maggio 11, 2014 | by Emilia Filocamo
Danilo del Monte, maestro di effetti speciali per il cinema, mette a nudo la sua carriera

Mi piace paragonare il mondo di Danilo del Monte della FX Studio Italia Effetti Speciali e dunque  maestro, ideatore di effetti speciali per il cinema, ad un parco giochi, ad una visione incredibile e suggestiva, fatta di immagini spaventose o delicate, di figure inquietanti od oniriche. Ma la definizione più bella del suo lavoro, assolutamente particolare, viene dalle sue stesse parole: “Sono qui da venticinque anni a disposizione di chi ha voglia di realizzare un sogno”. Perché stimolare la fantasia, pungolare il brivido o l’irrequietezza, incutere timore con una smorfia o una creatura angosciante sono pedine appartenenti alla dama dei sogni e Danilo del Monte mette tutta la passione possibile per giocare questa partita nel migliore dei modi possibili. Intervistarlo è come salire su una giostra: si sceglie se ridere o urlare, se chiudere gli occhi o spalancarli e poi ci si concentra, almeno idealmente, sulle sue mani, sull’abilità con cui si sono industriate per anni a rimpolpare, dipingere, tagliuzzare, e a fare di ogni idea, sogno, o incubo, una realtà. Così penso che la prima cosa da chiedere sia se una simile capacità derivi da un talento innato e personale o se sia frutto di un retaggio, di un’eredità familiare, trasferita, un po’ come il colore degli occhi o l’altezza, nella schiera informativa dei geni.

Danilo il tuo lavoro è sicuramente sui generis? Ma come nasce questa passione per il trucco e gli effetti speciali? Devo ringraziare mio nonno che era un artista completo: suonava, scolpiva e disegnava. Ed è stato lui ad introdurmi all’arte e a farmi appassionare.

Ma quando hai capito che era ciò che volevi fare da grande? Ho iniziato a scoprirmi capace ai tempi del Liceo e dell’Accademia: in quel momento ho capito che la passione doveva diventare qualcosa di più e che gli effetti speciali dovevano essere il mio lavoro.

Chi è stato il tuo primo fan, la prima persona che ti ha sostenuto e chi magari, invece, ha osteggiato questa tua scelta? Fortunatamente sono sempre stato molto determinato nella mia vita, e ho scelto sempre da solo. Da parte della mia famiglia non ho avuto mai particolari incoraggiamenti ma, ad essere sincero, nemmeno mi hanno osteggiato.

Gli effetti speciali sono la colonna portante di tanti film: quando, parlando da addetto ai lavori, ci si rende conto di essere davanti a dei lavori fatti in maniera eccellente e come ci si accorge invece di un lavoro mediocre? Da addetto ai lavori, quando guardo un film, mi viene naturale concentrarmi più sugli effetti speciali che su altre caratteristiche dell’opera cinematografica. Solitamente ci sono registi che per storia, capacità ed amore verso questo tipo di arte, riescono ad utilizzarla nel modo migliore e più appropriato, rendendola dunque credibile e anche piacevole allo spettatore. In genere scegliendo in anticipo cosa vedere non si sbaglia mai.

Il tuo primo lavoro in questo campo? Insomma il tuo battesimo di fuoco? Sono passati molti anni, più di 25. Non è semplice determinare il primo lavoro in assoluto, le prime cose le ho realizzate nel campo scenografico a metà degli anni ‘80 per l’Empire Pictures di Charles Band presso gli studi ex De Laurentiis sulla via Pontina in film quali: “Robot Jox” di Stuart Gordon, “Arena” di Peter Manoogian, “Pulse Pounders” di Charles Band, “Catacombs” di David Schmoeller, proseguendo poi come assistente agli effetti speciali nei film: “La Chiesa” di Michele Soavi e “Il maestro del terrore” regia di Lamberto Bava. Dopo di che ho iniziato a lavorare in proprio realizzando diverse sculture elettromeccaniche per il Luneur di Roma e il primo film con effetti speciali di trucco è stato “RITORNO DALLA MORTE – Frankenstein 2000” di Aristide Massaccesi alias Joe D’Amato.

Rambaldi è stato un maestro in questo settore: qual è stata la sua più grande intuizione, al di là del personaggio che ha creato, ET. Cosa aveva in più degli altri? Ho avuto l’onore di conoscere personalmente Rambaldi in un paio di occasioni, ma veramente di sfuggita. Credo che il suo lavoro parli da solo senza che io possa aggiungere altro. In Manuale d’Amore 2 di Veronesi c’è un mio omaggio al maestro. Penso anche che la scelta di andare negli U.S.A. sia stata importante.

Chi sono stati e chi sono attualmente i tuoi modelli? Direi che sono un appassionato di arte, di scultura in particolar modo e adoro i nostri scultori classici come Michelangelo, Bernini e Canova.

Hai pensato di lavorare all’estero? Ho lavorato con troupe e produzioni straniere diverse volte qui in Italia, ma presto potrei ritrovarmi coinvolto in qualche progetto all’estero.

Un film che hai nel cuore per la bellezza e perfezione degli effetti speciali e di cui avresti voluto curare appunto questo settore. Ce ne sono molti, troppi per elencarli tutti, direi “La Cosa” di Carpenter con gli effetti di Rob Bottin; “Un lupo mannaro americano a Londra” di John Landis con gli effetti di Rick Baker e perché no, la saga di Peter Jackson de “Il signore degli anelli”.

