marzo 20, 2015 | by Emilia Filocamo
Diventare attrici a trent’anni, Ornella Miriam Amodio racconta il suo amore per il teatro

Di Ornella Miriam Amodio, della cantante ed attrice Ornella Miriam Amodio, la prima cosa che mi ha colpita è stata la voce. Facile dirlo e così scontato da rasentare il banale trattandosi, appunto, di una cantante. Ma, in questo caso è stato piuttosto entrare in contatto con il suo tono pacato, profondo e contenuto che ha convogliato parole, ricordi, progetti e tanta, tantissima passione. Perché è passione autentica, forte, tenace, quella che la spinge da un lavoro regolare al palcoscenico, è passione quella che le ha fatto fondare un’associazione culturale, Rapsodica, è passione quella che emerge non in tenera età, quindi in un momento di maggiore consapevolezza non solo come artista, ma soprattutto come donna, ed è sempre passione quella che le permette di indagare dentro se stessa, quasi con uno scandaglio spietato, e di far affiorare a livello del pubblico le sue fragilità, le emozioni, i turbamenti, rendendo spettacolo la sua voce, la sua narrazione. Ornella mi conduce nel suo universo fatto di esordi ed appuntamenti con il destino, nel primo pomeriggio; la raggiungo in un momento privato e delicato, in cui è con suo padre, momento dal quale si allontana poco dopo per dedicarsi alle mie domande.

Ornella, sei cantante ed attrice: in che modo armonizzi queste due componenti e quale prevale più spesso? Tutto è iniziato con la musica, e poi è naturalmente sfociato nel teatro: il mio modo di cantare è sempre stato molto teatrale, scenico, non amo i virtuosismi canori, preferisco, ho sempre preferito, concentrarmi soprattutto sull’espressione. Di qui il teatro, adesso lavoro sicuramente di più come attrice, ma quando posso abbinare le due cose, specie nel teatro canzone, sono felice, anche perché nel cantare probabilmente si avverte molto di più la mia fragilità; tengo comunque a precisare che il mio non è un teatro classico, ma piuttosto sperimentale. E spesso interpreto testi che sono stati iscritti appositamente per me. Le mie fragilità si esprimono sul palcoscenico proprio perché in quel momento hanno senso, scavo in uno scrigno dove stanno paure ed inquietudini; le uso, per poi riporle successivamente, una volta che le ho utilizzate.

L’attore deve offrirsi in un certo senso nudo al pubblico, giusto? Sì, non a caso ho affrontato uno spettacolo in cui mi esibivo in un nudo integrale, ovviamente contestualizzato. In quel caso, per arrivare a quel risultato, ho dovuto fare un lavoro complesso, innanzitutto sul mio corpo, per potermi poi mettere a nudo, e lì il gesto dello spogliarsi era inteso come mettere a nudo l’anima.

Da attrice, da artista, pensi si faccia abbastanza in Italia per il teatro? Viene dato poco spazio, le idee ci sono e sono anche molte e non è vero che il pubblico non sa riconoscere il talento o la qualità. Purtroppo ci bombardano di cose che uniformano e livellano il gusto ed inibiscono la curiosità, il pubblico quindi vede solo quello, quando poi nel sottobosco c’è tanto talento e ci sono  idee straordinarie. Il teatro andrebbe sostenuto molto di più, io stessa autofinanzio ed autoproduco i miei spettacoli, proprio per queste difficoltà oggettive sotto gli occhi di tutti.  Non a caso ho fondato e aperto un’associazione, Rapsodica, che spinge la gente verso la curiosità, insomma a cercare altrove, altre possibilità.

