novembre 24, 2014 | by Emilia Filocamo
“Devo tutto al mio carattere e al mio sorriso”. A Ravello Magazine Max Gigliucci DG del Roma Web Fest

Un sorriso è coinvolgente e positivo, e visto sotto queste due accezioni, imprescindibili, potrebbe sembrare perfino un’arma, una di quelle che ti permettono di ottenere tutto. Ma un sorriso può essere anche una casa, non solo accogliente, ma anche molto affollata, piena di cose accadute, di cose più o meno belle, di momenti difficili, di sfide da superare, di treni da prendere, di partenze fatte o solo rimandate. Penso a questo un istante dopo aver raccolto telefonicamente l’intervista fatta a Maxi Gigliucci, attore, presentatore, ma soprattutto direttore generale di una novità di grande successo nell’ambito dei festival dedicati a cinema e spettacolo, e cioè il Roma Web Fest,  la rassegna dedicata a tutte le nuove proposte in fatto di web series. Un attimo dopo la nostra telefonata, fatta della sua straordinaria simpatia e comunicatività, fatta del suo entusiasmo e della sua vivacità, scrivere della complessità di un sorriso che potrebbe sembrare, di primo acchito, di facile e piana interpretazione, è la cosa per me più naturale. Maxi Gigliucci ha raggiunto tutto grazie ad una straordinaria forza di volontà e ad un carattere solare che hanno sfidato anche alcuni ingranaggi del destino, sicuramente non giusti.

Maxi, come nasce il Roma Web Festival e perché? Nasce dall’esigenza di creare una sorta di variante e di cuscinetto fra le due realtà esistenti in Italia, quella del cinema e quella della fiction e per poter dare non solo visibilità, ma soprattutto un ampio mercato ai filmmakers, agli sceneggiatori di webseries, creare insomma un trait d’union di spicco e di eccellenza con cui, queste persone, possono rivolgersi ai produttori. Le serie web sono una realtà che fino a 2 anni fa era quasi impossibile pensare, pur essendoci attori e registi di grande talento, e la seconda edizione quest’anno, svoltasi proprio poco prima del Festival del Cinema di Roma, ce ne ha dato ampia dimostrazione. Ormai collaboriamo con tanti altri Festival, da quello di Giffoni al Roma Festival ed abbiamo ideato delle vere e proprie consulenze con panel di confronto, conferenze, e la presentazione, importantissima, delle web series brandizzate. Prima le aziende avevano come mezzi pubblicitari esclusivi solo la televisione o la radio, adesso hanno compreso l’importanza del web che costituisce anche un mezzo di controllo importante che permette anche di vedere quanto si è seguiti e da quale fascia di età. Le web serie brandizzate sono la variante web dello spot tradizionale. E poi non siamo così in ritardo rispetto all’America, dove questa realtà esisteva già da tempo, siamo i secondi dopo Marsiglia e abbiamo una rete di gemellaggi nazionali ed internazionali. Penso a casi emblematici come The Jackal o al fatto ad esempio che anche Rai Fiction abbia investito tanto in questo progetto. Io sono direttore generale e con la mia socia Janet De Nardis, direttrice artistica, abbiamo traghettato in questo festival le nostre esperienze nel mondo dello spettacolo. Dei 400 video pervenuti, ne sono stati selezionati 40 per la finale e 10/12 sono stati premiati con una giuria di grande pregio che andava da Luca Argentero a Massimiliano Bruno, fino a Marco Muller. La novità nostra, assoluta, è stata l’introduzione dei fashion film, delle clip musicali che raccontano grandi brand di moda, da Prada a Gucci: quest’anno ha vinto Pomellato ed è un’esclusiva creata dal nostro festival e attualmente copiata già dal Canada e dalla Francia.

 

Ma cosa permette ad una web serie di avere le carte in regola per ottenere successo? La scelta è data da una molteplicità di fattori, l’idea, la qualità, anche se, ovviamente, bisogna sempre partire dalla considerazione che spesso sono autoprodotte, realizzate con mezzi propri e low budget. Sicuramente l’idea è fondamentale, penso al video di Claudio Colica in cui inneggiava a diventare gay a San Valentino, divenuto in breve tempo virale, ma anche il modo di veicolare diventa importante, i media partners sono fondamentali, così come i personaggi. Bisogna valutare molto il carisma. Certo il web è più libero e politicamente scorretto e poi è rivolto ad un pubblico di giovani, di cui, il 70% non guarda la tv: ecco queste serie sfamano questa fascia di spettatori.

Perché hai scelto il mondo dello spettacolo? Sei figlio d’arte? Perché sono nato alto, bello e simpatico! Maxi Gigliucci si lascia andare ad una risata. Sono un ex calciatore professionista ma a 18 anni sono stato investito e così ho dovuto lasciare la carriera sportiva. Mi sono iscritto all’università e mi sono fidanzato con una modella che mi ha consigliato di fare dei provini per delle pubblicità. Bene, ricordo che ad un provino di grande difficoltà, per un programma con Maria Teresa Ruta, sono stato scelto fra 1.000 provinanti, passavo sempre il turno ma senza alcun aiuto o raccomandazione, forse per il solo fatto che sono simpatico! Poi mi sono appassionato a questo mestiere che, per diversi aspetti, è stato anche una sorta di terapia. Non essendo figlio d’arte l’ho sempre vissuto in maniera spontanea, quasi ingenua, mi piace coinvolgere, organizzare, e lo faccio anche per alcuni eventi sociali, come la giornata nazionale Liberi di Essere, contro la violenza sulle donne o il Roma Motor Show, o eventi dedicati ai doppiatori, ma da due anni il Roma Web Fest assorbe completamente le mie energie. Sono direttore generale ma mi piace fare un po’ di tutto,  collaborare sotto ogni punto di vista, e poi stare in giacca e cravatta non significa non poter dare una mano a chi magari lava e pulisce. Ho fatto anche tanto teatro, ma da due anni l’ho lasciato, sono stato produttore teatrale, e anche lì ero un factotum che non disdegnava magari di andare in giro ad attaccare le locandine. Vivo intensamente tutte le cose.