Cosa ti ispira quando dai vita ad una delle tue creature? Hai un leitmotiv dominante o dipende ovviamente dalla richiesta? Se il lavoro prevede che io possa creare e proporre idee, non solo realizzare una richiesta, ho una libreria con migliaia di titoli con riferimenti alla scultura, al mondo animale, alla natura in generale, da li inizio ad informarmi ed a tirare fuori le prime proposte, i primi bozzetti.

Fra tutti i lavori realizzati quale è quello a cui sei legato di più? Tutti i lavori che ho fatto in questi anni mi ricordano momenti splendidi e a volte anche difficili. Ogni cosa che ho realizzato la considero una mia creatura anche se ideata da altri, non sempre il lavoro fatto meglio è stato valorizzato a dovere. Probabilmente ricordo con piacere e divertimento lo spot pubblicitario “892-892” con la Regia di Arni Thor Jonsson parodia di Thriller di Michael Jackson, nel quale ho realizzato effetti speciali di trucco da zombi per 16 ballerini.

Lo spot

Quante ore richiedono i tuoi lavori e come si ottiene un “trucco” perfetto? È la scelta dei materiali, la manualità? Raccontalo ai non addetti ai lavori, a chi non conosce questo mondo così particolare. Ci sono diversi fattori che influiscono sulla durata e il risultato di un effetto speciale. Tra tutti direi il budget e di conseguenza il tempo. Con pochi soldi e poco tempo non si possono realizzare trucchi perfetti. I materiali si scelgono in base al tipo di lavoro da realizzare, variano, negli ultimi anni sono emersi nuovi materiali che consentono di facilitare il lavoro ed arrivare ad una perfezione di risultato quasi assoluta, si possono acquistare tranquillamente online negli U.S.A. o in Inghilterra, niente a che vedere con quello che accadeva molti anni fa quando bisognava inventarsi tutto e il fornitore di riferimento era la ferramenta!

Il tuo prossimo lavoro o progetto? Hai qualcosa attualmente in preparazione? Non vorrei essere banale ma vista la penuria di proposte in Italia preferisco non rispondere, probabilmente qualcosa all’estero in estate….

Esistono suppongo anche mostre dedicate agli effetti speciali e tu hai mai partecipato? Credo ne esistano, ma noi in Italia siamo penalizzati in questo, non mi pare di aver visto mai niente di particolarmente originale e interessante. Nel 1996 ne realizzai una abbastanza carina presso il Castello Odescalchi a Bracciano (Rm) con diversi effetti speciali provenienti da film e trasmissioni televisive, sculture e trasmissione di filmati.

Perchè il genere horror fantasy riscuote un successo costante? C’è una ragione psicologica, sociale, o dipende semplicemente dalla passione e dalla tendenza del gusto? Personalmente trovo interessante e accattivante assistere ad un racconto di fantasia, dove ci sono elementi della vita reale che si mischiano ad invenzioni surreali create dagli autori. Preferisco provare delle emozioni anche forti a volte ma palesemente irreali piuttosto che affliggermi o piangere per una storia verosimile. Direi anche che la realtà di oggi non ci offre spesso momenti di evasione e di interesse, quindi le opere cinematografiche fantasy ci vengono in aiuto proprio in questo.

Il personaggio/effetto/trucco che hai realizzato e alla fine del quale, guardandolo, ti sei congratulato con te stesso Beh ci sono differenze tra personaggi inventati, creature fantastiche ed effetti di trucco che cercano di riprodurre il più fedelmente possibile la realtà. Sono tendente ad apprezzare più i primi, ma l’effetto che ho realizzato per “Esercizi di stile” episodio “Ti mangerei di baci” per la regia di Cinzia Th. Torrini con Elena Sofia Ricci e Massimo Wertmuller è qualcosa che ancora adesso rivedendolo mi da una grande soddisfazione.

Cosa ti auguri per la tua attività? Quale genere di film vorresti supportare con il tuo talento? Quale genere di storie ti piacerebbe “interpretare” grazie alla tua arte? Questa è la domanda più gradita e temuta allo stesso tempo. Vorrei che la tendenza di questi ultimi anni di realizzare sempre meno film e soprattutto pochissime opere di genere si invertisse, ma credo rientri in un discorso più globale di crisi economica del paese e quindi di difficile soluzione. È dura investire nel proprio lavoro quando ci si trova da soli nel farlo. Ho sempre pensato che una buona idea, un talento vero, un progetto lungimirante siano da appoggiare. Come ho già detto in precedenza la fantasia piuttosto che la dura realtà mi attraggono, film come “La storia infinita” (un italiano come Giuseppe Tortora che ho personalmente conosciuto ne realizzò alcuni effetti speciali) propongono un messaggio positivo per tutti. 

Un’ultima domanda, forse un po’ strana: molte delle tue creazioni sono anche spaventose. Ma cosa ti spaventa davvero? Semplicemente la realtà. Non amo guardare i telegiornali per scelta, mi basta seguirne uno qualsiasi per non uscire più di casa!

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  • Il mio compagno di banco del liceo, il mio amico di sempre, anche se da vent’anni ci dividono tanti chilometri di distanza. Danilo oltre alla comprovata capacità creativa e all’esperienza fatta sul campo, tra polistirolo e catalizzatori, ha mantenuto sempre lo stesso entusiasmo, nonostante la parabola discendente del cinema italiano e dell’economia tutta. Uno straordinario talento che avrebbe avuto sicuramente più fortuna all’estero, al quale tuttavia auguro di raggiungere al più presto il meritato successo in Italia. Sarebbe un vero peccato veder fuggire un bel cervello come il suo, magari sanguinante come negli effetti speciali.

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