gennaio 3, 2015 | by Emilia Filocamo
“Detesto la comicità “sporca” e non ho mai avuto il coraggio di chiedere al mio amico Carlo Verdone di far parte di un suo film”. A Ravello Magazine la simpatia di Gegia

La voce è roca, più roca dell’ultima volta che l’ho ascoltata con un misto di imbarazzo e di ammirazione, di ansia per la paura di rubarle tempo e la voglia di scoprire di più. Gegia, un’artista che non ha certo bisogno di scontate presentazioni, accoglie le mie domande nonostante sia raffreddatissima, anzi, quando le chiedo di posticipare nuovamente l’intervista, visto che la prima volta stava andando trafelata a teatro, non esita ad andare avanti, nonostante lo sforzo a cui sottoporrà le sue corde vocali. Cominciamo così una chiacchierata piacevole grazie alla quale mi imbatto, almeno telefonicamente, in una donna piena di energia, che non ha paura di dire quello che pensa e che, nonostante la carriera puntellata di lavori accanto ai nomi più grandi del cinema italiano, da Manfredi a Sordi, solo per citarne due, ha ancora qualche sogno da realizzare e soprattutto, un curioso karma che, mi rivela, le consiglierebbe di stare lontana dagli uomini o comunque di evitarne l’influenza.

Signora Gegia, quando ci siamo sentite al telefono la prima volta mi aveva detto di essere molto impegnata a teatro, può raccontare a Ravello Magazine di cosa si tratta? Certo! Si tratta di questa compagnia, Il Cilindro, di Pino Cormani, che a Roma, al teatro S. Raffaele, ha messo in scena vari musical, da Pinocchio a Il Mago di Oz e la particolarità è che gli spettacoli sono rivolti a tutte le scuole del Lazio, dall’asilo al liceo. Ogni mattina, siamo letteralmente e piacevolmente “invasi” da autobus di ragazzi di tutte le età che vengono a vedere i nostri spettacoli. Ovviamente andiamo anche in giro, siamo stati a Genova, a Milano. Con i ragazzi ho un bel rapporto, sono di tutte le età, dai 3 ai 15 anni. L’anno scorso ho fatto il Mago di Oz, quest’anno è la volta di Alice, in cui interpreto la Regina di Cuori e devo dire che mi diverto un mondo, perché ho la possibilità di cantare e ballare. Abbiamo debuttato a maggio scorso a Genova. Tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, ci sono scuole che vengono a vederci, talvolta anche di sabato, se c’è richiesta, come è avvenuto al Brancaccio, dove lo spettacolo si è appunto tenuto di sabato.

Da donna del Sud, cosa le manca della sua terra e in cosa sente l’influenza del sud? Sono andata via dal Sud che avevo solo 14 anni. Vivo a Roma ormai da tanto ma posso dirti che non mi manca nulla, non nel senso che non sono affezionata, ma perché ho la possibilità di tornarci sempre, oppure mi raggiungono i miei. Quando posso torno a Gallipoli, specie in estate. Di sicuro ci sono delle cose in me che sono tipicamente meridionali, non solo i valori, ma anche questo bisogno costante del mare, che spesso a Roma mi manca e alla cui mancanza sopperisco tornando in Puglia.

Cosa le piace della comicità di oggi e cosa proprio non sopporta? Mi piacciono Zalone, Albanese quando interpreta i suoi personaggi del sud, come il politico calabrese corrotto. Ecco, in generale mi piace la comicità del sud. Non sopporto la comicità volgare, che non è volgare nel senso più comune del termine, ma che è invece laida, becera, “sporca” e che spesso diventa quasi violenta. Mi piace Carlo Verdone e mi piace appunto la comicità del sud che ricrea situazioni ed esperienze, attraverso personaggi ironici, in cui ciascuno di noi può rivedersi.

E, allo stesso modo, cosa le piace guardare in tv e cosa invece no? Della tv guardo con piacere “Uomini & Donne”, si lo so, sembra strano, ma tanto molti dicono che non lo guardano e poi stanno là a vederselo. Trovo che ci sia una comicità assolutamente genuina in quella trasmissione, soprattutto quando i corteggiatori e le corteggiate sono persone di età, fatta di concretezza, di problemi reali e di persone che, giunte ad un certo punto della vita, vogliono stabilità, specie economica, insomma i protagonisti sono dei comici inconsapevoli. Ciò che non mi piace della tv sono i programmi, ormai troppi, dedicati alla cronaca nera, certo sono interessanti per essere informati, ma hanno stufato, per non parlare poi dei dibattiti politici, ore ed ore di trasmissione senza mai risolvere ed arrivare a nulla. Ormai non siamo più noi artisti gli opinionisti e gli ospiti delle trasmissioni, ma solo loro, i politici. Hanno davvero stancato, anche perché poi tutto ciò non porta ad una risoluzione.

