dicembre 12, 2015 | by Emilia Filocamo
“Della Calabria porto con me la determinazione di riuscire nelle cose” ecco l’attore Costantino Comito, un “duro” di grande sensibilità

Esistono contrasti che sono semplicemente perfetti, ci si imbatte in questa sorta di paradossi di tanto in tanto e quando ciò avviene, ci si rende conto che la deduzione scontata, logica, o troppo spesso improvvisata sulla base di una intuizione ammantata di pregiudizio, sia fasulla e fuorviante. Costantino Comito, uomo del sud, artista del sud, con tutta la verve, la sicurezza e la determinazione che le sue radici calabresi gli iniettano benevole del sangue, è la conferma di quanto ho appena detto, è la personificazione, l’incarnazione di questa meraviglia di contrasti che fanno sorprendere e cambiano, di diritto, un’ipotesi, una pallida idea. Per aspetto, passione, facilità di interpretazione dei ruoli correlati, Costantino Comito è un duro, o facilmente declinabile in questa accezione, adatto ad interpretazioni forti, di azione. Poi nella nostra chiacchierata telefonica, preceduta da un impegno con suo figlio e da tutto quello che mi dirà delle sue attenzioni e speranze come padre, si scoprono un uomo e un artista che si impegna per il sociale, che guarda al futuro delle generazioni e del mondo con un occhio attento strizzato verso la pace e verso l’accettazione dell’altro.

Costantino, so che ti aspettano diversi impegni lavorativi, puoi anticiparci qualcosa? Fortunatamente ci sono diversi progetti in fieri e che mi vedono coinvolto. Di recente c’è stato il set di Don Matteo 10 e poi vari film per il cinema, sto preparando un musical e inoltre uscirò in un servizio su Grand Hotel, ho già scattato per un fotoromanzo. Come saprai i più grandi sono partiti da là e la cosa bella è che sono stati loro a contattarmi e a cercarmi tramite la mia agenzia. Al cinema sta per uscire un film su Mafia capitale che ho girato a fine settembre e poi mi aspettano 2 lavori importanti di cui non posso dire di più. Nel contempo sono sempre impegnato nel sociale: sto preparando infatti un lavoro sulla sclerosi multipla, una campagna di cui sono testimonial, cerchiamo personaggi per sensibilizzare le nuove generazioni e poi sono stato a Milano la scorsa settimana per un altro progetto importante sul bullismo. Avevamo fatto dei casting ma senza un obiettivo mirato e a quel punto ho lanciato un progetto per le scuole: fare un compito, un tema sul bullismo ma con un lieto fine, il compito più bello sarà premiato perché diventerà la sceneggiatura per un corto che sarà poi proiettato nuovamente in tutti gli istituti scolastici. Insomma, il cerchio si chiuderà perché sarà un lavoro fatto dai ragazzi e per i ragazzi, per comprendere il fenomeno e le vittime. È accaduto anche così per la sclerosi multipla, per la quale avevo già realizzato un corto intitolato Presto: è una storia di coraggio e di solidarietà. È importante non isolarsi e fare muro intorno a chi si ammala.

Come è stato lavorare in Squadra Antimafia, ci racconti questa esperienza sul un set di tale successo e quali sono stati i momenti più faticosi? Faticoso non direi, fortunatamente sono temprato per le scene di azione. Mi viene da sorridere perché sono una costante: mi hanno arrestato nella seconda serie, poi sono ricomparso nella quinta e nella settima. Sul set sono stati tutti molto carini, c’è un’aria familiare anche perché si convive per tutto il giorno. Di mattina si sparano e si inseguono, giocando a guardi e ladri e la sera vanno a cena insieme. Un momento faticoso ma bellissimo è stato quando abbiamo girato Anime Nere, location splendide in cui non dovevi aggiungere nulla, perché la scenografia era naturale. Ma è stato faticoso, pensa che un giorno siamo anche stati attaccati dalle pulci. Oppure penso al set del Capo dei Capi a Palermo in cui, forse sarà stata la suggestione, a volte mi sembrava di respirare quella sensazione e quel profumo di mafia intorno.

Se non erro tu vivi in Calabria: sei molto legato alla tua regione e cosa porti di tipico della tua terra nel tuo lavoro? Ad esserti sincero non so dove vivo: ho un bambino di 9 anni e cerco di essere presente con lui il più possibile anche se il lavoro spesso mi porta lontano. Della mia terra porto con me sicuramente la determinazione di riuscire nelle cose, l’ostinazione, il fatto che magari, a volte, per raggiungere un set devo viaggiare tutta la notte e, rispetto ad altri, arrivo stanchissimo, ma è il gioco di questo mestiere, e poi la soddisfazione di ritrovarti sul set con dei grandi è impareggiabile.

Quanto tempo dedichi alla cura del tuo corpo? In realtà non tantissimo ad esserti sincero. Mi piace molto il flyboard per fare evoluzioni ed è una cosa che fa bruciare calorie. E poi quando torno a casa, in Calabria, cerco di mangiare sano, soprattutto verdure, diventando la disperazione di mia madre che deve fare una spesa ad hoc.

Che tipo di spettatore è Costantino Comito? Guardo i film di azione e quelli super romantici, adesso sto guardando tantissimi film di De Niro, anche perché c’è un progetto in cui sarò probabilmente coinvolto e che lo porterà qui al sud. Sai, conoscere questi grandi è fondamentale per noi attori, ho avuto l’onore di stringere la mano a Vittorio Gassman e solo quello mi ha dato una scossa. Ma resto con i piedi per terra, cerco di scegliere e di guardare quello che mi piace anche se ciò determina spesso un cambiamento di gusto.

Un tuo pregio ed un tuo difetto? Il pregio è sicuramente l’altruismo, un difetto la mia testardaggine. Ma mi riconosco di essere poliedrico, di mettermi sempre in sfida, di cimentarmi, pensa che ho scoperto il flyboard in vacanza a Santo Domingo e ho deciso di provarlo, adoro viaggiare, ogni tanto vedo un locale alla moda e cerco di realizzarlo qui, ho infatti aperto un locale   ma poi mi annoio e cerco di cambiare tutto nuovamente.

Vuoi provare ad indovinare il tema del prossimo Ravello Festival? Conosco Ravello, ci sono stato in gita, più spesso vado verso Sorrento. Il tema che proporrei è quello dei colori, dall’arcobaleno a quelli della pelle, visto il momento in cui viviamo in cui l’altro, il diverso, troppo spesso rappresenta una minaccia.

L’immagine di duro mi sembra totalmente “liquefatta”: resta quella di un padre, che pensa a suo figlio in un momento storico in cui tutto sembra far paura; resta un artista del sud con tutta la forza e la passione che si possono mutuare dalle radici di una terra difficile e meravigliosa.

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