dei “nomi” (ovviamente molto lontani dal mio); ma lui mi spiegò che era venuto proprio per me, a dirmi che ero bella, sexy e soprattutto che facevo ridere, di una comicità difficile da trovare in giovani donne così avvenenti! Mi disse che si sarebbe ricordato di me, ed effettivamente, quando Luca Manfredi mi chiamò per interpretare un cameo nella sua fiction “Una pallottola nel cuore” (su Raiuno dal 27 ottobre) Gigi, che è il protagonista, quando arrivai sul set raccontò a tutti di avermi vista a teatro tempo fa e che il mio personaggio lo aveva divertito moltissimo!

Un tratto distintivo della tua recitazione, qualcosa insomma che proprio ti piace del tuo modo di recitare e una cosa su cui credi dovresti lavorare di più? Il tratto distintivo della mia recitazione è una cosa che mi piace, perché mi caratterizza e mi rende diversa da altre attrici, ma sulla quale al contempo devo lavorare per non farla uscire troppo: sto parlando della mobilità della mia faccia! Io parlo? E appena parlo sopracciglia, naso, orecchie, bocca, tutto si muove! E non è una cosa voluta, io nella vita parlo proprio così!!! Questa cosa a teatro mi è sempre servita tantissimo e mi ha aiutato a far arrivare ogni mia espressione anche fino all’ultimo spettatore in fondo alla platea; ma al cinema o in televisione, lo standard richiesto è quello della quasi totale immobilità facciale. Un po’ è giusto, perché basta un primo piano per farle sembrare “smorfie”, ma un po’ credo anche che si debba ricorrere all’immobilismo facciale per adeguarsi a molti dei protagonisti ultimamente venuti alla ribalta: volti totalmente piatti ed inespressivi, che nonostante passino dall’euforia alla tragedia, dalla gioia alla preoccupazione, rimangono imperturbabili come statue di sale. L’avevo già detto che sono una che si espone e che non ha paura di dire quello che pensa?

C’è una caratteristica, una qualità che hai invidiato ad uno dei personaggi che hai interpretato Sicuramente risulterò impopolare dicendo quello che sto per dire; ma alla luce di tantissime delusioni e sofferenze, non mi vergogno a dire che ho invidiato moltissimo la spregiudicatezza di Vittoria Hoffman, il personaggio che interpretavo in Terra Ribelle: una donna che usa la propria bellezza come moneta di scambio per godersi una vita privilegiata alla faccia della morale. Ogni tanto ci provo, a “scendere a compromessi”, che per quanto mi riguarda non significa soltanto un “do ut des” a livello sessuale: significa anche autocensurarsi a scapito della propria sacrosanta libertà di pensiero; significa adulare pubblicamente personaggi che nella vita privata danno repulsione; significa frequentare persone delle quali non ti importa assolutamente nulla, solo per il gusto di “farsi vedere con” e far capire al grande pubblico che sei entrata nel “giro giusto”… Ebbene, io di tutto questo me ne infischio, e – nonostante ne paghi le conseguenze – vado avanti per la mia strada. Anche se a volte, appunto, mi chiedo: “E se fossi stata come Vittoria? Sarebbe stato tutto più facile?”

I tuoi prossimi progetti? Ho in progetto un lavoro molto importante: trovare lavoro! Ho fatto alcuni provini e spero di farne altri a breve; qualcosa si sta muovendo ma è ancora troppo presto per parlarne. L’unica cosa certa (e un po’ folle) che ho in programma è mettere in scena un “one woman show” scritto da me: è un monologo autobiografico dove racconto alcuni episodi esilaranti della mia vita da attrice e non solo! Sono già in contatto con alcuni teatri e spero a breve di poter realizzare questo mio piccolo grande sogno!

Il regista con cui vorresti lavorare, qualcuno, anche esordiente, che ti incuriosisce parecchio? Mi piacerebbe molto lavorare con Paolo Sorrentino… Proprio qualche giorno fa l’ho incontrato per caso davanti a quella che poi ho scoperto essere la sua produzione; anche se solitamente sono contraria a “molestare” i registi, non ho potuto fare a meno di presentarmi. Si è rivelato una persona carinissima e disponibile; a volte nel nostro mestiere incontriamo dei perfetti “nessuno” che si danno tantissime arie. Lui ha dimostrato di essere, invece, un vero “grande”, cioè una persona modesta e tranquilla! A parte Sorrentino, mi piacerebbe lavorare con Sofia Coppola, Julie Taymor e Mira Nair, tre registe che adoro.

Danila fuori dal set cosa fa? Hai hobby, passioni, piccole manie? Fuori dal set la mia attività principale è quella di camminare! Sono una grande camminatrice; spesso mi sposto a piedi da un punto all’altro di Roma, la mia città, anche se molto lontani tra loro. Quando cammino penso molto, rifletto e mi soffermo ad osservare quei piccoli dettagli nelle cose e nelle persone che in macchina non vedremmo mai. Le altre mie passioni sono la bicicletta, lo yoga, la lettura e la pittura.

Se non avessi fatto questo mestiere oggi saresti? Una correttrice di bozze! È un lavoro che ho fatto per un certo periodo, sia come freelance sia con un contratto per una casa editrice. Sono laureata in lettere e filosofia ed ho un lato un po’ “nerd”. Adoro fare il topo di biblioteca, stare china sui fogli attenta a non farmi scappare il più piccolo errore! Una perfezionista come me non potrebbe fare altro nella vita.

A chi vuoi dire grazie oggi? A me stessa! Non è egocentrismo: è che se la fiducia nelle tue potenzialità, la determinazione e la voglia di fare non partono da te, l’eventuale sostegno da parte di altre persone non serve a nulla. Ho imparato, dopo grandi sacrifici e grandissime delusioni, a contare solo su me stessa e a non aspettare niente da nessuno. Può sembrare cinico come ragionamento, ma in fondo non è altro che una forma di protezione. Un grazie, comunque, sento di dirlo a Cinzia Th Torrini per avermi voluta al suo fianco, per la seconda volta, in una fiction di grande successo come “Un’altra Vita”; e poi ai miei compagni di fede buddista: è anche grazie al percorso che abbiamo fatto insieme che sono diventata una persona forte e sicura!

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