Immagino che la sua carriera sia stata costellata da incontri eccezionali: quello che le è proprio rimasto nel cuore? Ce ne sono stati tantissimi. Sicuramente è stato folgorante quello con il grande Nino Manfredi, con cui ho fatto 5 anni di spot del Caffè Lavazza, dall’85 al ’90. E poi ancora con Alberto Sordi, con i grandi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, con Bombolo, Bud Spencer, con Gianni Boncompagni che mi lanciò a soli 19 anni facendomi fare un provino in Rai, di quei provini di una volta, seri, difficili. Ognuno di loro mi ha lasciato tanto e ancora con Pippo Franco, con il quale ho lavorato fino allo scorso anno, ne Il Marchese del Grillo.

Gli impegni che la aspettano, a parte quelli a teatro? Proprio qualche sabato fa abbiamo finito di girare il film “La notte è piccola per noi”, per la regia di Gian Francesco Lazotti ed in cui recito accanto a molti attori, fra i quali Teresa Mannino, Philippe Leroy, Cristiana Capotondi, il film uscirà credo in primavera. Poi c’è sempre la mia scuola di teatro, Attori in scena, con diversi iscritti e poi vedremo cosa porterà questo 2015.

Se avesse la possibilità di dire qualcosa ad una persona a cui, per diversi motivi, non ha potuto farlo a chi la direbbe e perché? Sai, io adoro Carlo Verdone, lo conosco da tanto e lo ammiro molto, ma forse proprio perché siamo amici, e poi perché non credo sia professionale, non ho mai avuto il coraggio di dirgli di darmi una parte in uno dei suoi film. Ad esempio nel film “Il tassinaro” di Alberto Sordi, in cui ho recitato, io ricordo che avevo 20 anni e chiesi a Sordi di farmi fare una parte e lui, sorridente, mi accolse e, soprattutto, accolse la mia richiesta. È ovvio che in un film di Verdone non chiederei mai di fare la protagonista, magari potrei fare la nonna, è un attore ed un regista che mi piace tanto. Insomma gli direi “Carlo, ma quando mi chiami, aspetti che muoio?!”

Conosce il Ravello Festival e che musica ascolta nel suo tempo libero?  Si, ne ho sentito parlare e non escludo di esserci anche venuta da spettatrice, vado così tanto in giro che a volte diventa difficile ricordare tutto. La musica mi piace un po’ tutta, magari non proprio quella bum bum bum, oppure quella che mi ricorda momenti tristi. Soprattutto se si tratta di canzoni d’amore. Ecco, in quel caso, per non intristirmi cambio subito stazione radio o canale!

Se tornasse indietro, cosa non farebbe? Nel lavoro rifarei tutto, assolutamente tutto quello che ho fatto. Nella vita privata, invece, cambierei tutto, assolutamente, non starei con nessuna delle persone a cui sono stata legata sentimentalmente, le cancellerei tutte. Sul lavoro forse, starei più attenta ma sono felice e soddisfatta di come è andata. Gli uomini invece, mi hanno molto influenzata e a volte penso che se avessi fatto scelte diverse in campo amoroso, anche la mia carriera sarebbe andata diversamente. Ogni volta che un uomo entra nella mia vita, mi porta male, si tratti di fidanzati, mariti, amanti, produttori, ecco è un karma. Probabilmente in un’altra vita sono stata una donna cattiva o un uomo terribile, chi lo sa, magari si stanno vendicando tutti ora!

L’intervista a Gegia si chiude con un sorriso, così come era iniziata. E devo precisare che il suo appello a Carlo Verdone era in perfetto dialetto romano, ma, onde evitare strafalcioni, non mi sono permessa di trascriverlo e ho preferito italianizzarlo. C’è un’altra cosa che le mie parole non hanno saputo probabilmente rendere perfettamente in questa intervista: l’energia e l’entusiasmo di Gegia, contagiosi ed argentini. Come la sua risata.

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