maggio 13, 2016 | by Emilia Filocamo
Di nuovo in vendita la villa di Gore Vidal. Il sogno americano vale 20 milioni

Maria raccontava spesso della bianca abitazione, infilata come un solitario fra le montagne e che era sempre più somigliata ad un Olimpo mediterraneo, ad un santuario laico; Maria aveva lavorato in quel Pantheon di libri, tronchi e rocce, le sue gambe nodose ed agili spesso avevano sfidato l’altezza per pulire i finestroni della casa (non avendo testimonianza diretta di quelle teche vista paradiso posso solo attenermi alle sue parole di qualche anno fa); da donna di fiducia dei proprietari, era puntuale nel descrivere il respiro che le mancava ogni qualvolta era lassù, ed il groviglio di vertigini giustificabili che le prendevano all’improvviso, la paura era tuttavia in perenne tiro alla fune con la consapevolezza di essere più vicina alle nuvole che al suolo, destinata ad un trabocco “asciutto”. Riflettendoci, alcuni luoghi sembrano essere nati per un posto specifico, per essere lì e non altrove: la Rondinaia, mitica, quasi favolistica dimora dello scrittore americano Gore Vidal, è una sorta di “enclave” leggendaria; appollaiata da un preistorico artiglio di talento e coraggio forse in uno dei punti più panoramici di Ravello, solletica il mare con sfida e se ne guarda ritrosa. E’ incuneata meglio di una capanna fra i denti – sughero del  presepio, infilata nel budello delle montagne per battezzarsi con un nome che sa di cielo; un nido, appunto, non una prigione, una novella, moderna torre di avvistamento pacato, normanna forse solo nel ricordo della prominenza, di essere un mento volitivo e candido che vuole sporgersi oltre, dove i più non arrivano, come una bambina affacciata alla ringhiera. Ammantata dello stesso arduo, coraggioso talento dell’altrettanto famosa terrazza dell’Infinito di Villa Cimbrone: un ardire tutto umano di sfidare il cielo, ma privo di punizioni o di leggi del contrappasso. In vendita per 20 milioni di euro, la “cuccia” intellettuale di uno dei personaggi che più ha amato Ravello, sentimento corrisposto con affetto e rispetto, continua forse ad esercitare il fascino misterioso che esercitava in tutti noi ancora bambini con quella strana aurea di inavvicinabilità scardinata solo da pochi eletti, con i percorsi che, complice il dedalo di un bosco, facevano fantasticare sul piumaggio candido e massiccio di un uccello quasi mitologico. Un ponte levatoio di giardini, tutti con quella straordinaria capacità di essere non pensili, aggettivo forse troppo spesso abusato quando si parla di Ravello, ma ammalati di una volontaria “tendinite” che  impedisce di precipitare in mare, come in un eterno tuffo rimandato. La Rondinaia è il maniero di Ravello, il baluardo che sfida le regole e la paura, e come tutti i manieri conserva intatti i racconti di appuntamenti da sogno, di incontri da riviste patinate, di stelle e potenti che, sfilando indisturbati fra le nostre vie, si sono rifugiate là, dove il cielo è vicino quanto una sedia. Una “processione” di nomi che hanno fatto storia e leggenda, tutti con un denominatore comune, il lasciapassare per quell’incanto: da Sting ad Hillary Clinton, da Susan Sarandon, ad una elegante, discreta Ellen Burstyn che scopre Ravello nella pancia di Luglio. Il ricordo forse più comune che resta è quello di un semplice rito all’imbrunire, quando le folle tutte sandali e bandiere della controra estiva, lasciano lo spazio ai bambini e alle coppie che mano nella mano raggiungono i ristoranti. Era quello il momento e lo è stato per anni nel quale Gore Vidal, impeccabile ed elegantissimo, accompagnato da Howard, sedeva ai tavoli del Bar San Domingo. Una sosta familiare e puntuale prima di tornare nella cattedrale che sfida il cielo, dove le preghiere più ricorrenti sono ancora oggi  i versi degli uccelli e le scorrerie del vento.

 

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