dicembre 16, 2014 | by Emilia Filocamo
“Donne amatevi!” L’incoraggiamento alle donne di Nancy Di Somma per combattere le violenze e il femminicidio

Le coincidenze, i segni, che siano essi premonitori o solo piccoli solletichi che scuotono la routine di tutti giorni, spesso passano inosservati, sono pieghe mimetizzate nel destino, “abbellimenti” sulla partitura della vita che, talvolta, non vengono eseguiti compiutamente, oppure del tutto ignorati, non letti. In altri casi, invece, quei segni sono interpretati nel modo corretto, diventano il la per cambiamenti, per prese di coscienza, per abbracciare il destino e non farlo più sfuggire. Parlando con Nancy Di Somma nel corso di questa intervista, attrice napoletana, ma soprattutto sceneggiatrice assolutamente in tema con i più scottanti casi di attualità, dalla violenza sulle donne al bullismo, ho l’impressione che i segni di cui parlavo, siano piovuti nella sua vita e siano germogliati come era giusto che fosse, portandola dove è arrivata. Un attimo di sconforto davanti allo schermo di un computer che, improvvisamente, diventa epifanico e foriero di un’idea da portare avanti nonostante le difficoltà, una malattia che la trasforma nel corpo, le fa perdere occasioni importanti e, tuttavia, irrobustisce la sua delicatezza di animo e le fa trovare attraverso le parole, la scrittura e dunque, per evoluzione diretta, la sceneggiatura, una nuova forma vincente di espressione, in realtà solo sopita. Nancy Di Somma è una donna forte e che ama le donne; lei bellissima e combattiva, lei che ha sofferto e lottato, invita le donne a fare gruppo, a non soffrire di facili e pericolose gelosie che si trasformano in pregiudizi e poi in falle attraverso le quali si intrufola il male assurdo e fatale della violenza domestica.

Nancy ci racconti del tuo lavoro dedicato al femminicidio e alla campagna contro la violenza sulle donne? Come nasce questa idea e soprattutto perché? Era da un pò che volevo dare un contributo per dire stop alla violenza sulle donne, che sia essa fisica o psicologica, anche perché sin dall’infanzia ho respirato un clima di condanna e di giudizio verso le donne, retaggio di secoli di soprusi e potere da parte degli uomini. Oggi, apparentemente, la donna sembra godere di libertà e parità, ma non è così. Per cambiare davvero bisognerebbe cambiare il pensiero e i preconcetti radicati anche e soprattutto nelle donne che condannano se stesse giudicando e accusando altre donne, e così facendo negano a loro stesse e alle altre il rispetto e la libertà che l’uomo gli deve. Noi donne dovremmo essere più solidali, mettere da parte la rivalità e non dare potere agli uomini di umiliarci e soggiogarci. Da artista ho pensato che avrei potuto dare un contributo a favore della donna con un mediometraggio. Un giorno una mia amica, Mery Fabbricino, anche lei autrice di vari corti mi parlò di voler realizzare un progetto, aveva scritto un corto, io e il regista ci recammo da lei leggemmo il suo corto ma non eravamo convinti, parlava di un bimbo con problemi psicologici che aveva solo il papà e veniva trascurato, un tema importante, ma avevamo altre idee. Così io e il mio coautore Antonio Alfano, abbiamo riscritto tutto, ed è nato così il medio metraggio “Non dimentico”. Lo dedico alla memoria di mia madre Iolanda perché una sera ero tanto scoraggiata per le difficoltà incontrate e, mentre pensavo a lei, dal pc è comparsa una musica che poi ho scelto come colonna sonora del film e che mi ha incoraggiata a proseguire.