Qual è il tuo rapporto con il cinema e cosa preferisci fra teatro e cinema? Ho avuto un piccolo ruolo nell’ultimo film di Massimiliano Bruno, Confusi e Felici, con Claudio Bisio, ma se dovessi scegliere, preferirei sempre il teatro. Il teatro ti fa sperimentare molto di più, ti offre una libertà infinita e poi il contatto con il pubblico è qualcosa a cui non potrei mai rinunciare, anzi, nei miei spettacoli mi rivolgo direttamente al pubblico e vado spesso in mezzo a loro, così riesco a sentirmi  me stessa.

Cosa ti aspetta adesso? Prossimi progetti? Sto lavorando ad uno spettacolo teatrale con Barbara Amodio, preciso che non siamo parenti, solo molto amiche, ci siamo conosciute ad un concorso canoro con Dacia Maraini che ci ha messe in contatto e ci ha presentate. Lei è stata la prima persona con cui ho lavorato. Siamo diventate quasi sorelle, direi addirittura gemelle, come in un segno del destino, siamo nate anche nello stesso anno e tutte e due a luglio, infatti festeggiamo il compleanno  insieme. Curiamo anche un laboratorio insieme ad attori esordienti, spesso si impara molto di più da loro che dai professionisti. Collaborerò ancora con Mirna Rivalta, fotografa e scrittrice di Torino, con cui ho fatto già Epistolario Unilaterale, lo spettacolo in cui mi spogliavo in scena: ha infatti scritto un secondo testo che andrà in scena ed  intitolato Parole private – Storia di una prostituzione. È la storia di una prostituta specializzata in sadomaso che racconta il suo rapporto con i clienti. E proprio dal racconto delle perversioni dei suoi clienti, si scoprono le radici di un’infanzia che li porta a scegliere il sesso estremo come fuga dall’affettività e come qualcosa che nasconde segreti ben più importanti, è un percorso quasi di analisi. La musica, il commento musicale è molto importante in questo spettacolo, è come se fosse un altro attore e si offre o come base o live.

Che tipo di bambina era Ornella Miriam Amodio? Da bambina piangevo tantissimo, i miei si sono separati quando avevo 2 anni, e sicuramente ho risentito di questa situazione. Ma nonostante ciò sono sempre stata una bambina allegra, socievole, un mezzo maschiaccio, giocavo a calcio in serie C, a pallacanestro e i miei migliori amici erano i maschi. L’arte è sempre stata una mia prerogativa, cantavo sin da bambina, ma ho cominciato a studiare tardi, a 30 anni, e forse è stato meglio, perché avevo molta più consapevolezza che se avessi iniziato a 20 anni. Probabilmente, se avessi cominciato prima, mi sarei persa, o avrei abbandonato tutto.

Come impieghi il tuo tempo libero? Direi che di tempo libero ne ho davvero poco, faccio questo mestiere e ho anche un lavoro, un’impresa di costruzioni di famiglia che mi permette di finanziare i miei spettacoli. Non sono comunque una presenzialista, mi sono capitate serate con personaggi famosi, ma in genere dopo lo spettacolo, preferisco andare via, a casa. Amo molto stare a casa, con pochi amici, amo viaggiare e la musica. Dello spettacolo, di questo mondo, amo la parte creativa e produttiva, il contorno glamour e di public relations no, non fa per me.

Rifaresti tutto se potessi tornare indietro nella tua carriera? Si, rifarei tutto in generale, perché tutte le cose fatte, anche quelle meno riuscite, mi hanno resa così e mi hanno portata dove sono, non ho rimpianti artisticamente. Forse inizierei prima, perché magari avrei avuto modo di fare più esperienza… C’è un attimo di silenzio, Ornella Miriam Amodio si interrompe per un istante, poi riprende… No, anzi, no, è stato meglio così, perché se avessi iniziato prima, mi sarei anche bruciata prima.

Mentre l’intervista si chiude, mi viene alla mente un’immagine che associo alle ultime parole di Ornella: in un nugolo di falene, eccitate ed attirate da una fiamma ballerina, qualcuna riesce  intelligentemente a trattenersi e ad evitare il contatto fatale.

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