marzo 25, 2015 | by Emilia Filocamo
Difficoltà e gioie della maternità a 40 anni: l’esilarante e straordinaria Federica Cifola, attrice, imitatrice voce e conduttrice di Black Out a Radio 2 ci parla del suo one mamma show

Il tempo è il refrain che fa da sfondo all’intervista all’attrice, imitatrice di successo Federica Cifola, conduttrice di Black Out su Radio 2 con Enrico Vaime, Neri Marcorè, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase. Il  tempo non inteso come “quantità” a nostra disposizione per entrare nel suo mondo di artista e di donna, ma come sfida, come corsa, come prerogativa necessaria, elemento fondamentale di situazioni, scelte e momenti. È una riflessione dolceamara, ma assolutamente comica sul tempo che rincorre in particolar modo le donne, con le quali è avaro, puntuale, spesso spietato, ligio al proprio meccanico dovere come un campanello di scuola quando è il momento di tremare per invitare all’ingresso: è il tempo che fruga nell’istinto naturale cucito in ogni donna ed arriva, intorno ai 40 anni, con un conto da pagare e con mille problemi. Ed è proprio quel tipo di tempo che “accarezzerà” la nostra piacevole chiacchierata, due giorni dopo la prima dello spettacolo di Federica Cifola, “Mamma…zzo” il primo one mamma show, come è stato battezzato. Lo spettacolo è una riflessione arguta e divertente sulle gioie e sui dolori della maternità a 40 anni.

Federica, puoi raccontare ai lettori di Ravello Magazine come è nata l’idea di questo spettacolo?  Come suggerisce il titolo, Mamma..zzo, lo spettacolo è il racconto della mia esperienza come madre di due bambine, una di 4 anni e mezzo e l’altra di uno e mezzo, per far capire al mondo quanto è difficile essere madre, specie a 40 anni. Certo, si può obiettare che a 40 anni non senti il peso della responsabilità, della maternità, io dico più che altro che non senti il peso delle spalle! Perché avverti tutta la fatica fisica che l’essere madre comporta, e quando vai al parco, non sai se sei davvero tu a spingere tuo figlio o viceversa. È una riflessione sul ruolo delle mamme che spesso si sentono inadeguate, si dice sempre che la donna incinta ha più voglia… si, di dormire, di vomitare! E poi ci sono tutte le restrizioni, dal non mangiare salumi a mille altre cose e quando poi alla fine nasce il bambino, inizia una nuova fase, in cui per farlo mangiare, ad esempio, sei costretta magari a rincorrerlo per tutto il tavolo con la forchetta in mano. Ma c’è anche una riflessione sul ruolo del padre, che non è più facile, come dico io, è enormemente più facile! Se il bambino si sveglia nel cuore della notte, chi si alza? La mamma! E che cosa vede accanto a lei? Un monolito che russa impassibile, un egiziano che fa un ruolo che non gli appartiene. Ma in quel caso, la colpa di chi è? Sempre di una madre, quella del maschio, non a caso nello spettacolo interpreto anche una mamma calabrese che non fa altro che esaltare e tessere le lodi del suo Pinuzzo.

Si tratta di un “One mamma show”? Lo spettacolo dura un’ora ed un quarto in cui faccio anche una carrellata di mamme storiche e famose, da quella di Noè a quella di Polifemo, dalla mamma di Schettino a quella di Nerone, preoccupata per il figlio un po’ focoso fino alla mamma di Renzi, molto divertente, alle prese con un figlio che rottama i giocattoli vecchi. E poi nello spettacolo c’è anche una riflessione sul modo in cui cambiano i rapporti di una mamma con le amiche magari rimaste single e quella sullo spettro del peggiore incubo che possa capitare ad una mamma. Perché la tragedia più grande, in questo caso, non è se ti lascia il marito, ma se ti lascia la tata! Allora sono dolori… Poi a pochi minuti dalla fine dello spettacolo, chiedo al pubblico di implorarmi un bis, per poter rientrare più tardi dalle mie bimbe e interpreto uno dei miei cavalli di battaglia, la casalinga Luciana, ma farò anche vedere dei video con le parodie note e le mie imitazioni di Agnese Renzi, Paola Taverna e Barbara Palombelli, insomma con la satira ed i personaggi che mi contraddistinguono.

Ma che tipo di mamma è Federica Cifola: apprensiva? Sai, credevo di esserlo, ma poi mi sono resa conto che le mie figlie sono assolutamente autonome, indipendenti, lo vedo da come stanno e si comportano in mezzo alla gente. Quindi, no, non sono apprensiva, ma sono comunque molto presente con loro. In fondo una madre è apprensiva di suo; quando diventi madre, le tue prospettive cambiano completamente, hai paura che ti possa accadere qualcosa ma non per te stessa, per loro, perché il tuo pensiero va subito e sempre ai tuoi figli.

