maggio 5, 2014 | by Emilia Filocamo
Danza e arte: nella Casa Circondariale di Spoleto il talento valica le sbarre

Il talento è munito di ali, è un Icaro impavido che non teme il vicinato pericoloso di un sole ingombrante. Il talento combatte ed è libero di dire e di darsi, non conosce restrizioni. A Spoleto questo Icaro di nome talento ha deciso di “esibire” il proprio volo nel luogo antitesi della libertà, la Casa di Reclusione di Maiano. Infatti, durante la settimana internazionale della danza che si è appunto svolta ad aprile a Spoleto, quasi in una sorta di poetico ossimoro, si è voluto traghettare il movimento inteso come libertà del corpo e di espressione, proprio là dove la libertà è transennata. Quello che è stato presentato è stato uno spettacolo di street style proprio all’interno della Casa di Reclusione. L’evento non aveva certo la veste di una pausa, di una sorta di campanello da ricreazione nella ripetitività della vita carceraria, ma è stato soprattutto la condivisione di un momento comune laddove troppo spesso si parla di marginalità sociale. Spoleto e la sua Casa Circondariale non sono certo nuovi a questa ottica: grazie infatti all’illuminata amministrazione penitenziaria rappresentata dal direttore Luca Sardella e dal capo della polizia penitenziaria Marco Piersigilli, i detenuti della casa di Maiano hanno già avuto modo di sperimentare una intensa attività fisica e addirittura la composizione di musica, grazie alla stesura di brani rap. Dalla danza all’arte il passo è stato breve, perché gli studenti dell’Istituto D’Arte attivo presso la Casa Circondariale, grazie anche al dirigente scolastico Roberta Galassi e al gruppo ZAD Associati, organizzatori dell’evento ECOLOR, hanno potuto offrire un saggio del proprio talento creativo che si è concluso pochi giorni fa grazie alla mostra “No space no time” allestita nel suggestivo chiostro di San Nicolò. I reclusi sono venuti fuori dai limiti dei propri spazi e hanno mostrato l’abilità grazie ad una serie di lavori che hanno goduto del consenso favorevole di numerosi architetti e designer. La mostra è stata organizzata su tre momenti fondamentali. Una esposizione composta da scatole modellini realizzati all’interno del corso di Scenotecnica del Prof. Giorgio Flamini e dai docenti Simone Bacci e Maria Paola Buono: modellini tridimensionali che rappresentano un lavoro che dalla progettazione arriva al Laboratorio, con opere interamente realizzate in sede. Il secondo step era costituito dai documenti fotografici realizzati dallo studente recluso Ye Yan Dong, come sfondo al reading di poesie della Cvetaeva lette da Anna Leonardi e poi, per concludere, foto e video dello spettacolo “Sorveglianza Speciale”messo in scena con la regia sempre di Giorgio Flamini e realizzato nel novembre del 2013 dalla Casa di Reclusione di Maiano. Il video è un’esperienza intima perché per assistervi si accede singolarmente, attraverso appunto una cella e l’ingresso è consentito ad uno spettatore alla volta. L’accesso agli spettacoli della Casa Circondariale di Maiano è ovviamente soggetto a regolamentazioni specifiche. Ecco perché questa mostra, che contiene anche documenti, foto e video degli spettacoli teatrali  realizzati dagli Studenti del Corso di Istituto d’Arte della stessa casa circondariale (uno dei più noti, “Affettività Patetiche, Cattività Patetiche” messo in scena nel luglio del 2013 sempre per la regia di Giorgio Flamini, è stato anche inserito nel programma del Festival di Spoleto dei due mondi), e sostenuta dal gruppo ZAD di Zualdi, Capoccia e Germani costituisce un unicum, una lente di ingrandimento atta a far scoprire la ricchezza, spesso ignorata, in termini di talento e di umanità che si nasconde dietro la museruola delle sbarre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654