Nella costruzione ovviamente del soggetto, della trama, che credo siano elementi fondamentali della sceneggiatura, hai raccolto qualche testimonianza di donne che hanno subito o avuto esperienze di violenza? Avevo letto alcuni articoli sui giornali, ed una sera, mentre ero al pronto soccorso, è arrivata una donna con lividi evidenti. Era disperata, diceva che aveva anche denunciato il marito ma non era stato preso nessun vero provvedimenti. A volte la legge va per le lunghe e si interviene quando ormai è troppo tardi. Nella storia di “Non dimentico”, si racconta di Franco, interpretato dall’attore Daniele Poggiolini, un uomo che perde il lavoro e diventa un alcolizzato e sfoga tutta la sua impotenza e la sua violenza sulla moglie Anna, interpretata da me e sul figlioletto Paolo, interpretato da Paolo Cortazzo. Anna per portare avanti la famiglia è costretta a prostituirsi scatenando ancora di più la violenza del marito che pretende anche dei soldi. Anna si rifugia nella droga e a nulla valgono le telefonate fatte da una vicina di casa (interpretata dall’attrice Anna Maria Forte) alla polizia ne la stessa denuncia fatta dalla protagonista al maresciallo (interpretato da Antonio Imperato), le istituzioni arrivano quando ormai è troppo tardi. Gli altri attori del film sono Antonio Alfano, Massimo Pacilio, Rosaria Barbato, Nazareno De Pascale, Gigi Attrice, Pino Baldares, Chiara Rubino, Edoardo Cennamo, Paolo Isola, Enzo Autiero, Roberto Alfano, Raffaele Crisai, Gina Neri, Davide Guida, Danièl Del Grosso, Raffaele D’Alterio e Marciello Eduardo.

Sei una donna del sud, ma soprattutto un’artista del sud: come questa componente meridionale ti ha influenzata, guidata o magari anche ostacolato nel tuo lavoro e nella tua carriera? Amo Napoli e sono fiera di essere nata nella terra di Totò, di Eduardo De Filippo, i miei miti, sono fiera di essere di San Giorgio a Cremano, il paese del grande Massimo Troisi. Napoli è la città dai mille colori che dona ai suoi figli estro e creatività; purtroppo le produzioni a Napoli sono poche e di solito si fanno film a  costo zero.

Mi hai raccontato di aver cominciato come attrice e di essere passata poi alla scrittura: era una tua passione già antecedente questa per la scrittura o è stata un’evoluzione naturale rispetto al tuo inizio come attrice? Ho avuto sin da piccola sia la passione per la recitazione che per la scrittura. Ho iniziato con concorsi di miss, sfilate, ho fatto la valletta e poi la presentatrice in tv locali. Sono arrivate poi le tante comparse in “Un posto al sole”, nella “Squadra”, figurazioni speciali, ho presentato serate di piazza con Renato De Carmine, recitato in compagnie teatrali amatoriali, ma la severità dei miei genitori non mi ha mai permesso di allontanarmi da Napoli, anche quando fui scelta in un programma di Funari su Rai 2. Un problema di salute mi ha fatto allontanare per anni dal mondo dello spettacolo e in quegli anni ho scritto diversi pensieri e poesie che poi ho racchiuso in un libro dal titolo “Scugnizza dal cuore D’Angelo” dedicato a Nino D’Angelo che seguivo sin da bambina. In seguito ho scritto vari racconti, uno sull’eutanasia che poi con Antonio Alfano abbiamo cercato di tramutare in un film dal titolo “La chiave dell’amore” ed uno sulla prostituzione dal titolo “Ragazze di strada” che poi è stato modificato e sceneggiato assieme a Massimo Pacilio e da cui è stato tratto un corto con protagonisti Gerardina Chianese e Pino Baldares. Io stessa sono fra i coprotagonisti, il mio sogno di farne un film è ancora vivo.

 Quali sono le difficoltà che caratterizzano il tuo mestiere e quali sono state, invece, le più grandi soddisfazioni? Difficoltà moltissime, molti lavori sono autoprodotti senza alcun ritorno economico, per questo lo considero un hobby una passione, non un mestiere. Ho ricevuto tante soddisfazioni come attrice anche se poi, magari, la delusione era sempre dietro l’angolo perché poi venivano scelte altre attrici. La soddisfazione più grande per me resta quella di vedere il pubblico commuoversi fino alle lacrime grazie ad un mio lavoro.