Parliamo della tua presenza a Quelli che il Calcio con le esilaranti imitazioni di Agnese Renzi, di Paola Taverna e Barbara Palombelli: qual è il tuo rapporto con il calcio, sei una tifosa? Sì, sono una laziale, ma non sfegatata, intendiamoci. Lo sono da sempre e se posso, o se mi capita, vado anche allo stadio, ma non me la cerco.

Fra tutti i personaggi che hai imitato e che imiti, ce n’è qualcuno a cui sei più affezionata? In realtà finisci per amarli tutti, ma ti dirò che sono molto affezionata a Donna Assunta Almirante e ad Anna Maria Cancellieri, anche per tutta la preparazione che c’è dietro questi due personaggi, ben 3 ore di trucco e di strucco. Di Anna Maria Cancellieri mi diverte molto la sua parlata, che la fa apparire quasi una “sora Lella” della politica, di Paola Taverna, invece, adoro la  romanità.

Da addetta ai lavori, cosa ti piace e cosa non della  satira che vedi in tv? Non mi piace il fatto che la satira abbia spazio solo negli ambiti di altre trasmissioni, di altri contenitori, come ad esempio quelli politici, non c’è più un posto adatto alla satira, un posto adibito solo a quello; io lo faccio a Radio 2 con Vaime, lo faccio a Quelli che il Calcio, ma ad esempio, prima con la Dandini c’era un luogo preposto per la satira. Adesso è tutto sul web, su internet, non a caso anche nel mio spettacolo mando dei video, anche perché per quanto riguarda ad esempio le nuove leve, penso a casi emblematici come The Jackal, ecco anche lì tutto si è spostato sul web, non c’è un luogo adatto o una scuola. Con la Dandini facevamo laboratorio, era una scuola vera e propria, e sperimentavamo tanto.

Hai qualche rimpianto? Non ho rimpianti particolari, ho fatto sempre tutto quello che potevo e ho cercato sempre di muovermi da sola; sono anche autrice dei miei testi; certo ogni tanto penso che potevo iniziare prima, e poi sento il peso della responsabilità di questo spettacolo che è il mio primo da sola, dunque doppiamente faticoso. Penso che se il pubblico non ride, non accade per colpa del pubblico, ma perché non ho dato il massimo. Ritengo questo spettacolo quello della maturità e ti dirò che se non avessi avuto dei figli, probabilmente non lo avrei mai fatto, perché è vero, i figli ti tolgono tanta libertà ma, nello stesso tempo, ti danno anche una forte spinta e una grande indipendenza, per quanto questo possa sembrare contraddittorio.

E come occupi il tuo tempo libero? Tempo libero? Con i figli non hai tempo libero: lo passi tutto con loro, fra feste, compleanni, amichetti vari. Un tempo ero una sportiva, giocavo a calcetto e a tennis e mi piace giocare a burraco, oppure andare fuori con le amiche per fare degli aperitivi o delle degustazioni, d’altronde il mio compagno ha un’enoteca e quindi è quasi un passaggio obbligato.

I tuoi prossimi progetti? All’orizzonte ci sono tante cose, dal cinema alle serie web e alle sitcom, ma non posso anticipare nulla. Per adesso spero di portare il mio spettacolo in giro, in tournee.

Cosa guarda in tv Federica Cifola? Per il mio lavoro seguo tantissimi Talk show, soprattutto Ballarò e tutti quelli relativi alla politica e all’attualità, devo farlo per preparare i miei personaggi, altrimenti sarebbe impensabile. Per rilassarmi invece guardo le serie americane come Grey’s Anatomy, anche se magari mi addormento dopo 5 minuti. E poi seguo X Factor fra i talent.

Conosci il Ravello Festival? E qual è il tuo rapporto con la musica? Certo! Anche se non ci sono mai stata, mi piacerebbe tanto venire, parteciparvi. Per quanto riguarda la musica, non so suonare, ma mi piace cantare e mi piace la musica commerciale, in questo sono piuttosto onnivora.

Se le tue figlie decidessero di intraprendere la tua stessa carriera, di seguire le tue orme, ne saresti felice? Lo sarei solo se fosse la loro vera ed unica priorità e non se fosse un modo per fare qualcosa perché non si vuole o si sa fare altro. Questo è un mestiere in cui ci vuole tenacia, si attraversano momenti di brio in cui si è su di giri, ad altri in cui ci si sente depressi o addirittura inadatti e rifiutati. E vorrei che capissero questo.

Il tempo a nostra disposizione, si ancora lui, è terminato. Una volta terminata la comunicazione, e ripensando alle sue parole, addolcite da una satira intelligente e piacevole, mi accorgo che in fondo il tempo sta bussando insistentemente anche alla mia porta di donna, ricordandomi che “da quel punto di vista” sono terribilmente in ritardo.

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