L’incontro che ti ha segnato professionalmente? Sicuramente quello con la mia amica e collega Caterina Balivo con cui ho fatto “Festa Italiana” per 3 anni, un’esperienza bellissima ma che mi ha anche limitato molto, ho avuto una grande visibilità e mi sono portato un bel po’ di torte a casa, ero l’idolo di zie e di nonne! Ma se devo pensare ad un incontro proprio folgorante, direi che non c’è ancora stato, ho fatto tutto con il mio sorriso, con la mia semplicità, e restando con i piedi per terra perché questo lavoro ti può imbambolare, sei sempre al centro dell’attenzione, e puoi  perderti. Ho sempre preso tutto con filosofia, senza sgomitare e ho avuto in fondo anche molta fortuna.

Cosa consigli a chi vuole intraprendere il tuo percorso? E cosa gli diresti di evitare assolutamente? Di essere strategico, intelligente. Se ad esempio un format come il “Grande Fratello”, può essere di aiuto per la visibilità, bisogna tentare e buttarsi. Servono però anche tanta determinazione e rabbia. A me è mancata la rabbia, ho sempre messo avanti gli altri più che me stesso e forse ho più dato che ricevuto al sistema società, ma va bene così. Servono poi sorriso e studio, bisogna essere preparati, avere quel qualcosa in più da sfoderare nel momento in cui ci viene richiesto. Ammetto che forse io non ho mai sfoderato fino in fondo le mie carte migliori, ma non per timidezza, perché non sono un timido, forse per mancanza di grinta. Consiglio di evitare di scendere a compromessi, soprattutto se questo significa farsi male.

I tuoi prossimi progetti? La prossima edizione del Roma Web Fest: dal momento in cui si chiude l’edizione precedente, già si pensa alla successiva, dobbiamo cercare gli sponsor, visto che fino ad ora ci siamo autoprodotti grazie al sostegno di amicizie. E poi dobbiamo creare i corner in partnership con gli altri Festival. Ma si sono aperte anche tante altre strade e sto pensando ad una web serie che raccolga i più grandi comici italiani, nomi come quello ad esempio di Teo Mammuccari. E poi sto organizzando un Festival della Musica che però sarà legato al cabaret, da tenersi sempre qui a Roma ma con la partecipazione di tanti personaggi.

Hai mai dei rimpianti? Sinceramente rimpiango il giorno dell’incidente, oggi molti fanno i calciatori perché pensano al successo, ai soldi. Per me farlo era naturale come respirare, ce l’avevo nel sangue. Molti dei miei colleghi di allora, sono sportivi di grande notorietà, penso a Totti, a Liverani, io ero destinato ad essere uno di loro, ma la vita ha voluto diversamente. Il mio rimpianto è non aver potuto esprimermi come volevo e avere un handicap dipeso da un’altra persona. E poi mi dico spesso che nella vita avrei dovuto forse essere più egoista e pensare di più a me, ma se si è così è difficile cambiare. Inoltre ho capito che si, essere multitasking oggi è importante, ma se tornassi indietro, farei solo una cosa e la farei per bene, senza farmi sfuggire i treni verso i quali magari ho spinto gli altri.

A chi vuoi dire grazie oggi? Dico grazie ai miei genitori, alle fidanzate, alle donne che mi hanno amato perché mi hanno sempre sostenuto e mai ostacolato. E poi dico grazie al mio carattere, si lo so, magari è la prima volta che in un’intervista qualcuno ringrazia il proprio carattere, ma è grazie a quello che tante cose fatte sono avvenute, ho stretto tanti rapporti per il mio essere diretto, semplice, comunicativo.

Come ti vedi fra 20 anni? È una bellissima domanda, ma complessa. Mi preoccupa, fra 20 anni ne avrò 60, ed essendo una persona sensibile penso al mio futuro, mi chiedo se avrò una pensione. Oggi sono forte, ma mi restano solo 10 anni ancora per investire bene. Ciò che chiedo è di essere sereno, senza pretese, con un lavoro sicuro e una famiglia a cui pensare. Non è malinconia, assolutamente, ho pedalato per tanto tempo, adesso vorrei sedermi e guardare pedalare gli altri.

Il tuo primo pensiero al mattino? Inizio la giornata cantando, sempre. In genere sono sempre allegro, poi certo, anche io ho i miei momenti bui perché, essendo una persona molto sensibile, assorbo anche gli stress altrui, sono confidente di tanti amici e mi carico spesso dei loro problemi. Poi la giornata comincia con un’ora di palestra, fino alle nove e da lì non mi fermo più. Finisco sempre tardi e detesto dormire, penso che si consumi la vita dormendo. E poi da anziano, chissà quanti pomeriggi e notti avrò per dormire.

L’intervista sembra chiudersi con un tono crepuscolare, ma Maxi, come un motore che riparte, sfata ogni facile conclusione: Come si dice, chi dorme non piglia pesci, io poi fra l’altro, sono anche del segno dei Pesci! E ride, di quel suo sorriso speciale ed antidoto efficacissimo al veleno dei momenti difficili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654