La nostra regione, la Campania, fa ovviamente da sfondo ai tuoi lavori: cosa ammiri del nostro territorio, sicuramente fonte di grande ispirazione per il tuo lavoro, e cosa, invece, detesti e vorresti cambiare? Ammiro i paesaggi, la solarità, la cucina, l’arte, e penso che a volte basta camminare per le strade, per i vicoli per vedere un film reale. Detesto la passività, la cosiddetta pazienza ma rivolta in negativo, i giudizi facili e chi infanga la pazienza. Il discorso è molto lungo e complesso, sono stanca dei pregiudizi che ci relegano sempre, anche nella cinematografia, come crogiuolo di camorra e sparatorie. Io cerco di guardare sempre in positivo ed invito anche gli altri a puntare alle cose belle della nostra città.

La violenza e l’ingiustizia costituiscono un po’ il fil rouge di tutti i tuoi lavori, mi hai parlato anche di un lavoro sul bullismo: temi molto popolari ed attuali, ma sicuramente difficili da raccontare senza cadere nella retorica o nei luoghi comuni. Cosa caratterizza le tue sceneggiature, qual è il pregio che ti riconosci nella stesura dei tuoi lavori e cosa vorresti magari migliorare? Si ho scritto un corto sul bullismo, un altro male sociale sempre più dilagante. La prevenzione contro la violenza dovrebbe iniziare da piccoli: è in quegli anni che si formano le persone, nelle scuole ci dovrebbero essere più prevenzione e più informazione. Quando tratto temi di violenza alla fine presento sempre il violento come un debole, uno sciocco, un perdente, perché è importante diffondere nelle coscienze questo messaggio e cioè che la violenza è la più palese dimostrazione di debolezza.

Coinvolgi attori comunque legati alla nostra terra, al tuo territorio: ma se potessi allargare il tuo sguardo, ci sono un attore o un’attrice italiana per cui hai notevole ammirazione e che vorresti coinvolgere nel tuo lavoro? Nel cast di “Non dimentico” il protagonista, Daniele Poggiolini, è romagnolo, anche se vive da anni a Napoli. Mi piacerebbe lavorare con Sabrina Ferilli e con Giancarlo Giannini con il quale ho fatto un master di recitazione e, restando nell’ambito del nostro territorio, ammiro molto Sergio Assisi.

C’è stato un incontro nella tua carriera che ti ha segnata positivamente? Ce ne sono stati  diversi: da Alan De Luca a Peppe Lanzetta, ma più di tutti quello con il regista ed attore Antonio Alfano. Devo dire grazie a lui se ho ripreso a recitare, lui ha creduto in me e mi ha dato la forza di reagire quando gli altri mi scartavano. A causa di un problema personale ero magrissima e per questo non venivo mai presa in considerazione, abbiamo fatto tanti lavori insieme, film come Sodoma e Moda e Amore.

Prossimi lavori e progetti? Per ora porto avanti ancora “Non dimentico”. Il partito PND mi ha detto che lo porterà in giro per l’Italia come simbolo contro la violenza… poi cercherò degli sponsor o una produzione per il corto sul bullismo, vedremo se riprendere “Ragazze di strada” e farne un film e collaborare con Antonio Alfano in un suo progetto cinematografico e poi magari, chissà, qualche regista potrebbe scegliermi come attrice.

Hai qualche rimpianto? Sì di aver ricominciato tardi questo mestiere e di non aver cercato di avere un figlio.

Conosci il Ravello Festival e come giudichi una realtà che si occupa di musica ed eventi e che è giunto alla sua 62esima edizione, appena conclusa? Quali sono le tue preferenze in fatto di musica? Conosco il Ravello Festival, anche se non ho mai avuto l’opportunità di essere presente. Una realtà del genere non può che essere vincente, come ho anticipato prima, adoro la musica, specie il panorama partenopeo, ma amo molto anche la musica straniera ed italiana in genere, adoro la musica etnica e meditativa, insomma non seguo un filone ben preciso, ma tutto ciò che mi emoziona, mi fa riflettere, ed attira la mia attenzione.

Il tuo augurio alle donne? Dico alle donne di non aspettarsi la libertà da altri, magari dall’uomo da cui credono di essere amate, è con l’amore per se stesse e con la complicità che possono ottenere la parità. Dico alle donne di non condannarsi, di non accusarsi, di non rendersi schiave dei propri pregiudizi. Dico alle donne di amarsi!

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